Strip
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18 . 05 . 2013

Gigolò Mode

La strip di oggi ci riporta bruscamente alla dura realtà quotidiana degli Ingegneri delle Tenebre, fatta di soprusi e vili tradimenti. Ogni volta sembrano così sinceri, così innocenti i loro datori di lavoro, che gli ingenui programmatori non possono fare a meno di cascare nel tranello. Quelli della nostra serie Jobs non fanno eccezione.

Da tempo si agitano diversi giochetti molto interessanti ai margini del nostro campo di attenzione. Il principale è Killer Is Dead, per motivi che saranno evidenti a chiunque abbia seguito le recenti rivelazioni. I primi giocatori, ovviamente in Nippolandia, riceveranno infatti un paio di occhiali a raggi X per vedere sotto i vestiti delle ragazze del gioco. A quanto pare riceveranno anche un paio di ragazze in più, sempre nel gioco, perché se manca la materia prima anche la tecnologia più mirabolante del mondo non serve a nulla.
Il protagonista di questo titolo, oltre a possedere una katana che si alimenta di sangue, oltre ad avere un braccio robotico che si trasforma in un cannone, ma soprattutto oltre a chiamarsi “Mondo Zappa”, è dotato di una straordinaria capacità seduttiva: certa gente ha tutte le fortune! Ad ogni modo, le capacità del nostro sono tanto notevoli da meritare una specifica modalità di gioco, denominata Gigolò Mode. Cosa si faccia in questa modalità non è ben chiaro, al momento.
Naturalmente Killer Is Dead ha catturato il mio interesse per lo stile artistico eccezionale, come dicevo qualche settimana fa. Naturalmente. Però queste follie, queste perversioni giapponesi sono troppo divertenti per non parlarne qui.

Ci sarebbe forse da commentare il rinnovamento grafico del sito di Multiplayer.it, al quale siamo legati da pluriennale collaborazione, tra alti e bassi. Mi sembra un restyle molto coraggioso, forse arrogante, un po' troppo simile a Polygon ma comunque decisamente migliore di quello vecchio.

Lo-Rez: arte, storia, web design
18 . 05 . 2013

Era di maggio...

Questa settimana sono stato, per motivi lavorativi, lontano da ogni ambito dei miei interessi, sia fisicamente che intellettualmente. Immaginate un po' cosa possa significare questo per un editoriale, immaginate come mi trovi di fronte a questa pagina bianca buia e fredda.

Vabuò, prima di staccarmi dalla mia esistenza in modo sì netto ho però ripagato uno di quei debiti karmici che mi portavo dietro da tempo immemore: ho recuperato usato e a prezzo irrisorio un ottimo Advance War: Dark Conflict. Il debito karmico è presto spiegato: ho speso i miei anni migliori giocando Advance War e Advance War 2, ma non su una console fisica, ma con l'emulatore GBA (che, confesso, ho ancora da qualche parte). Tecnicamente, potremmo dire, in modo illecito. Ma gli AW sono indubbiamente tra i giochi prodotti dal mondo portable che più mi hanno divertito in assoluto in tutta la mia vita e quindi c'era qualcosa di immorale nel pensare che non ne possedessi veramente uno. Ora finalmente c'è una scatoletta della saga che fa mostra di sé nel mio angolo DS. Oltretutto non sembra che sia stato un capitolo mediocre, ma un gioco con tutti i crismi dell'AW, quindi credo che me ne divertirò.
In qualche modo questa mossa mi fa tornare al mio atteggiamento dei bei tempi andati. Advance War: Dark Conflict è, in fondo, cugino di quel Fire Emblem di cui parlano tutti. Appartenente alla stessa saga, la sua saga è allo stesso tempo espressione degli stessi valori dell'emblema di fuoco, come anche di valori opposti. Partendo dal presupposto che parliamo in entrambi i casi di Strategic RPG, dove Fire Emblem pone l'accento sulle unità impiegate sia da un punto di vista della trama che da un punto di vista della loro crescita e sfruttamento, dall'altra parte Advance War presenta uno scenario più "essenziale" che però apre degli scenari e delle necessità tattiche completamente diverse, coinvolgendo anche necessità quali quella di fabbricare unità e gestire risorse.
Purtroppo, al momento ho potuto giocarci poco, solo qualche partitina di riscaldamento, ma è bello notare le consolidate meccaniche di un tempo, con qualche piccola aggiunta e, di contorno, la trama linearissima che però, almeno è tinteggiata dei foschi colori della catastrofe globale.

Curiosamente sembra che buona parte dell'attenzione generale sia rivolta a Resident Evil: Revelations dammi un impressionante senso di deja-vù. E' questa un'operazione interessante sotto molti aspetti. Forse non lo è sotto il punto di vista strettamente videoludico, visto che probabilmente il gioco rimane "giusto" nella sua incarnazione originaria, ma permette diverse considerazioni di tutt'altro ordine. Innanzitutto sembra essere il segno che Capcom si sta ravvedendo sul trend della saga, che stava andando verso lo stupido sparaspara. Forse non avevano voglia/soldi per portare sulle home console un nuovo capitolo molto survival, ma sicuramente hanno deciso di punzecchiare quel target facendo i remake dell'ultima cosa survival che avevano in casa. Sotto un altro punto di vista fa riflettere come un gioco che, di fondo, è lo stesso materiale, sembra luccicare di più, da un punto di vista mediatico, nel momento in cui ha l'attenzione di un gioco da home console. Non sono qui a chiedere che i portable trionfino e diventino veramente console regine, ma sembra proprio che un gioco triplaA su portatile sia condannato a essere considerato un giochino e comunque qualcosa di inferiore a giochi mediocri su console home. Revelations potrebbe dimostrare che i tempi sono maturi per equiparare invece i mercati, soprattutto dove il mercato portatile, come ha fatto in questo caso, ha potuto prendersi la libertà di non seguire il popolo bue appiattendo l'offerta, ma è riuscito a mantenere intatta una certa identità e un certo carisma che, purtroppo, stanno diventando qualità un po' vintage.

Non penso di avervi da prendere in giro di più. Ora che ci penso mi sono saltato un po' di recensioni che sarebbero state opportune. Cose come la Casa o Hansel e Gretel, che viste alla festa del cinema per costo totale di otto euro sono comunque una vittoria. Non voglio spendere però su questi argomenti perché non li sento abbastanza nerd per qui dentro e poi perché io stesso non ho quel rapporto con l'horror che potrebbe dare la giusta cifra del mio entusiasmo per il primo dei due film citati.
Il majokka da maniaci sessuali bavosi che ho finito settimana scorsa, però, quello vi tocca. Ma settimana prossima. Intanto indovinate qual è.

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