Strip
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04 . 05 . 2013

La cultura contemporanea

Risprofondiamo, novelli Dante ignoranti, nell'antro infernale del Direttore, dove i nostri Neo & Gödel si stanno coprendo di ridicolo per l'ennesima volta. O forse chissà, ad essere preso in giro in fondo è proprio il diabolico Direttore.
Quando spargiamo in queste strip dei riferimenti alla cultura popolare degli anni '80 mi viene sempre un po' di tristezza. Non tanto perché tradiscono l'età di noialtri autori: anzi è proprio il contrario, cioè questi riferimenti sono entrati nella storia delle genti, sono senza tempo, sono riscoperti ogni giorno anche dalle generazioni più giovani. E questo mi intristisce perché se ripenso invece agli ultimi anni, forse agli ultimi decenni, non trovo quasi nulla che sia paragonabile, nulla che ha lasciato il segno.

S'è vista ogni tanto della robetta carina, non lo nego, ma il carisma negli ultimi anni scarseggia. Se c'è un gioco che rappresenta fedelmente il suo tempo è Grand Theft Auto: negli anni è una serie che ha ritratto la cultura contemporanea, le ossessioni e il sentimento popolare. Per questo anche gli ultimi tre video dedicati ai personaggi di GTA V sono un evento. Sono video promozionali, ma girati con maestria, con sicurezza quasi arrogante nella loro perfezione. Rispetto al passato, il GTA degli anni '10 sembra meno sporco, meno prigioniero della metropoli inquinata: compaiono spiagge, monti e aperta campagna. Anche questi criminali sono sensibili alle tematiche ecologiste.
Chissà, forse soprattutto questi criminali.

Non posso passare sotto silenzio la notizia arrivata proprio in questi istanti su Fire Emblem Awakening, il giochetto per 3DS che ha esaltato moltissimo la gente, compreso qualcuno qui su FTR. Essendo un gioco giapponese, non poteva mancare l'inevitabile contenuto censurato nella versione occidentale. Ora sì che la tradizione è rispettata.

“I'm moving on
I hope your coming with me
I hope your coming with me”

Lo-Rez: arte, storia, web design
04 . 05 . 2013

E' de fero

Bene, abbiamo avuto tutti una settimana in più per pensare a Iron Man 3. E in fondo questa recensione potrei anche risparmiarvela. Ma in questo momento non ci sto con la testa per riflettere su un argomento vero e sapete che per me i receditoriali sono le tipologie più rilassanti di articoli che posso produrre qui nella tana.
Il tempo passato ci ha permesso di raccogliere considerazioni in giro per la rete. Orgoglio Nerd ha questo articolo che però è proprio sciapo. Dopo averci raccontato alcune cose che sapevamo già e cose che non c'entrano niente col film chiosa con un "andatelo a vedere" piuttosto privo di argomentazioni. Assai inutile.
Recchioni fa questo pezzo qui che è un'analisi metacinematografica interessante. Si può arrivare a conclusioni diverse dalle sue riguardo il fatto che il film sia bello o brutto, ma l'analisi a partire dal regista, con una spolverata di fanboysmo, regge ed è un bel modo per approcciare la pellicola.
Ortolani, invece, qui, fa ridere come sempre (e molto più che negli ultimi Rat-Man, ma è un discorso lungo), ma la butta un po' sul dietrologico. Vedere la Disney dietro questo film e, in qualche modo, un "disegno" è un po' eccessivo, a mio parere, sebbene certi errori sottolineati siano assolutamente presenti.

Piaciuta la rassegna stampa? Ho detto un sacco di cose intelligenti senza esprimere un parere o metterci un minimo di impegno. Dovrei fare sempre così. Ma magari anche no, due cosine posso anche buttarvele lì.
Tolto Batman, che ho già spiegato essere altro e tolti gli Avengers, che sono genuinamente il più bel film di supereroi di sempre, devo dire che il primo Ironman mi ha sempre sconfinfierato assai come film molto carino, con un attore protagonista enorme e capace di riempire la scena, riempirla abbastanza da non far vedere tutti i buchi che ci stanno, tra trama, personaggi e regia. Il secondo film aveva altrettante buone idee, con una prima parte completamente incentrata su Tony, ma poi andava a ciufoli nel tentativo di creare un climax fino all'inguardabilità.
Questo terzo Ironman arriva in un momento un po' delicato per la Marvel cinematografica. Primo film della "seconda ondata" deve confrontarsi con the Avengers, ma, soprattutto, deve giocare a carte scoperte, denunciando esplicitamente la sua adesione a un progetto vasto, che collega pellicole, storie, idee e immagini. La stessa cosa, insomma, che ha mandato a puttane l'editoria dei comic tra gli anni 70 e 80.
Se non altro fa riferimento esplicito a un fumetto d'autore come Extremis (dopo averlo sfruttato sottobanco nei capitoli precedenti) e tira in ballo il Mandarino, un villain di calibro dell'universo di Ironman, forse il più importante per la sua parabola.
Da qui facciamo che metto il tag spoiler. Ironman 3 cerca di riprendere lo schema di Ironman 2. Nella prima metà Tony Stark è uno sfigato che non riesce a dormire e ha attacchi di panico. Usa l'armatura come noi usiamo la Vespa e ovviamente la sua donna non gliela da più. E' un uomo assalito dai demoni venuti dal finale di Avengers, dove ha rischiato la vita per salvare la Terra (e già qui...). Come se non bastasse si ritrova accidentalmente senza armatura e deve destreggiarsi tra il piccolo meccano e McGyver per riuscire a tornare in sella, mentre un bimbo pacioccoso gli ronza intorno.
Cominciamo a mettere alcuni puntini sulle i. Si, i bimbi pacioccosi sono un retaggio disneyano, ma non ne farei un grandissimo dramma, ce ne sono un po' ovunque. E almeno la scena dell'addio con Tony che sgasa e se ne va dà un calcio secco proprio a un certo tipo di pacioccosità, con buona ironia.
Ma, come capita spesso, la prima metà di un film deve venire e la seconda, quella che ha sempre più responsabilità, deve dire la sua. Cosa abbiamo in questa seconda metà? Tutto quello che non vorremmo da un film di supereroi. Cioè, un mucchio di idee che in genere potremmo anche apprezzare, ma che no, non si possono usare in un fottuto film di supereroi.
Il mandarino, che fino a questo punto è stato reso benissimo, con una strizzatina d'occhio al terrorismo mediorientale e il giusto tocco di teatro, si scopre essere tutto una finta. Un'idea che, dopo una stagione bella lunga di film complottisti sull'11 settembre comincia a essere vecchiotta, ruffiana per quella parte di pubblico anti-americano e anti-istituzioni che apprezza critiche di questo genere a prescindere, per il fatto che esistono. Un'idea, soprattutto, che affonda un colpo violento allo stesso impianto di un film come Ironman. Dobbiamo infatti rinunciare al Grosso Cattivo che fa Cose Imponenti e rifarci solo al Nerd Sfigato che Trama nell'Ombra. Amico Nerd Sfigato che Trami nell'Ombra, potrai anche avere i superpoteri, ma finché non esci sghignazzante sulla cima di un palazzo a ghignare con un bazooka in mano, mi spiace ma non vai bene per chiudere un film di supereroi.
Poi abbiamo la pluri-raccontata vicenda delle mille armature. Già prima di entrare nei cinema sapevamo che sarebbero apparse un cifro di armature. Quindi, scena bella o no, ci ha bruciato l'effetto sorpresa. Ma, soprattutto, ha fatto fuori completamente il concetto di armatura. Armatura come idea dei poteri di Ironman, come immagine che quando compare fa dire whoa. Se Tony Stark scappa in giro per le grosse navi, sai che sarà nei guai e rischierà di prenderle anche dagli scorfani, ma questo ti piace perché sai che, prima o poi, si metterà l'armatura. La scena finale di Ironman 3, invece, è tutto un mettersi armature, ma anche armature che fanno tutto da sole, armature che sono più fighe delle persone, armature che fanno gag... insomma, armature che fanno anche pensare che non ci sia poi così bisogno di Tony Stark. Tanto per smontare l'idea di supereroe.
E se questo non vi basta, quando siamo allo scontro finale, con armature che si mettono e tolgono e esplodono e fanno cose, il buon Tony non può nemmeno dare il colpo di grazia al cattivo, perché la sua bella, rediviva in cerca di un telefonatissimo colpo di scena, deve sfoggiare il suo girlpowa.
Sul finale il colpo di grazia vede Tony Stark accettare le più pucettose delle pantofole cinematografiche.

Quindi? Classifichiamo comunque Ironman divertente. Lo è. E' il più becero dei popcorn movie. Basta non cercare altro e uscirete dalla visione soddisfatti. Pensate invece che il cinema di supereroi possa impegnarsi a dire qualcosa di più? Ma soprattutto pensate che il concetto di supereroe meriti qualcosa di più? Allora con questo film ci farete ancor meno che con tanti altri, perché proprio l'idea di supereroe se l'è dimenticata nel cassetto. E con il suo cast, il suo budget e le sue chance di fare qualcosa di epic, ciò lascia l'amaro in bocca.

“Vedo nero / coi miei occhi / come disse la marchesa camminando sugli specchi: / me la vedo nera / ma nera nera! / Ma non mi arrendo / alzabandiera!”

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