Strip
707
14 . 03 . 2015

Tutti Johnny Mnemonic

Ormai dovrei esserci abituato, e invece ogni volta che questo fumetto anticipa la realtà mi sorprendo sempre.
Sarei costretto dai fatti a credere in queste strane coincidenze, perfino se avessi le orecchie a punta e una frangetta da idiota. Ma non ce l'ho. E dunque devo accettare ancora una volta che la strip della settimana, scritta e disegnata diverso tempo fa, descriva accuratamente specifici eventi della mia vita presente.
Non che nella mia vita presente mi trovi a lavorare per una società di scommesse videoludiche clandestine alle dipendenze di Cloud & Link... ma se anche fosse, non credo che mi andrebbe peggio di così.

Ma dobbiamo occuparci di un'altra realtà, la Virtuale (che limiti non ha). Il fenomeno della Realtà Virtuale ha assunto ormai proporzioni impossibili da ignorare: le fiere videoludiche ne sono invase, la corsa agli armamenti tra le maggiori case internazionali è già cominciata.
Anche Valve ha presentato il suo prototipo: per chi è addentro a questo genere di cose, pare una gran figata. Io apprezzo soprattutto il fatto che questo particolare sistema VR è orientato ad un pubblico decisamente hardcore, di ossessionati duri disposti a dedicare un'intera stanza alle loro esperienze virtuali. Gente che magari porta quella frangetta di cui sopra, e chiama quella stanza il suo personale “holodeck”. Questa roba costa soldi ma soprattutto costa un sforzo di volontà non trascurabile, per schiodare la gran massa del vostro fondoschiena dal divano e bardarvi come Johnny Mnemonic prima di aggirarvi alla cieca per la stanza... occorre un salto di fede, occorre una naturale predisposizione alla sfiga più disperata.

Ci piace, ci piace tantissimo.

Non guasta anche il fatto che questa Valve VR sfoggia un design che sembra una creazione di Yoji Shinkawa, talmente fedele che ci sarebbero forse gli estremi per una causa legale, in questo mondo litigioso e meschino dal quale stiamo cercando in tutti i modi di fuggire.

Lo-Rez: arte, storia, web design
14 . 03 . 2015

Finiscitudini

Finire un videogioco, come raccontavo settimana scorsa, è sempre un evento che per me ha un sapore particolare. Io non sono di quei videogiocatori che prendono in mano un gioco, ci si impegnano, lo esauriscono, lo finiscono in qualche modo e lo mettono via. Forse sono meno bravo di loro, forse mi impegno meno di loro, ma per me non è così scontato arrivare in fondo a un videogioco, molto spesso lo pianto lì prima, pur avendoci magari speso dietro un tempo doppio rispetto a quello che i più usano per arrivare alla sua terminazione.

Io vengo da un mondo in cui i videogiochi non finivano e molti generi nemmeno prendevano la cosa in considerazione. Un mondo dove i giochi vivevano senza avere una trama, un mondo dove la rigiocabilità era data per scontata per la forma stessa del videogioco. Un videogioco aveva sempre addosso un senso di eterno, eri tu che ti stufavi di lui, ma lui rimaneva sempre lì, intatto, finché non ti fosse tornata voglia.

E' la filosofia che oggi mantiene forse solo Nintendo che aggancia, al corso principale delle vicende dei suoi prodotti, degli achievement o delle sfide crescenti che portano alla rigiocabilità. Forse supina a un certo sentire, in realtà, il paradosso è che molto spesso Nintendo propone una via per raggiungere il finale dei suoi videogiochi quasi banale e dalla difficoltà irrisoria, proprio nell'ottica di rilanciare il videogiocatore nella mischia una volta completato il prodotto la prima volta. Nemmeno questo sistema funziona molto con me, perché mi sembra sempre un po' barare esaurire il videogioco nella sua prima run in modo semplice, solo per doverlo rigiocare a un livello di sfida crescente. Va a finire che lo finisco in quella maniera, me ne bullo e poi pianto lì, perdendomi probabilmente molto di interessante.

Finire Shin Megami Tensei IV, comunque, mi ha fatto venir voglia di riprendere in mano Fire Emblem. Non posso pensare due giochi più diversi, eccetto il fatto che sono giapponesi, ma l'intensità con cui mi sono sentito trascinato a completare il SMTIV mi ha ricordato l'onta di aver abbandonato Fire Emblem alla sua ultima missione. Così, questa settimana, mi sono messo sotto e, in un paio di tentativi, ho avuto ragione del cattivo finale anche lì. Ammetto che prima di cominciare me l'ero figurata più dura di quanto in realtà è stata. Certo, avevo dei personaggi ormai cappati a livello massimo e il gioco non è mai stato realmente ostico (almeno nella configurazione di livello di difficoltà a cui l'ho giocato io), ma comunque mi aspettavo il solito picco di difficoltà da ultimo livello. Invece, scendendo il campo, ho visto in fretta di poter aver ragione dei più e anche il boss, che si bullava a brasarmi uomini con un attacco, ha dovuto cedere sotto le legnate di Chrom. Visto che da settimana scorsa siamo in vena di confessioni, volevo raccontarvi anche di questo trionfo, trionfo che ha avuto molto più "sentimeno" di quanto ce ne sia stato con Shin Megami Tensei. E' stato sui titolo di coda che ho capito quanto i personaggi di Fire Emblem mi abbiano colpito e affascinato e quante storie affascinanti abbia vissuto assieme a loro.

“Beh, da una prima stima mio caro ragazzo, dovresti convenire che... / Tu sei pazzo, / mica Van Gogh ”

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