Strip
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03 . 05 . 2014

La voce della tecnologia

l'uomo comune parla oggi al telefono tramite Google e le sue tecnologie, ma i protagonisti della nostra serie Jobs si spingono ben oltre: è Google che chiama loro.
Del resto per molti di noi (e per “noi” intendo i membri della Confraternita Occulta degli Ingegneri delle Tenebre) intrattenere dialoghi con oggetti inanimati fa parte della routine quotidiana, e anzi spesso quegli oggetti sono i nostri interlocutori principali... Ma altro che seducenti voci disincarnate, come vuole la moda del momento: noialtri e la nostra tecnologia ci scambiamo sequele di improperi violenti, insulti e minacce.
La tecnologia, come insegnano innumerevoli cartoni animati degli anni '80 e '90, è infatti una belva selvaggia mai doma, sempre pronta a mordere la mano che la nutre. Guai a darle troppa confidenza.

Ammiro la forza d'animo di Cymon, che pur essendo a secco di argomenti la settimana scorsa non si è ridotto a tirare in ballo la questione stucchevole del nostro anniversario. Cioè l'anniversario di questo sito, che il 28 aprile ha compiuto 13 anni.
Penso sia una ricorrenza che si commenta da sola: da 13 anni la nostra sparsa dinastia di solitari si impegna ogni settimana a produrre una nuova striscia e a riempire una nuova colonna su queste pagine. Più vari extra, che negli anni però si sono fatti più rari. Ognuno tragga le sue conclusioni, ma anche no.

Lo-Rez: arte, storia, web design
03 . 05 . 2014

Diggers

Un giorno affronteremo di petto il tema di Google come simpatico stalker di quartiere, penso ne usciranno ragionamenti interessanti. Che non verranno indicizzati e cesseranno rapidamente di esistere, ma interessanti. Comunque oggi abbiamo altro da dire.

Prendete un gioco di oggi, un gioco brutto, ma brutto brutto, brutto quanto volete. Non riuscireste mica a sotterrarlo, dico proprio farlo scomparire sotto alcuni metri di terra, non potete. Non potete perché è digitalizzato nella rete, galleggia nel mare magnum del digital delivery, ovviamente. E allora potreste fare l'errore che sia più facile farlo scomparire, che i metodi a vostra disposizione oggi siano più efficaci. Sciocchi! Tutto quello che mettete nell'internet è appoggiato su sabbia, se lo rimuovete lascia la sagoma e con quella non potete farci niente. Fate scomparire un link, una pagina, un riferimento e la sua assenza farà più rumore che spendere milioni di euro in ADWords. E la sua efficacia, di contro, sarebbe limitata. Quanti hanno ritrasmesso le informazioni della pagina che cercate di fare scomparire? Quanti hanno salvato la cache di quel documento? Quanti luoghi hanno abbastanza dati per ricostruire tutto, se necessario? No, non potete sotterrare niente in internet, una delle tante maledizioni che affliggono la nostra epoca. Ma non le epoche passate. Perché oggi l'editoriale va in New Mexico, allo scavo.
Ora vorrei fare quello un po' meno vecchio e un po' meno anticonformista del solito, ma la verità è che io il gioco di E.T. l'ho visto. Non l'ho posseduto, sebbene la mia collezione di cartucce ATARI2600 fosse notevole, ma l'ho giocato a casa di un'amico. Ero piccolo e decisamente acerbo come videogiocatore e l'unica cosa che ricordo è che non si capiva una mazza di quello che succedeva. Questo potrà sembrarvi strano, ma per l'epoca era abbastanza comune. Avevi dieci anni, il manuale del videogioco ti era arrivato in inglese, tu di inglese non capivi una parola e non esisteva nessuna scatola magica che fornisse barre di ricerca per capire. Oltretutto lo schermo erano alcuni cubetti colorati che si muovevano, ci voleva sempre un saltino di fantasia per capire cosa rappresentassero. Se ti toccava fare il salto al buio senza riferimenti bhe... potevi pure farlo nella direzione sbagliata.
Nonostante questo, la definizione di gioco peggiore di sempre è secondo me impietosa ed errata, soprattutto contestualizzata nella sua epoca. Il gioco di E.T. nasceva a seguito della mania per il film di E.T. Nell'epoca d'oro i videogiochi tratti da film avevano una definizione particolare, si chiamavano tie-in, e facevano solitamente storia a sé nel panorama del videoludo. Nel senso che qualsiasi fosse il genere d'appartenenza, qualunque fosse la scelta della casa di produzione, qualunque fosse il progetto alle loro spalle, erano invariabilmente brutti. Ma di una bruttezza rara, eh, erano proprio rifiuti in cui tutti i soldi erano andati per i diritti sulla copertina e il resto era stato affidato a un gruppo di sviluppo da discout. Ubriaco.
Come? Ah si, ai tempi si pagavano i diritti per i film. Non c'erano sinergie, non c'erano alleanze. Cioè, siamo chiari, non c'era il benché minimo motivo per cui un film volesse vantare di avere un gioco dedicato, dare la licenza per sviluppare videogiochi era giusto un introito in più. Ovviamente le cose ipernerd come Star Wars sono un discorso a parte, sebbene ricordo anche un terribile Indiana Jones e l'Ultima Crociata per SEGA Master System che urla vendetta tutt'oggi.
Quindi E.T. era figlio del suo tempo, era il segnale che l'utenza cominciava a cercare qualcosa di più, non è un caso che il progetto NES di Nintendo sia uscito l'anno dopo la sventurata cartuccia. Fu tutto colpa di una congiunzione astrale.
Ma, soprattutto, a causa del suo fallimento FU SEPOLTO NEL DESERTO.
E il fatto che oggi, dopo trent'anni, il ritrovamento delle cartucce abbia fatto tanto clamore è segno del fatto che viviamo proprio in un mondo bellissimo, in cui sono capitate cose bellissime e clamorose, che nessun altro mercato sarà capace di fare e che forse il nostro stesso ambiente sta cominciando a rinnegare. C'è un'epica tutta particolare nel raccontare quello che è accaduto ai videogiochi, forse è per questo che mi piace continuare a seguirlo, forse è uno dei motivi principali per cui scrivo gli editoriali di FTR. Perché, nonostante tutto, siamo appassionati di qualcosa di terribilmente interessante.

“Ja, Ich bin viel stärker, als ich je gedacht hab / Fliege höher! / Laufe viel schneller! / Vergiß die Wahrheit nicht! / Ja, Ich bin viel stärker, als ich je gedacht hab / Ich entferne welke Blumen / Wieso siehst du so traurig aus?”

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