Strip
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19 . 07 . 2014

Shareware

Stampare è il male, secondo uno dei nostri illustri Ingegneri delle Tenebre™. Ma non credo che Gödel lo dica perché gli sta a cuore l'ambiente; piuttosto, per lui ogni stampa è una violenza al sogno della purezza digitale assoluta. L'informazione umiliata, trascinata per i capelli fuori dallo schermo e sbattuta sulla nuda pagina sporca d'inchiostro è un crimine che grida vendetta, un orrore che ci fa ripiombare in un'epoca primitiva.

Ma basta poesia, dobbiamo occuparci di videogiochi. Noterete che da molti mesi ormai il sacro nome di Bravely Default è scomparso da queste pagine... fino ad ora. Ma non è colpa mia: SquareEnix sta facendo di tutto per riportarmi alla mente questo titolo glorioso (che tra l'altro sto ancora giocando, e direi che sono circa a metà).
Laddove la maggior parte dei giochi viene dimenticata una settimana dopo l'uscita, Bravely Default si è meritato un posto così caro nel cuore di così tanti, da indurre il suo editore a riproporre una nuova demo, a distanza di oltre un anno dall'uscita giapponese. E non la solita demo, quella che anche Cymon (!) provò a suo tempo, ma una versione ridotta del gioco con i primi 4 capitoli interamente giocabili.
Versione “ridotta” in questo contesto significa che questa demo offre 60 ore di gioco abbondanti. Dopo di che si può acquistare il resto del gioco (e il doppiaggio, che nella demo manca). Tutto ciò mi ricorda i vecchi tempi dello shareware, quando il confine tra demo e gioco intero era assai sfumato.

Sta per cominciare The International 2014, che sarebbe per noi un po' quello che i Mondiali di calcio rappresentano per gli appassionati del calcio, o meglio per tutte le persone normali.
Curiosamente, credo che avrò qualcosa da commentare.

Lo-Rez: arte, storia, web design
19 . 07 . 2014

Il mercato delle carte

A suo modo questo dovrebbe essere l'editoriale dedicato a Selector Infected Wixoss, ma non lo sarà. L'anime è incastonato in una furba e sorniona campagna marketing che lo ha fatto terminare con un assoluto cliffhanger seguito a ruota dall'annuncio del suo "seguit". Inutile giudicare quindi la storia a questo punto, verrà il tempo.
Questo ci lascia il tempo per dedicarci a due aspetti molto affascinanti di questo anime che, in realtà, fanno più riferimento all'industria dell'animazione giapponese. Avrebbero avuto un paragrafo anche nell'ipotetica recensione, ma così ottengono un editoriale tutto per loro.
Il primo elemento interessante, a mio parere, è il modo estremamente schietto e sincero con cui i giapponesi copiano. In realtà, nella cultura giapponese, il concetto di copiare non ha la valenza negativa che ha qui in occidente. Gli artisti orientali non passano la metà del tempo a guardare da dove un'opera abbia rubato idee come, ahimé, facciamo noi. Semplicemente se un'idea è buona, interessante, stimolante, gli autori giapponesi la riprendono, con un atto molto più simile all'omaggio, e, possibilmente, la rielaborano, per darle una nuova interpretazione. Si, è ovvio, si può fare tutto questo anche per non nobili motivi, ma di fondo si tratta più di un consolidato meccanismo di produzione, piuttosto che un trucchetto sporco e quindi è fatto senza vergogna e spesso con intelligenza.
Madoka Magica, ormai alcuni anni fa, ha rappresentato uno di quei punti di svolta che non capitano poi così spesso nel mondo dell'animazione giapponese. Ha creato dei personaggi standard nuovi, ha creato un genere, ha creato un contesto che, a seguito di lei, è stato liberamente saccheggiato sotto infiniti aspetti. Abbiamo noi stessi trovato, su queste pagine, infiniti frammenti di Madoka Magica inseriti in produzioni totalmente differenti, sia in accordo con quanto stiamo dicendo qui, sia solo per pura strategia di marketing.
Wixoss ha un debito enorme nei confronti di Madoka. Sostanzialmente ci sono ragazzine delle medie trascinate in una vicenda magica con l'inganno, che faranno sempre e comunque una brutta fine. Vi ricorda qualcosa? La rielaborazione di Vixoss però è onesta e interessante. Innanzitutto si libera di tutti quei problemi di ritmo che aveva Madoka, con la sua ignava protagonista, poi inserisce la vicenda in un quotidiano molto più vicino a noi, ben diverso dalla metropoli pseudofuturistica della puella magi e infine crea dinamiche infinitamente più sporche, così non si riduce tutto a un "prendiamocela con Kyubey", ma tutti si prendono la loro parte di colpe. Salta anche il morboso sottotesto lesbo (sostituito brillantemente, comunque, dall'incest, la nuova moda).
Non sappiamo ancora verso cosa Wixoss, non sappiamo che conclusioni trarrà da questo schema, ma probabilmente saranno diverse. Se saranno soddisfacenti, il travaso di proprietà intellettuale avrà avuto un motivo valido.

Il secondo aspetto interessante è dato dal fatto che Wixoss è un anime di carte collezionabili. Si, lo so, la mia vecchia malattia, ma lasciamo stare. E' un anime di carte collezionabili che, pur portandosi dietro ovviamente un gioco reale venduto in giappone e tutto il resto, oggettivamente nel suo svolgimento parla di tutto tranne che di carte collezionabili. Rappresenta una sorta di "superamento" del concetto, dà le carte collezionabili come qualcosa di acquisito, funzionale senza essere centrale. Nei pochi episodi a disposizioni nessuno si sprecherà a spiegarci le regole, nessuno ci dirà quali sono le carte migliori e non ci troveremo a guardare interminabili partite della durata di episodi. In Wixoss ci sono le carte collezionabili, ma agli autori questo fatto non interessa di per sé, i combattimenti sono volutamente confusi e privi di reale pathos.
Gioie e dolori in questa scelta, eh. Ovviamente un Wixoss che fosse stato imperniano sulle carte avrebbe dovuto essere uno Shonen da 130 episodi, non si può realizzare una cosa del genere in meno. I combattimenti però, nelle attuali condizioni, risultano oggettivamente noiosi. Ma, dall'altra parte, è evidente che le carte collezionabili sono qualcosa che viene dato per acquisito dalla cultura giapponese, non più qualcosa da disegnare come un evento e allora si può anche essere lasciato in background mentre tutto il resto si dipana.
E' curioso questo a approccio a qualcosa che ha ancora un taglio notevolmente particolare, secondo me e che, soprattutto, è al centro del marketing di supporto alla serie.

Il non-receanime finisce qui. Prendete questi come spunti di riflessione un po' più ampi rispetto al semplice concetto di cartone bello/brutto, perché anche in questo contesto il coniglio una zampina prova a mettercela comunque.

“Is it any wonder that my mind's on fire / Imprisoned by the thought of what to do / Is it any wonder that my joke's an iron / And the joke's on you”

Cymon: testi, storia, site admin
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