Strip
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29 . 03 . 2014

Shadaloo Dolls

Gödel appartiene alla Vecchia Scuola, talmente vecchia da risalire all'epoca analogica. Ancora oggi è rimasto affezionato agli strumenti di quei tempi lontani.
Lo siamo anche noi, che non possiamo fare a meno di esaltarci ogni volta che il nostro trastullo senza pretese trova la strada delle librerie ed è ritenuto degno di essere immortalato sulla carta. Qualunque diabolico commentatore può digitare con abbandono quanti caratteri vuole, ma ciascun carattere stampato con fatica e con inchiostro sulla pagina ne vale un milione, di caratteri digitali.
Ecco quindi che la pubblicazione di un libro di argomento videoludico diventa sempre un piccolo evento... ci caschiamo sempre, anche se oramai sappiamo che sono quasi tutte vaccate. Però voglio dar credito a questa nuova casa editrice, Boss Fight, finanziata sull'oramai odioso Kickstarter e che propone ora un saggio su Chrono Trigger.
Chrono Trigger resterà per sempre nei nostri cuori come il campione di un'era passata che non tornerà più (come tutte le altre ere). È giusto quindi che diventi argomento per un saggio. Speriamo solo che gli sia resa giustizia.

Ci sarebbero tanti temi videoludici da discutere oggi: pare che la primavera abbia portato il risveglio anche in questo settore, dopo settimane se non mesi di insignificanza. Scegliamone uno.
Finalmente Capcom ha reso noto il quinto “nuovo” personaggio di Ultra Street Fighter 4: un milione di anime ha sospirato di delusione quando la fanciulla misteriosa si è rivelata essere una delle Shadaloo Dolls, le cloni di Cammy. Certo, un'altra Cammy è sempre qualcosa che fa piacere, di Cammy al mondo non ce ne sarà mai abbastanza... però dai, Capcom bastarda, potevi sforzarti un po' di più! Invece avremo il solito personaggio clone, con qualche variante nelle mosse apprezzabile solamente dai giocatori hardcore d'acciaio.
Fosse almeno una di quelle con una pettinatura un po' diversa da Cammy... e invece oltre al danno la beffa: è proprio Decapre, quella identica a Cammy fin nel cappellino. Pazienza.

Lo-Rez: arte, storia, web design
29 . 03 . 2014

Do you like it?

Mmmmmh, è uno strano caso in cui ho il dubbio che la strip di oggi non arrivi nemmeno a quelli a cui dovrebbe arrivare (agli altri non arriva, ma è irrilevante). Probabilmente è un dubbio eccessivo, ormai in ogni azienda qualcuno ha cercato di riorganizzare i processi gettando della cancelleria in mezzo a un tavolo e dicendo quattro frasette new age sull'apertura mentale.

Bhe, io oggi l'editoriale sui visori treddì l'avrei fatto comunque, volevo farlo settimana scorsa, ma il demone del giornalismo mondano mi ha ghermito orientandomi sul Cartoomics. Certo, oggi, con l'ultimo acquistino di Facebook, il ragionamento prende tutto un altro sapore.
La mia idea primigenia per l'editoriale di oggi era un bell'articolo sul futuro che avanza, sulla fantascienza, sull'ingresso nella quotidianità di uno degli oggetti cyberpunk che maggiormente è importante nell'immaginario collettivo. Era un bell'editoriale palloso sui massimi sistemi, sulla letteratura e su tante cose che non giocherò mai. Invece ci tocca tornare a parlare delle Megacorporazioni. Che sono un altro bel pezzo del cyberpunk, non fosse che Zuckerberg non è giapponese, non appartiene alla Yakuza e non ha dozzine di cloni in vasche criogeniche nascoste da qualche parte. Bhe, forse.

Facebook compra Oculus Rift, l'urlo di milioni di nerd attraversa la galassia. Poi continua. Perché i nerd non li metti a tacere nemmeno con la Morte Nera. La cosa divertente è che non c'è uno, in tutto sto lamentarsi, che si sia chiesto perché Facebook si sia comprata degli enormi occhialoni da realtà virtuale. A Facebook non servono questi robi. Vorrei ricordarvi che Facebook è solo un posto tutto blu dove postare gattini, leggere notizie false e controllare se la ragazza carina della festa scorsa ha o non ha il tipo.
Buttiamola già squallida: Facebook ha in mente una console da buttare fuori l'anno prossimo. La console avrà attaccato Oculus Rift. E' una soluzione noiosa e molto plausibile. Se proprio fare una console è troppo lontano dal business di Zucky, possiamo credere a un progetto simile alla Steambox, un PC scatolato con una cloud di giochi importanti. E Oculus Rift.
Ma perché annoiarsi? Non siete qui per un'analisi realistica. Facebook ha deciso di gettarsi nel progetto a lungo termine di un Social Network virtuale tridimensionale, una specie di Third Life, dopo il tragico fallimento di Second Life. Un luogo dove al centro ci sarà il contenuto generato dall'utente come in Facebook, ma organizzato in un ambiente tridimensionale navigabile in cui incontrare altre persone. E' lo stadio finale delle fantasie di Gibson, è il Metaverso di Snow Crash, è il luogo dove volano gli angeli. E' la fantascienza che non è ancora arrivata. E, soprattutto, è il post-internet. Oculus Rift sarà l'interfaccia per tutto questo.

Ma, ci siamo detti, dei motivi per cui Facebook ha comprato Oculus Rift non frega perché Facebook è cattiva. Non si sa esattamente perché, in realtà, ma è così grossa che non può che essere cattiva. E pure un po' rettiliana. E dai computer di Facebook escono le scie chimiche.
Facebook, nell'immaginario collettivo, ha rubato Oculus Rift alla community, perché la community aveva finanziato il progetto su Kickstarter. Quindi non importa che Oculus Rift sia in realtà un'azienda a cui molta gente ha dato dei soldi tramite un sito internet per un certo tornaconto. Oculus era della gggente (tre g), ora non lo è più. Basta. C'è abbastanza per odiare.
Poi, vabbè, c'è il tema Carmack. Con tutti che si stupiscono che Carmack non abbia imbracciato un BFG e non abbia distrutto tutto pur di non lasciarlo nelle mani dell'oscuro signore. Ora, io non vorrei fare il solito sapientino, ma l'ultima volta che ho detto che Carmack era una prostituta era qui, parliamo di due anni e mezzi fa. E migliorato, secondo me, da allora non è. Quindi non aspettate che si cosparga di benzina e si dia fuoco. Quello che conta è che finché Oculus Rift era un'avventura nata su internet con gente piena di sogni Carmack poteva fare potenzialmente un mucchio di soldi, ora invece avrà già un mucchio di soldi con un contratto da lavoratore dipendente di un coso blu che sta sull'internet. Sotto certi punti di vista, tutto ciò è poco più di una sfumatura.

Cosa credo io? Oculus Rift era un progetto pericoloso che poteva schiantarsi facendosi molto male. Cercava di radicarsi nel mondo PC, dove i soldi si sono esauriti da un po' e aveva un peso politico irrisorio. Oculus Rift sarebbe dovuta andare dall'Ubisoft di turno a dirle di investire nello sviluppo di una versione di un suo TriplaA per la piattaforma meno profittevole e adattandolo a una periferica più complicata del pad della Wii e senza la possibilità di un bombardamento mediatico qualsiasi. Intanto, una certa SONY è già pronta con un oggetto analogo, montato sulla probabile vincitrice dell'attuale console war, e i suoi artigli sono già stretti sulle palle di abbastanza sviluppatori da avere persino un Cooking Mama in treddì.
Oculus Rift rischiava di essere quel progetto che, sull'onda dell'entusiasmo, arrivava su tutti i giornali modificando lo Zeitgeist e poi si faceva travolgere dai gorilla del sul mercato. Un po' come quando è uscito eeePC e il netbook a basso costo sembrava il futuro. Dopo il primo periodo di moda tutte le altre case hanno stritolato il progetto e ora puoi avere un computer con le dimensioni di un netbook, le prestazioni di fascia media e un prezzo triplo.
L'ingresso di Facebook nella partita, sostanzialmente, riequilibra i rapporti di forza. Ora Oculus Rift ha qualcuno che gli guardi le spalle. Gliele guarderà per il bene? Per il male? Avrà peso nel risveglio del mercato PC? Non lo avrà? A oggi non lo sappiamo. Facebook non è cattiva. Facebook vuole fare solo molti soldi. Come praticamente chiunque abbiate mai adorato e glorificato nel mondo dei videogiochi. Potrebbe non andarci così male.

“Se lui ti porta su un letto vuoto / Il vuoto daglielo indietro a lui / Fagli vedere che non e' un gioco / Fagli capire quello che vuoi”

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