Strip
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01 . 06 . 2013

Sconnesso

Inevitabile che, a starsene perennemente rinchiusi nel retro di una bisca / locale notturno / sala giochi coreana, i nostri Cloud & Link prendano le cattive abitudini dei videogiocatori professionisti. Ma forse la piaga del “camping” che imperversava a cavallo tra gli anni '90 e i 2000 è stata ormai superata dai moderni giochi online: non li frequento, non saprei. In questi casi sono come il vampiro che riemerge dalla sua tomba dopo secoli e si trova spaesato, l'ho detto più volte. Era una tomba tanto confortevole...

Se gli editoriali delle ultime settimane vi sono parsi un po' sconnessi, bravi! Siete degli acuti osservatori e da voi non me lo sarei mai aspettato. Ma seriamente, tante forze senza nome mi spingono alla deriva sempre più lontano da queste pagine: forze antiche come il mondo, ben più antiche di questo sito/fumetto che pure ha i suoi rispettabili 12 anni di età.
Cercherò di prendere queste difficoltà come uno stimolo per rinnovare l'impegno a fare FTR: in effetti abbiamo già in programma di lanciare una rivoluzione epocale che sconvolgerà per sempre la serie che facciamo per Multiplayer.it alla domenica, che cambierà la faccia del webcomic mondiale e stravolgerà le esistenze di voi lettori. Ma non voglio sbilanciarmi troppo, è tutto ancora molto segreto.

Per il momento, anche oggi mi limiterò a buttar giù un paio di spunti senza capo né coda. Tipo che ho provato la nuova interfaccia di Google Maps, ed è come vivere improvvisamente nel futuro. Ma per restare in ambito videoludico, c'è questo articolo piuttosto tecnico di Polygon sull'architettura cloud di Xbox One. Certo non sappiamo quanta di quella roba si tradurrà in realtà, e quanto quella realtà porterà beneficio a noi che giochiamo. Per noi che ci trastulliamo con la levetta e i pulsantini, infatti, poco importa se gli alberi che vediamo in lontananza sono generati dai circuiti della scatoletta che teniamo in salotto, oppure vengono renderizzati da server remoti che trasferiscono ogni X fotogrammi il risultato di queste computazioni alla suddetta scatoletta. A noi interessa la magia che si produce, e quella non è affatto garantita.

Lo-Rez: arte, storia, web design
01 . 06 . 2013

Let the hunger...

E poi bho, sei lì a guardare la nuova console Microsoft e salta fuori Steven Spielberg a presentarti un programma strano su ESPN e scopri che la prossima cosa che avrà il nome Halo scritto sopra sarà una serie TV. Allora gli altri, quelli della Sony che fanno tutti in cloud, si affrettano a far notare che la loro PS4 è principalmente fatta per i videogiochi, nonostante anche loro in quanto a sparate di integrazione, streaming e tasto share non ci fossero andate leggerine.
Mentre i tizi più giapponesi di tutti stanno seduti in un angolo ubriacandosi di sake e chiedendosi perché la gente non si diverte brandendo il loro fottuto pad, comincia a serpeggiare per la plebaglia la convinzione che esiste ancora un orgoglio PC, ovvero la possibilità di legarsi a una macchina che già di per sé fa tutto quello che le altre fanno semplicemente perché è veramente un mezzo versatile, avrà comunque la possibilità di pareggiarle e superarle in potenza nel giro di un anno e non è che manca di titoli più o meno all'altezza.
Benvenuti conigli e coniglietti, nella nuova console war!
Perché a noi di FTR piace la console war? Perché ci piace la violenza, l'odio, il sangue e i cartoni animati giapponesi con le ragazza tettone. Perché alla fine giocare è qualcosa che si fa nel buio della propria cameretta più o meno connessi, mentre l'evento veramente sociale è rappresentato dalle discussioni infinite su chi sia il migliore, su chi abbia l'identità più definita e su chi costerà di più. Quello che avremo non saranno nuovi videogiochi o nuove interfacce, ma nuove dichiarazioni assurde, nuovi eventi clamorosi nuove promesse non mantenute e miriadi, miriadi di standiste in abiti succinti.
Cosa sarà questa console war? Sembra che un po' tutti stiano cercando di nascondere al meglio la propria anima hardcore. Ed è strano, perché sull'hardcore fu fatta la corsa della generazione precedente o quantomeno a sfida secondo-terzo posto tra XBOX e Play. Ma forse sta proprio qui il problema. Per quanto vogliamo evitare di dircelo la schiera degli hardcore gamer si è ulteriormente assottigliata rispetto alla stagione precedente, mentre i causal lungo tutto lo spettro sono aumentati. Pensate a Call of Duty, che una volta, eoni fa, era un rispettabile FPS come tanti e oggi ha ormai riprogettato il suo format per essere una specie di Fifa dei fucili, con uscite costanti e sempre sulla stessa linea, spot clamorosi e di grande impatto, gameplay lineare. Il mainstream dei videogiochi sta cercando di sostituire la televisione, sta cercando di azzerare il prezzo intermini di coinvolgimento e carica emozionale per poter recepire un'utenza sempre più passiva che non cerca esperienza di gioco, ma multimedialità interattiva.
E allora il fatto che il PCista abbia rialzato la testa acquisisce un suo senso e un suo perché. Perché il PC è, da sempre, l'ultimo baluardo dell'hardcore gamer perché chiede un prezzo già nel momento in cui si forgia la propria macchina, una macchina che ha bisogno di una quantità sensibilmente superiore di denaro per funzionare al meglio e che assieme a questo denaro chiede un lavoro di ricerca, informazione e passione che il mondo console si può scordare. Le console della prossima generazione offriranno servizi, servizi utili, inutili, mal sviluppati o potenti. Il PC da sempre mette a disposizione la possibilità di raggiungere servizi, uno spettro infinito di servizi che naturalmente non ti possono essere serviti direttamente su un piatto d'argento come per le console, ma che danno un valore aggiunto spesso addirittura superiore.
Ma comunque, quello che conta, è che sarà una buona guerra.

Chiudiamo l'editoriale ricordando il nerd-evento della settimana, ovvero la proiezione di Akira per il suo venticinquesimo anniversario. Ne ho approfittato per vederlo per la prima volta. Credo che il suo carico di immagini pop, scene estreme, idee urlate sia più importante della sua trama e, soprattutto, del finale tutta psichedelia che è una costante forse fin troppo frequente di un certo tipo di animazione. Credo comunque che come pellicola sia un'esperienza e vederlo al cinema è stato un'esperienza particolarmente potente.

“E questa è la canzone del complesso del Primo Maggio / che in genere si esibisce sotto il sole di pomeriggio / con la chitarra acustica scordata, calante / che la gente che balla a torso nudo neanche la sente”

Cymon: testi, storia, site admin
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