Strip
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11 . 04 . 2015

V

Un'altra strip dedicata al problematico rapporto di simbiosi tra Sviluppatori e Sistemisti. Dai sistemisti si è soliti pretendere che lavorino negli orari più improbabili, che siano attivissimi nel cuore della notte e nei favoleggiati Fine Settimana, quando gli esseri umani sono a riposo ma le macchine no. Le macchine non dormono mai, e così anche i loro fedeli custodi.

Mentre i fuochi della demo di Final Fantasy XV si stanno raffreddando, e all'orizzonte già sorgono nuovi cataclismi come Grand Theft Auto V per PC e Metal Gear Solid V, mi pare sia giunto il momento opportuno per scivolare nel peccato. Bisogna parlare di Dead Or Alive V. Tutti col “V”, sti giochi moderni.
Altri autori hanno scritto opere imponenti sul significato metafisico del segno “V”, sul principio femmineo e roba così, ma direi che oggi non è necessario scomodare questi concetti: Dead Or Alive, ben più modestamente, va dritto al sodo e mette subito in chiaro che cosa gli interessa di più, e cosa spera che interessi al grande pubblico.
La feature più eclatante introdotta dalla riedizione del gioco per le console moderne si chiama “Soft Engine”... non credo si possa essere più espliciti di così. Eppure anche questa meschina soddisfazione è stata rubata ai possessori di PC: l'edizione del gioco per computer, uscita in questi giorni, è infatti priva di tutta questa morbidezza aggiuntiva!

Prendiamoci un minuto di silenzio per compiangere la scomparsa della morbidezza.
E poi agitiamo di nuovo i nostri pugnetti al cielo, impotenti di fronte alla prepotenza di Tecmo che ha rubato il Natale a tanti bimbetti come noi, producendo un'edizione per PC decisamente scadente sia dal punto di vista tecnico che da quello dei contenuti.
Dove i contenuti, non c'è bisogno di precisare, sono una miriade di costumini sempre più striminziti e indecenti per le superdotate lottatrici protagoniste del gioco, venduti a circa 180 euro.
Non è uno spettacolo edificante: tutta la vicenda pare una gara a chi affonda tra gli istinti più bassi, tra bimbetti assatanati ed editori avidi.
Dalla prossima settimana, nonostante il clima sempre più caldo favorisca l'oscenità, cercheremo di elevare il nostro spirito. Su, verso il cielo azzurro.

Lo-Rez: arte, storia, web design
11 . 04 . 2015

La mente dell'imperatore

Se oggi dite al vostro cellulare "casa" e il vostro cellulare dice di sapere dove si trova casa vostra, un piccolo brivido vi scorre lungo la schiena. La sensazione è un altro pezzo della vostra vita finito delle mani di uno sconosciuto.
Torniamo indietro agli anni 60-70 e vediamo come quella gente vedeva il futuro: il protagonista del film di fantascienza tal dei tali dice casa, il computer risponde dicendo dove la casa del protagonista si trova. E' tutto splendido, è tutto meraviglioso, è tutto intelligente.
Che cosa è cambiato, in questo quarant'anni? Quando gli anni 60-70 progettavano di insegnare ai computer dove si trovava casa loro si aspettavano che l'informazione sarebbe rimasta confinata all'interno del computer stesso. Ai tempi il concetto di rete era piuttosto labile, quello che ci si aspettava era che la miniaturizzazione dei componenti permettesse di portarsi dietro un'intelligenza completa e complessa in uno spazio pari massimo a una valigetta. A questo blocco di metallo potevi insegnare dove abitatavi, ma la cosa rimaneva tra te e lui. Avresti mantenuto il completo controllo sulla sua conoscenza semplicemente perché la sua conoscenza sarebbe sempre stata dove tu avresti deciso di metterla.
Una miniaturizzazione tale da permettere prodigi come quelli descritti nei film di fantascienza non è mai avvenuta. Oh, certo, abbiamo fatto passi enormi, ma sotto certi punti di vista ci siamo dovuti arrendere: impossibile conservare informazioni relative all'intero pianeta (diciamo, un centinaio di tera di dati?) nello spazio di quella valigetta, impossibile credere che un solo processore, locale, potesse frugarli tutti, impossibile credere che tutto questo potesse funzionare con un'alimentazione compatibile con la valigetta.
Da qui il patto col diavolo dell'era moderna: prendere tutta la potenza necessaria perché la nostra valigetta potesse avere un'intelligenza e dislocarla altrove, dove non esistono reali limiti di dimensioni. La valigetta a questo punto potrà diventare un semplice ricevitore di tanta intelligenza, diventerà utile soltanto a comunicare le risposte alle nostre domande. Ecco che allora la valigetta si può rapidamente ridurre alle dimensioni di un cellulare, mentre le sue capacità possono espandersi quanto meno fino ai limiti esplorati dalla fantascienza anni 60-70. Dove si trova però la conoscenza ostentata dalla macchina? Altrove. E' l'unica risposta che possiamo dare. Possiamo fidarci di lei? Non abbiamo nessun ragionevole motivo per farlo. Possiamo considerarla nostra? No.
L'ottimismo degli anni 60-70 era convinto che avremmo potuto ottenere tutto nel mondo delle cose. Era eccessivo, ma l'intraprendenza degli anni 90 ha rotto questo vincolo è ha creato il mondo virtuale. Qui molte delle barriere che esistevano non sono più un problema. Quanto è alto il prezzo da pagare? Forse nemmeno molto. Il mondo delle cose è insidioso da quando stavamo su quattro zampe, pieno di nemici e persone di cui non possiamo fidarci. il mondo virtuale non è così venefico come vi dicono, è solo insidioso altrettanto che il mondo delle cose. Vi saranno sempre cose buone, come cose amare, vi saranno persone di cui non fidarvi e persone che vi aiuteranno. Vi sarà la mente dell'imperatore, da qualche parte, con i suoi straordinari poteri. Dovrete stare solo molto attenti a cosa gl chiederete.

“si fa così / rossetto e cioccolato / che non mangiarli sarebbe un peccato / si fa così / si cuoce a fuoco lento / mescolando con sentimento”

Cymon: testi, storia, site admin
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