Strip
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15 . 11 . 2014

La diversità

Non solo il nostro Gödel, nella strip odierna, tenta di estorcere al diabolico Direttore un viaggio di piacere tutto spesato, ma per giunta arriva in drammatico ritardo, considerato che a Lucca è finito tutto da un paio di settimane...
Patetico lui e patetici anche noialtri Autori, che ormai dobbiamo sforzarci di correre sempre più per rimanere dove siamo (del resto lo dicono anche in un'altra storia in cui compare un Bianconiglio).
Ma no, non siamo patetici: finché ci impegnamo a fare questo lavoro, pur tra mille difficoltà, per misera che sia resta sempre un'impresa dignitosa. Aspetta e spera.

Il nostro mondo in questi giorni è scosso dall'avvento di Assassin's Creed Unity... o almeno credo. La campagna promozionale su questo titolo è stata talmente violenta che non ci rendiamo neppure bene conto se è stata oltrepassata la fatidica linea uscito/non ancora uscito. L'ennesimo video promozionale, ad ogni modo, rulla di brutto come tutti quelli che l'hanno preceduto. Anche questo, immagino, farà la gioia e la fortuna del gruppo indie che è stato scelto come colonna sonora dalle divinità dell'editoria.
Ma non è tutto qui. C'è anche Blizzard che ha presentato un gioco nuovo, di cui ha già parlato Cymon quando la notizia era ancora attuale. Overwatch.
Purtroppo non ne sono rimasto affatto impressionato. La tanto decantata arte nel design dei personaggi io non riesco a vederla, sa tutto di già visto e i modelli di gioco non sono nulla di speciale. Forse gli artisti migliori di Blizzard se ne sono andati a fare Duelyst.
Non fatemi parlare poi dell'altrettanto decantata “diversità” del cast di personaggi... altro che spirito moderno, ricordo umili picchiaduro da sala giochi che nel 1990 avevano già un cast rappresentativo di qualsiasi etnia/minoranza/orientamento si possa immaginare.

Lo-Rez: arte, storia, web design
15 . 11 . 2014

Fuori piove

Non si parla granché di real life su FTR, è unadecisione che abbiamo preso praticamente quando abbiamo cominciato a lavorare al sito e che non abbiamo mai rinnegato. Eppure faccio veramente, veramente fatica a non stigmatizzare quello che sta accadendo nel nostro paese e, più in piccolo, nella mia città a causa della pioggia. E' faticoso ignorare che alcune abbondanti piogge, intense, certo, ma lontane dalla definizione di calamità naturale, siano state capaci, in una giornata, di mettere in ginocchio una metropoli come Milano (per tacere delle tragedie ben più gravi avvenute altrove). Uno dei tanti miti da uomo del 2000 è di essere riusciti ad asservire al nostro volere la natura, almeno nelle tane più solide dove riposa la civiltà. Invece sembra che la natura se ne sbatta delle nostre conoscenze di urbanistica, idrologia e architettura e possa riprendersi quello che vuole quando vuole.
Ci sarebbe quasi materiale per gli ideatori di videogiochi, se non fosse che idee così sottili colpiscono poco il loro immaginario. Una città per metà preda dell'acqua potrebbe essere un ottimo scenario in cui ambientare uno sparatutto in prima persona, con soldati che guadano strade a sei corsie e si acquattano dietro alberi travolti. Potrebbe, naturalmente, rappresentare una sfida gestionale non indifferente. Già gli antichi Sim City prevedevano il "flood" come evento possibile e un flood raccontato nei minimi dettagli, con uno scenario vasto e realistico, potrebbe bastare a creare un rompicapo da una ventina di ore di gioco. Infine, perché non organizzare sulle strade allagate e impraticabili una corsa di auto clandestina? Sarebbe stimolante guidare potenti mezzi e lottare con la scarsa tenuta di fiumi urbani, mentre la pioggia abbassa la visibilità e il manto stradale al collasso non minaccia scherzi crudeli.
Perdonate, se questa piccola sparata vi sembra fuori luogo e di cattivo gusto. Si fa per esorcizzare, si fa per dimostrare che non abbiamo paura degli eventi, che siamo pronti ad affrontarli. Si fa perché i videogiochi sono una cosa seria anche quando vengono messi in rapporto con la realtà, se ce lo ripetiamo nei giorni di sole, tanto più dobbiamo tenerlo a mente quando viene giù la pioggia.

Per non sembrarvi completamente amaro e fuori tema, condiamo questo editoriale con qualche notizia che ci appartenga un po' di più: settimana scorsa si è conclusa l'ottava stagione di Dottor Who, la prima con il dodicesimo dottore. Una stagione importante per il cambio di dottore, ovviamente, ma anche per me personalmente, perché con la settima ero arrivato pericolosamente vicino al disamoramento. Che dire? Peter Capaldi, come nuovo protagonista, si è dimostrato gigantesco, riuscendo a rompere con i dottori precedenti e allo stesso tempo mantenere continuità con loro, offrendo puntata dopo puntata prestazioni di notevole impatto, dando grandissima forza a tutte le sue scene. E' stato fatto lavorare su una serie di storie sicuramente migliori di quante presentate nella serie precedente, che continuano a mostrare una certa stanchezza, ma che, a tratti, hanno anche delle svolte stimolanti. Invece di avere una forte continuity, questa volta si è optato per avere un fil rouge dato dal personaggio di Missy, la cui storia ha poi culminato nel season finale. Ed è stata una storia che ha fallito moltissimi momenti topici, imbrogliando e trovando soluzioni raccogliticce, ma che nel complesso alla fine ha riuscito a elevarsi a dignità di buon finale, sia per alcune ottime idee di trama e personaggi, sia per qualche momento di epica più o meno gratuito. In conclusione possiamo dire che la rigenerazione del dottore è andata a buon fine, sembra esserci del potenziale per una nona stagione di pregio che aspetterò con ansia. C'è comunque però bisogno di sangue fresco e forze nuove, perché questa riesca a soddisfare il mio palato esigente.

“Ever since I was a young boy, / I've played the silver ball. / From Soho down to Brighton / I must have played them all. / But I ain't seen nothing like him / In any amusement hall / That deaf dumb and blind kid / Sure plays a mean pin ball!”

Cymon: testi, storia, site admin
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