Strip
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10 . 01 . 2015

Una notte nei boschi

Il pubblico pretende oggi da noi un Almanacco dell'Anno Passato, un'Antologia del Meglio del 2014, o magari “I 10 Giochi Più Fighi che non Avete Giocato Quest'Anno”... a seconda di come volete metterla. Ma il pubblico non l'avrà, non oggi.
Già la scorsa settimana, la prima dell'anno, sono venuto meno a questa decennale tradizione perché il videogioco moderno ha preso il sopravvento, e con prepotenza: dovevo esprimere il mio gaudio interiore per come sta venendo su Final Fantasy XV, sebbene forse non vedrà la luce neppure in questo 2015.
Anche oggi non posso contenere l'entusiasmo per un gioco contemporaneo, che possiamo giocare qui ed ora. E siccome mi capita di rado, sarà buona cosa cogliere l'ispirazione: le retrospettive possono aspettare.

Ho parlato di un gioco, ma di fatto si tratta di una cosetta che sfugge alle categorie consuete. Night In The Woods Supplement II: The Longest Night: The Lost Constellation.
Ehm.
Night In The Woods è un giochetto indie che ha vinto Kickstarter, fatto con tanto amore da due uomini e una donna, eccetera. Nonostante non abbia ancora una data d'uscita ha già raccolto in giro tanti buoni sentimenti. Del resto è difficile non essere ispirati da un'avventura in 2D che ha per protagonista una gatta teppista fuggita da scuola che si addentra gradualmente in un mistero di orrore Lovecraftiano nella sua cittadina... tutto rigorosamente autobiografico, a detta della sceneggiatrice.
The Lost Constellation è una versione in miniatura di questo gioco, ambientata in una fiaba che il nonno della suddetta gatta teppista le racconta durante la notte più lunga dell'anno. Dura poco più di un'ora ma è una storia completa, che non si troverà nel gioco completo, e si può scaricare gratis o facendo l'elemosina agli autori.
Ne vale la pena. L'atmosfera del bosco in una notte d'inverno è molto interessante soprattutto in questo periodo, e la storia di fantasmi mi ha sorpreso per come rispetta l'intelligenza del giocatore, lasciando non dette le rivelazioni più sconcertanti.

Si tratta di un'opera matura nel senso che richiede maturità, non che è piena di donne nude, e questa per il settore del Divertimento Elettronico è davvero una rarità.
Anche questa è una luce di speranza che può farci comodo, mentre come piccoli hobbit ci addentriamo nel buio fitto di mistero del 2015.

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10 . 01 . 2015

Corona di spine

Sai che c'è? Qualcuno, a Natale, ha suonato una musichetta, così il Virus dell'Apocalisse si è scatenato in tutto il Giappone, facendo crescere sassetti blu sulla gente. Il governo mondiale ha quindi deciso di invadere il Giappone e metterlo sotto il tallone di un governo fascista, che si diverte ad ammazzare la gente in nome del contenimento dell'epidemia. Il biondo, però, mica tanto d'accordo con questa cosa, fonda un gruppo di terroristi per combattere il governo malvagio. E infine arrivi tu, che vieni in contatto con "qualcosa" e ottieni il potere di estrarre elettrodomestici dai cuori della gente.

Guilty Crown, di cui qua sopra la rapida trama, suona come remake di Code Geass molto presto. Il governo è malvagio e crudele, i terroristi sono "buoni" e il protagonista ottiene un potere magico che, chiama, senza vergogna, potere del Re. Peccato che tra Code Geass e Guilty Crown ci sia una differenza fondamentale: Lelouche era un bastardo cinico incattivito dalla vita e praticamente privo di scrupoli mentre il protagonista della nostra vicenda è un esempio estremamente caratteristico del mitico Bimbo Frignone. E poco importa il suo incattivirsi un po' casuale verso due terzi della trama, questo non lo redime da tutti i momenti in cui ci ha stracciato le balle dichiarandosi inadatto a tutto e tutti.
Non basta: un altro problema della serie è che le forzature di trama sono introdotte col piede di porco e spinte fino a deformare la struttura del tutto. Il nostro protagonista, apparentemente finito nella vicenda a caso, scopre invece di essere il fulcro di tutte le storie e che tutti i personaggi, buoni e cattivi, sono collegati a lui.
Infine i mecha sono buttati lì e vengono pilotati in remoto: il che vuol dire che la gente non muore quando li usa. Ti piace proprio vincere facile, eh?

Beh, tre gol così nel primo tempo, solo al secondo paragrafo della recensione, fanno capire che la promozione non c'è. Forse, mi accorgo rileggendomi, sono persino troppo duro con questa serie, ma la realtà dei fatti è che non ho provato alcun piacere a vederla, non mi ha mosso niente nei momenti più drammatici ed è finita nel solito modo un po' meh in cui tutti ci hanno ragione. L'emulazione di Code Geass, poi, una cosa che non condannerei in termini assoluto, è qui proprio ridotta a scimmiottamento, con tanto di personaggio assurdo che salta fuori a metà stagione un po' come fece V.V. al tempo e altri particolari che sembrano proprio esplicita rievocazione. Non è niente di cui avessimo bisogno, soprattutto perché, ripeto, niente di tutto quello che ci ha fatto adorare Code Geass, è ripreso.
Bocciato, non c'è granché da dire.

“E la cultura mi sorride / fra le ombre e le tende di velluto / ed io sto torturando / la tela col rasoio e con le unghie / con le unghie / Il custode si lamenta, probabilmente vuole un'altra botta in testa / ora.”

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