Strip
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03 . 01 . 2015

La luce della speranza

Il manuale del giocatore di Dungeons & Dragons Seconda Edizione raccomanda esplicitamente di portarsi qualcosa del proprio mondo di origine, quando si viaggia per i Piani Astrali, per non rischiare di smarrire la strada e perdersi per sempre. Anche nel guazzabuglio temporale di Lost i personaggi meno idioti si cercano una Costante che li guidi tra un'epoca e l'altra.
Memori di questi precedenti e di molti altri ancora, anche noialtri ci siamo gettati attraverso l'invisibile barriera che segna il confine tra 2014 e 2015, tenendoci ben stretto qualcosa dell'anno passato... un talismano per preservare la sacra Continuity, un talismano che ci indichi la via, che ci permetta almeno di rammentare da dove veniamo, se pure non ci aiuterà a penetrare le tenebre del Futuro...!
Voglio dire che la settimana scorsa, l'anno scorso, abbiamo fatto una strip e quella di oggi ne è la diretta discendente. O almeno le tematiche sono strettamente collegate, sebbene oggi ci sentiamo meno, ehm, romantici.

Tutto sommato devo ammettere che ne è valsa la pena, per noialtri videogiocatori, di arrivare fino all'anno 2015. Ne è valsa la pena perché qui, ora, devo celebrare il Videogioco. Il Videogioco è grande! Lasciamoci alle spalle i momenti bui, perché nel settore del divertimento elettronico è tornata la luce. La luce è Final Fantasy XV.
Alla Jump Festa Giappo-Qualcosa è stato presentato un nuovo filmato. È superbo al punto da convertire qualsiasi scettico. I personaggi giocabili sono un gruppo di quattro giovanotti nero-vestiti: ad alcuni sembra un gruppo ristretto e scialbo rispetto a quanto ci hanno abituato gli RPG giapponesi.
Invece questo gioco ci ha aperto gli occhi, e ora vediamo quanto fossero assurde le accozzaglie di tizi bizzarri messi insieme per caso negli altri giochi: questi quattro giovincelli sono bro fin dall'infanzia, sono bro fino alla morte. Si conoscono da sempre, e ha senso che viaggino insieme. Viaggiano perché sono in fuga dall'invasione del regno che è ormai la premessa classica di svariati Final Fantasy. Quando combattono è perché una pattuglia dell'esercito invasore blocca la strada, o perché le bestie feroci che escono di notte assaltano il loro accampamento. Sono tutti per il Principe, che è speciale perché è il principe e perché ha i poteri magici ed è l'unico personaggio controllato direttamente dal giocatore, e può dare ordini agli altri perché lui è il principe.
Il fotorealismo strabiliante della grafica impone un rinnovato realismo anche nelle dinamiche di gioco, nelle motivazioni dietro alle azioni che compiamo come giocatori quando controlliamo i personaggi. È un pensiero nuovo che promette bene per il futuro. Magari avessimo questa speranza per altri aspetti della Vita. Ma non si può avere tutto.

Lo-Rez: arte, storia, web design
03 . 01 . 2015

Bah-a-la-la-la

Siete stati convinti da media prezzolati che il film Disney di Natale, quest'anno, sarebbe stata la tenerosa storia di un robot pacioccone e un po' goffo che cerca di difendere la sua città e il bambino protagonista. In realtà quest'anno i cinema sono stati teatro inconsapevole della più diabolica, becera (e ben fatta) operazione commerciale del decennio.
Sarebbe bastato il titolo per capire che qualcosa non andava. Il film si intitola "Baymax" oppure "Bimbetto prodigio con robot morbidone alla riscossa"? No, il film si intitola Big Hero 6 e questo già racconta molto di più di quanto abbiamo voluto capire. Comunque, prima che questo editoriale diventi troppo sensazionalismo e niente sostanza, andiamo con ordine: parliamo prima del film e poi dell'operazione. Probabili spoiler da qui in poi.

Il film: Big Hero 6 è un interessante impianto quasi anime avvolto e oliato dalla pacata dolcezza disney, con giusto una goccia di maturità a dare sapore. La storia è incentrata su un adolescente che si chiama Hiro che si ritrova in casa il progetto del defunto fratello Tadashi e lo usa per indagare sulla morte di quest'ultimo. Peccato che il progetto sia un robot medico dall'aspetto e dai comportamenti estremamente tenerosi. Dato questo punto di partenza, la trama avanza un po' a scossoni e comprende un ottimo cattivo (come design e atteggiamento), la nascita di un gruppo di supereroi con Hiro a capo e un'affascinante storia di portali dimensionali e esperimenti falliti. In tutta la pellicola non si trova niente che sia nuovo o particolarmente discosto dai tropos del genere di riferimento, ma bisogna ammettere che tutti i pezzi sono realizzati con grandissima cura. Il cattivo da alcune piste di distanza a diversi villain protagonisti di film Marvel "per adulti" e l'azione è realizzata con grande cura, anche a fondali realizzati in maniera particolarmente ispirata e la consueta cifra tecnica Disneypixar rimescolata. In particolare ho trovato molto bella tutta la parabola in cui Baymax, robot medico, viene costretto da Hiro a divenire in tutto per tutto un robot da guerra. La sequenza è girata con grande drammaticità e, a suo modo, è una chiave di lettura del film tutto anche perché getta in mezzo anche i consueti temi famigliari tanto cari alla Disney dal tempo che fu.
Concludendo, Big Hero 6 semplicemente in quanto film è un'ora e mezza di spensierato divertimento con una grandissima cura estetica, come potrebbe essere una buona puntata di un anime di robottoni senza troppe pretese (presente Symphogear?).

L'operazione: la Disney ha deciso che la vacca da mungere sono i supereroi, ha già messo in piedi mediante la Marvel una vera e propria fabbrica di pellicole che fa impallidire la fabbrica degli Urukai di Isildur e sull'argomento non ammette pietà. Ha notato però che ci sono alcune frange del mercato ancora piuttosto libere, in particolare quelle pre-adolescenziali, su cui gli uomini in tuta Marvel hanno una presa limitata. Decide quindi di avviare un progetto dedicato e di farlo by the book. Innanzitutto frulla nella macchina dei sogni un po' di suggestioni giapponesi, visto che comunque i network pomeridiani sono pieni di anime importati direttamente dal Giappone. Si assicura la mano paterna di Stan Lee esattamente come nei film Marvel, tanto per tenere buono il fandom. Infine, con gran teatro, impianta, in un film Disney che non ne aveva strettamente bisogno, la genesi di un gruppo di supereroi, i Big Hero 6 appunto. Supereroi che, a mio gusto, non sono granché, ma che immagino potrebbero effettivamente avere presa sui 12enni.
A completamento del film, quindi, la Disney non ha donato ai bimbi un nuovo sogno ecc. ecc. insegnamenti per crescere ecc. ecc. immaginario collettivo ecc. ecc. la Disney ha fabbricato con chirurgico studio un brand di cui ora può far quel che vuole, dalle statuine Disney Infinity (che sono in giro circa da sei mesi prima dell'uscita del film) a, magari, una serie TV, altri dieci film direttamente in DVD o una serie a fumetti. E noi? Ci arrabbiamo per questo? In realtà, personalmente non ci riesco. Perché in fondo le cose di Big Hero 6 destinate a diventare brand sono fatte bene. Ribadisco che i supereroi così come sono fatti non mi piacciono, ma l'ambientazione, il sincretismo spinto e tutto il resto funzionano piuttosto bene. E poi, sinceramente, visto che di supereroi comunque siamo condannati a parlare a vita, almeno stavolta non ci troviamo di fronte all'ennesima ritritatura della stessa stanca vicenda o alla quinta riproposizione di tizio e caio dove la cosa più divertente è capire quanto la continuity sia rispettata. Insomma, il progetto ha del potenziale, del potenziale tutto preadolescente, senza dubbio, ma del potenziale.

Conclusione per conclusione: Big Hero 6 non è un film epocale, ma è bello. Forse l'apice del cinema d'animazione computerizzata l'abbiamo ormai superato da qualche anno e stiamo scendendo verso una placida buona qualità senza troppe pretese. E nell'ambito della buona qualità senza troppe pretese, Big Hero 6 è un ottimo esempio.

“Flying makes me a better care provider.”

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