Strip
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30 . 11 . 2013

Press Start Button

Nella confortevole penombra della sala server, sprofondati nelle viscere della terra, circondati dai sussurri delle fredde macchine che eseguono i nostri comandi, noialtri Ingegneri delle Tenebre™ ci confidiamo i nostri segreti più intimi.
Tipo che Gödel non riesce a far durare il suo software più di 30 secondi, prima che questo esploda in una nuvola di bit. Ma sarà bene non proseguire oltre in questo genere di discorsi: quel che si dice nella sala server deve rimanere nella sala server.

Speriamo che la Nuova Generazione del divertimento elettronico diventi vecchia in fretta, perché non se ne può più di discorsi intorno al nulla, di articoli e speciali e approfondimenti su queste scatole vuote. Almeno è l'occasione per i siti che vogliono distinguersi per fare le cose in grande, ad esempio Polygon ha realizzato due pagine dalla grafica notevole, una per PS4 e una per Xbox One. Ma è il contenuto che lascia a desiderare.
Noi videogiocatori pensionati possiamo permetterci di restare a guardare, a scuotere la testa mentre i bimbiminkia si azzuffano su chi ha la console migliore; tanto non abbiamo intenzione di prendere né una né l'altra, finché non ci sarà davvero qualche gioco interessante. Ma questo è un atteggiamento noioso, che deluderà chi cerca la rivalità e lo scontro a tutti i costi tra le due nuove console... qui non lo troverete, ovviamente.
Quello che mi ha colpito di più finora, a parte l'orribile design dell'interfaccia della PS4, che ricorda un videoregistratore degli anni '90, è la mancanza su entrambi i joypad del mitico tasto START. Nella PS4 è stato sostituito dal noioso OPTIONS, e nell'Xbox è un altrettanto noioso MENU. Sarà un dettaglio da poco, ma per chi è abituato da vent'anni a veder lampeggiare sullo schermo la scritta “PRESS START BUTTON”, che era un invito carico di promesse, si tratta di un'assenza che spezza il cuore. È un altro pezzo del nostro mondo che se ne va, l'età dell'Oro è sempre più un ricordo lontano. E allora tenetevi il vostro stupido Menu, bambocci d'oggi: noialtri Veri Videogiocatori ai nostri tempi pigiavamo START per iniziare l'avventura.

Lo-Rez: arte, storia, web design
30 . 11 . 2013

Fata Fluttuante

Oggi ci metteremo la maschera del giornalista videoludico (la più buffa che abbiamo) e parleremo della demo di Bravely Default per due precisi motivi: il primo, riempire un editoriale, il secondo, convincere Lo-Rez a comprare un 3DS.

Come ben sapete la mia conoscenza della saga di Final Fanasy è al minimo sindacale e la mia esperienza nei JRPG è così così. Lo stesso mio amore per il genere è abbastanza altalenante, essendo io refrattario ai combattimenti casuali, ai numerini delle statistiche che devono aumentare e robe del genere. Potrebbe, insomma, venirne fuori qualcosa di obiettivo.
Bravely Default, come progetto, è ovviamente emozionante. Il JRPG definitivo sulla console da Classici che io possiedo, con tutte le firme che uno può desiderare e l'intera nazione giapponese sedotta e soggiogata al limite del lavaggio del cervello. Nonostante questo, però, non sono mai morto dietro le immagini del gioco, perché mi ha sempre lasciato perplesso lo stile eccessivamente chibi e perché, al contrario di Final Fantasy, l'ambientazione è decisamente fantasy, senza alcun respiro straniante di fantascienza o fantatecnologia.
Anche la trama non mi ha, a oggi, colpito, dopotutto è il solito problema dell'oscurità che avvolgerà tutto. Della trama, in realtà, dicono tutti un gran bene, ma in questa sede la salterò pié pari perché, dopotutto, parliamo solo di una demo.
La demo, quindi. La partenza non è esattamente all'inizio della storia, nessuna possibilità di visionare la sequenza d'apertura. Ci ritroviamo in una città sfigata in mezzo al deserto, con tutto il nostro party fatto e veniamo lanciati per le strade a cercare missioni che, lo sappiamo già, significheranno quasi certamente vagare per le lande selvagge aspettando il nemico giusto a random. Intanto, in modo un po' funesto, il gioco ci incoraggia a provare e pastrugnare tutte le caratteristiche "social" comprendenti amici che vengono a casa tua via streetpass e cose del genere. Visto che lo streetpass in Italia ha poca importanza e visto che io volevo vedere il JRPG tutte queste cose non le ho minimamente esplorate, compresa la parte pseudogestionale della ricostruzione del villaggio di cui lascio la descrizione a persone migliori di me.
Liberandomi di tutti questi ammenicoli, quindi, l'unica cosa che posso fare é saltare in groppa la mio team (ehm...) e cominciare a vagare in cerca di qualcosa da fare, per poi varcare le porte della città e lanciarmi nei combattimenti.
La sensazione che da subito mi ha colpito e, non so perché, mi ha affascinato è che ci troviamo di fronte al JRPG più puro e old-style che possiate immaginare. Non è stato fatto niente per allontanarsi dalla struttura dei Final Fantasy, tutte le migliorie e le modifiche apportate sono state inserite partendo con la sfacciata consapevolezza di un motore di gameplay consolidato, antico, ma ancora fidato. L'introduzione del sistema Bravely/Default, che sicuramente da un generoso boost alla strategia, può essere recepito appieno solo avendo il chiaro riferimento del combattimento a turni classico FF. Allo stesso modo credo che sentirete più che un dejavù a visionare i mestieri disponibili e non andrete certo a leggere i quick tips per scoprire a cosa servano Esuna e Phoenix Down.
Quindi, ricapitolando, un gioco mortalmente chibi che trae forza dalle radici del JRPG in mano a me, che malsopporto il chibi e di certo non adoro i JRPG.
Ma allora le due ore e mezza di gioco buttate sulla fottuta demo, giocata a più riprese, cosa ci stanno a fare?
Quando parliamo di stile grafico, ambientazione, trama e gameplay parliamo di scelte che un autore fa, che possono piacere o non piacere, ma su cui non ha senso esprimere un giudizio oggettivo. La qualità del gioco viene invece determinata dal modo in cui le scelte vengono implementate ed è indubbio che in Bravery Default le scelte sono implementate tutte benissimo, dall'appeal delle animazioni delle varie mosse, passando per la varietà dei nemici e arrivando alla fatina che svolazza nelle schermate delle opzioni.
Quindi Bravely Default è semplicemente il più puro e duro JRPG del decennio, fatto da Dio. Non so se riuscirei a buttarci le XX ore necessarie a finirlo o se mi stuferei prima, ma, come da cappello introduttivo, io non sono un metro per questo.

Bene, a fare il nerd molto nerd, oltre a questa piccola recensione, ci sarebbe probabilmente da parlare anche del cinquantenario di Dottor Who. Non so perché, sono sempre un po' restio a parlare di Dottor Who qui. E' una serie TV talmente particolare, anche nei confronti dello Zeitgeist, che mi è difficile capire come approcciarla. Non mi sembra giusta trattarla come un oggetto da nerd oltranzisti di cui nessuno sa niente, ma allo stesso senso mi da fastidio considerarla qualcosa di clamorosamente famoso solo oggi quando sappiamo benissimo che questo paese la rifiuta a più riprese. Sul cinquantenario direi di sintetizzare tutto in un concetto: mi irrita ferocemente la soluzione alle vicende che ha trovato Moffat, ma non riesco a smettere di guardare la scena finale.

“I'm the Doctor. Sorry about the Dalek.”

Cymon: testi, storia, site admin
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