Strip
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02 . 08 . 2014

It's full of stars

La misura del nostro esaurimento vi è data dal ritardo inaudito (ma pur sempre entro i limiti imposti per legge) con cui viene pubblicata la strip questa settimana.
A dire il vero “la strip” e “questa settimana”, nel caso specifico, sono concetti quanto mai fluidi, dato che questa è la pubblicazione più particolare dell'anno per FTR, quella con cui ci congediamo prima della pausa estiva. Ma in nome della nostra maniacale dedizione, non me la sento di nascondere anche solo la più piccola macchia nella nostra puntualità, anche quando l'editoriale presente vi accompagnerà per svariate settimane nel vostro cammino di vita attraverso un'altra estate.

Che poi è un'estate che sembra non essere ancora arrivata, non voler arrivare mai, facendosi viceversa lungamente attendere come un'amata egocentrica e distratta.
Ma sono mai esistite, in fondo, amate non egocentriche o distratte?
Per lunga tradizione, nell'editoriale di oggi mi prendo una pausa dall'argomento videoludico, per parlare invece di altre amenità neglette tutto l'anno... quest'anno, in verità, ci è capitato spesso di non parlare di videogiochi, al punto che ci sentiamo quasi in colpa. Ma se escludiamo l'argomento principe su queste pagine, che ci resta? La Vita Reale™, si sa, ci è ostile, e per ripicca l'abbiamo bandita da queste sacre pagine, da sempre e per sempre.
Potremmo rivolgerci allora al cinema, che però ci ha spezzato il cuore ormai tante e tante volte che non riesco in questo momento a chiacchierarne con serenità. I film belli esistono ancora, e anche se non esistessero più per fortuna ne sono stati fatti tanti in passato, e sono invecchiati bene. Esistono intere comunità di intenditori che guardano a ripetizione Eyes Wide Shut centinaia di volte, e al cinema non osano chiedere altro. Ma insomma, in questo momento non c'è niente che occupa i miei pensieri.

Potremmo allora provare con la letteratura, da sempre l'ultimo rifugio delle anime in pena. Ma anche con questo medium non va meglio, attualmente mi trovo in una pausa tra un libro e l'altro. Cioè no, sto leggendo qualcosa, ma non è un romanzo. È L'Informazione.

Basta così, quel che potevate avere da me ve l'ho dato. Ora abbandonatevi all'estate, andandola a cercare se necessario in capo al mondo.
Il vostro compito per le vacanze: imparare a programmare in Lisp. The hard way, mi raccomando.
Siccome ovunque sarete Internet sarà con voi, potrete apprezzare l'illustrazione estiva che tradizionalmente mettiamo quassù durante la pausa estiva, per riempire il vuoto che ci fa così orrore.
E ora via, ognuno a riempire il suo vuoto.

“- Oh my God... Oh my God, it's full of stars!”

Lo-Rez: arte, storia, web design
02 . 08 . 2014

Transformium

Siamo quindi giunti all'apice di quest'estate che è stata faticosissima da portare avanti, per motivi che non giungeranno mai alle vostre orecchie, ma che si fanno sentire nei muscoli. FTR arriva finalmente prossima alle ferie quindi io mi sento quasi un po' più giustificato nel pubblicare in ritardo (ahimè) e non fornirvi niente di pregno. Fortunatamente ci viene in aiuto Transformers 4, uscito nei cinema, che qui andremo a recensire, con la consueta fanciullesca ingenuità che ci permette di essere vilipesi da ogni angolo del globo (SPOILERS!).

Le saghe cinematografiche sono baracconi da cui le major spremono soldi, ma nemmeno le major osano andare oltre il numero 3 con le opere. E' una questione di ritmo, di sinapsi cerebrali nascoste, di stomaco. Tutti si aspettano un tre, quando ce ne sono due, ma nessuno si aspetta mai un quattro.
In più, Pacific Rim, l'anno passato, sembrava aver messo un po' all'angolo la creatura di Bay. L'eccessiva e incontrollata esaltazione per il film di Del Toro aveva finito per travolgere i robottoni trasformabili, i confronti, sia tecnici che cinematografici si erano sprecati e ovviamente l'onda d'entusiasmo del momento storico aveva deformato i valori effettivi della materia trattata.
Come fa allora a esistere un Transformers 4? Penso che l'arma principale di questa saga sia, al di là di tutto, proprio il buon Michael, come regista, autore e promotore del suo lavoro. Attenzione! Non sto dicendo che Michael Bay sia un regista migliore di tizio o caio o che sia un genio della macchina da presa, sto dicendo che Michael Bay è esattamente l'ingranaggio utile a far muovere un progetto come Transformers, tenerlo in piedi e permettergli il boot di una seconda saga.
Perché nemmeno Michael può sfuggire alla regola del 3. E allora questo Transformers 4 è un piccolo reboot, con diversi protagonisti umani, Stanley Tucci al posto di Turturro, un diverso impianto di nemici e naturalmente una diversa alchimia di robottoni buoni. Brutte notizie, per voi detrattori, perché questo significa che subisce reboot anche la regola del 3 e questo numero 4, mi spiace per voi, chiama a gran voce 5 e 6.
Sono stato un gran sostenitore del primo Transformers (qui la recensione). Ho anche apprezzato i due seguiti, se devo essere sincero, ma, in particolare, come si mette questo 4 in confroto a quello?
Bhe, Wahlberg perde il confronto con LaBeouf, anche se non è colpa sua. Il personaggio del padre di famiglia che protegge la sua ninfettina adolescente è un po' consunta e chiamerebbe per lui un ruolo eroico che sostiene a stento. L'umano di Transformers può essere portatore di valori e blah blah blah, ma al nocciolo della questione deve essere a latere rispetto alla battaglia. LaBeouf era un ragazzino con poche pretese e sapeva rimanere al suo posto, Wahlberg è costretto a prendersi sul serio e spesso arranca.
Di contro, Stanley Tucci rileva meravigliosamente il ruolo di Turturro, ovvero il ruolo del personaggio sopra le righe e ambiguo, interpretato con una certa esperienza, che fa da supporto al gruppo di protagonisti. Il suo Steve Jobs dei poveri è molto diverso dal complottardo di Turturro, il che è un gran bene, ma allo stesso tempo detta gli stessi ritmi.
Lo so che parlare di trama farà arricciare il naso a qualcuno, ma il confronto ha in questo caso molto senso. I primi 3 Transformers erano film perfettamente autosufficienti, sconnessi quasi tra loro, questo 4 pone invece un impianto che si sviluppa necessariamente su più capitoli. Niente di complicato, eh, buoni e cattivi eccetera eccetera, ma almeno si cerca di allargare un po' il respiro della vicenda e a me questo non dispiace. Ho anche apprezzato molto il recupero filologico che vede la resurrezione di Megatron col nome di Galvatron (esattamente come nella serie animata) e l'idea dei creatori di Transformers, che ha un suo notevole peso anche nei cartoni.
Purtroppo il confronto tra i due film non manca di far notare alcuni ricicloni abbastanza beceri che mi hanno dato un po' fastidio, come lo scontro finale quasi replica di quello del primo film. La sensazione è che ci si sia imbarcati in questo progetto con la sporta delle idee quasi vuota e non ci si vergogni di tirare fuori cose già fatte per risolvere alcuni momenti. Non c'è niente di male nella visione del film in sé, ma nell'ottica della saga e della mia pignoleria la cosa è certo un problema.
Conclusioni? Io a Transformers mi diverto sempre, mi sono divertito di nuovo più che a Pacific Rim. Perché è l'apice del giocattolo, con tutte le cose più clamorose realizzate bene e le minuzie per persone adulte lasciate un po' a sé stesse. Transformers è il principe dei film immaturi. Questo 4 è forse inferiore sia al primo che al terzo (ma superiore al mediocre secondo) con in più il pregio/difetto di lasciare in sospeso un mucchio di cose che ci racconteranno in altre pellicole. E' il Signore degli Anelli di Metallo di Bay, a voler esagerare. Me ne vergogno, ma lo difendo.

“Questa faccia è il mio mandato”

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