Strip
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18 . 10 . 2014

Theatrhythm

Chissà come deve sentirsi la nostra Clara, donna di mondo a suo agio in società, intrappolata nei gelidi sotterranei di un data center con un Ingegnere che cita battute della Serie Classica di Star Trek... forse nella folle speranza di far colpo su di lei, povero imbecille.

Il Tokyo Game Show 2014 ha sconvolto le nostre esistenze, chi più chi meno, e a distanza di un mese ancora mi trovo a dover citare su queste pagine notizie e filmati presentati in questa fiera.
Bloodborne pareva molto grosso in Giappone, con le prenotazioni per provare la demo esaurite già di prima mattina, il che è un po' strano per un RPG di atmosfera decisamente occidentale. I titoli precedenti della serie non mi hanno mai esaltato proprio a causa della direzione artistica blanda, ma stavolta invece ci troviamo di fronte ad una presentazione di magnificenza assoluta: il video ricostruisce l'atmosfera di orrore gotico dell'europa orientale in maniera perfetta. Sicuramente uno dei titoli dalla personalità più spiccata degli ultimi tempi.

Ma nel tripudio di notizie su Final Fantasy delle ultime settimane, Final Fantasy XV, Final Fantasy XIII su PC, Final Fantasy come se piovesse, non posso dimenticare Theatrhythm: Final Fantasy Curtain Call.
Uff. Scrivere questo titolo è sempre una sfida non da poco.
Essendo per 3DS, e possedendo io la console piccina, si trattava naturalmente di un acquisto obbligato, rigorosamente al Day One!!1!. (In realtà non proprio, dato che al Day One mi trovavo in Nippolandia, e comprarlo là non mi pareva razionale.)
Al di là del valore del gioco in sé come titolo musicale, che comunque offre una marea di cose da fare per tener vivo l'interesse, si tratta di un gioco-museo consacrato alla storia grandiosa della serie, e come tale è imperdibile per tutti i fanatici. Oltre all'antologia musicale sono riprodotti tantissimi personaggi della serie uniformati in uno stile chibi astratto che trasforma ogni chara-design in un'icona immortale. E poi ci sono gli oggetti, le magie, le evocazioni, i moogle e i chocobo, tutto quello che non può mancare in Final Fantasy. Siamo a casa nostra.

Lo-Rez: arte, storia, web design
18 . 10 . 2014

Uchikudake

Abbiamo parlato pochissime settimane fa di una serie di robottoni del ramo "Terra vs Colonie", Aldnoah-Zero, questa settimana scenderemo nell'altra importante categoria "Umani vs Alieni carnosi e cicciotti", parlando di Knights of Sidonia.

Personalmente ho sempre considerato il genere "Umani vs Alieni carnosi e cicciotti" inferiore a quello con le Colonie perché in questo caso è veramente difficile che si possa avere qualche nemico carismatico. Gli alieni carnosi e cicciotti, infatti, non solo sono alieni, ma sono anche molto lontani dall'essere umanoidi e il loro comportamento appare quasi erratico, come se uccidessero la razza umana per sbaglio o per noia o, peggio, per qualche ragione legittima che non ci è data sapere. In queste condizioni è difficile spesso addirittura eleverarli a livello di personaggi. E se tra i nemici non ci sono personaggi non può esserci un Char Aznable. E una serie di robottoni senza un Char è già una mezza serie.
Sidonia però non è una serie qualsiasi, anzi, è fatta con notevole abilità, quindi, pur non potendo contare su un Char ha a disposizione moltissime altre armi ch andremo ora ad analizzare.

Per quello che riguarda la trama, inquadrato il genere diciamo di che ne abbiamo già esplicitato un buon 80%. Per i pignoletti si sappia che la Sidonia è una mega-astronave, con a bordo probabilmente gli ultimi rimasugli della razza umana. Vaga per lo spazio, visto che la Terra è stata spazzata via e cerca disperatamente di difendersi dai Gauna, gli alieni, appunto, che sembrano più che altro vagare a loro volta per l'universo, ma sono grossi, rossi e hanno tentacoli.
L'umanità si è evoluta all'insegna dell'allegria genetica. Gli uomini (alcuni, non tutti) sono resi immortali dalla clonazione, la gente si nutre facendo la fotosintesi ed esiste pure un terzo sesso. Il protagonista, però, Tanikaze, non ha tutte le feature dell'ultimo modello, per esempio è costretto a mangiare due pasti al giorno come noi old-style, ma lui è anche cresciuto nascosto nelle profondità dell'astronave con un curioso "nonno" che gli ha insegnato tutto sulla guida dei robottoni e quindi è un caso un po' a parte.

E' sicuramente la realizzazione grafica e in generale l'impianto visivo che elevano Sidonia sopra le serie del suo genere, piuttosto che la trama. La fantascienza di Sidonia è sporca, realistica, claustrofobica e scarsamente colorata. I robottoni giganti sono volutamente anonimi e grigi e tutto quello che si può dire di estetico è dato puramente dalla luce. Le immagini dei piloti evocano la corsa allo spazio anni 70 e poco importa che poi loro combattono alieni e distruggono pianeti con un colpo, quello che conta è il loro porsi nei confronti dello spazio, il loro modo di affrontare il vuoto.
Dall'altra parte l'interno della Sidonia e a sua volta di uno squisito decadentismo spaziale, è tutto ipertecnologico e foderato d'acciaio, ma è tutto vecchio, usurato, quotidiano, anche quando parliamo di laboratori scientifici per clonare umani. A me ha ricordato un po' tutto Beneath a Steel Sky, gioco antico di cui potrebbe esserci persino una recensione da qualche parte.
Il terzo polo della presentazione scenica è rappresentato dal fronte complottista. Uno degli aspetti costanti delle serie con alieni carnosi è che le alte sfere a cui fa riferimento il protagonista nascondono invariabilmente qualcosa di sudicio. Il consiglio degli immortali, Kobayashi e tutti i suoi collaboratori cedono all'estetica un po kitch dei giapponesi indossando delle maschere di metallo anonime e inespressive. E' l'unica concessione al realismo, ma contribuisce a staccare questa parte della Sidonia dal resto della sua popolazione, trasformarla a sua volta in alieni, esplicitare il loro comportamento non limpido nei confronti della popolazione.

Frullate tutti questi elementi d'ambiente insieme al consueto alternarsi di combattimenti spaziali e evoluzione dei personaggi e avrete Sidonia. Forse non vi è chiaro quanto guadagnino i combattimenti da quest'approccio sottotono agli elementi coinvolti. Sicuramente anche grazie a una sapiente regia e a una grande conoscenza dei ritmi registici le battaglie sono estremamente intense, sia quando riguardano pochi elementi, sia quando coinvolgono grandi eserciti. Questo ovviamente basta a rendere l'opera tutta meritevole, ma anche il contorno quasi horror di genetica superspinta e rancori antichi che infesta la stazione quando i personaggi non sono a bordo dei Gardes ha sicuramente un notevole impatto sulla visione.

Knights of Sidonia è consigliato, ha anche un'ottima opening. Sono dodici episodi e, purtroppo, come tante altre opere della sua schiatta non finisce. Semplicemente si occupa di mettere in anime una parte del ben più lungo manga, sostanzialmente interrompendo le cose in media res. Siete avvisati, dopotutto i fumetti sono facilmente disponibili.

He was big and bent and gray and old, / And I looked at him and my blood ran cold / And I said: "My name is 'Sue!' How do you do! / Now your gonna die!!"

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