Strip
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19 . 01 . 2013

All'aria aperta

Usciamo per una volta dai cubicoli verdognoli, dagli uffici tenebrosi, dalle gelide server farm, dalle discoteche stroboscopiche che quasi sempre fanno da teatro alle strip della nostra serie Jobs. Oggi usciamo con Clara all'aria aperta, e la seguiamo nell'avventura quotidiana di prendere i mezzi pubblici... un'avventura resa più insidiosa dalla neve di questi giorni, e anche dalle tendenze social assunte ultimamente dalle tradizionali proteste del popolo.
La nostra Clara, per inciso, indossa oggi un'uniforme più castigata rispetto al chiassoso vestito della volta scorsa. Volevo provare uno schema di colori diverso dal solito per questo personaggio, senz'altro quello con più cambi costume nella storia di FTR (per ovvi motivi). Non so se ripeterò l'esperimento, il risultato è venuto molto diverso dall'idea originale che ha ispirato l'abito: d'altronde mi pare normale, non sapendo io disegnare davvero.

Questa settimana, videoludicamente parlando, ci sono stati due eventi degni di nota, entrambi video di giochi molto in là da venire. Ma a noialtri ci piace solo quello che ancora non esiste, mentre i giochi veri ci deludono sistematicamente.
Il primo appartiene a quella specie di video promozionali che chiamiamo teaser, cioè quelli che non si vede un accidente e ti arrabbi tanto. È il primo video di Cyberpunk 2077, un gioco di ruolo che riprende la licenza dell'omonimo gioco da tavolo di tanti secoli fa. Gli autori sono quelli di The Witcher, per cui non ho dubbi al riguardo: questo video, precisamente questo video, sarà di gran lunga la cosa più bella riguardo a questo gioco. Purtroppo tanta gente, soprattutto qui in Europa, pare invece apprezzare le mediocrità prodotte da questa softwarehouse, per cui temo che anche questo Cyberpunk 2077 seguirà la solita formula: zero divertimento. Perlomeno la grafica sarà senz'altro notevolissima, e magari perfino curata dal punto di vista artistico: questo video fa ben sperare.
L'altro è invece un video più schietto e onesto, tratto direttamente dal gioco che presenta: si tratta di Killer is Dead.

Killer is Dead. È un titolo giapponese. Avevate dei dubbi?

Lo stile artistico del gioco è particolarissimo, tutto in cel-shading molto sporcato da effetti fotografici vari. Dico che è particolarissimo rispetto a quel che si vede di solito, ma in realtà è lo stile ormai classico di tutte le produzioni dei Grasshopper Manufacture, quella banda di fuori di testa nipponici. Hanno coraggio da vendere, a proporre certa roba alquanto audace, sia per i temi trattati che per le modalità di gioco e lo stile visuale.
Anche questo titolo ha per protagonista un assassino che deve eliminare altri assassini, il tutto in un contesto fantascientifico concepito da gente in stato di evidente alterazione mentale. Il produttore è il mitico Suda51, non per nulla. In un periodo abbastanza triste per l'industria videoludica giapponese, questo Killer is Dead è una luce di speranza. Probabilmente sarà pieno di difetti come i titoli che lo hanno preceduto, ma tanto stile e tanta passione vanno comunque premiati.

Lo-Rez: arte, storia, web design
19 . 01 . 2013

Il segno dei tempi

Oggi ero al Saturn impegnato nell'impossibile impresa di trovare giochi 3DS scontati (che tempi, che tempi!). Ne ho approfittato per comprare gli auricolari nuovi e, mentre passavo alla cassa, ho anche preso su una chiavetta USB da 4GB. Mentre ero lì lì a pagare dietro di me una ragazza irrideva il medesimo prodotto dicendo che la chiavetta aveva meno spazio disco del suo iffon. Aveva ragione, ma allora perché la stavo comprando? Perché la chiavetta non ha solo una frazione dello spazio disco di un iffon, ma ha anche circa le stesse dimensioni di un DVD riscrivibile, a un prezzo piuttosto vicino a quello. Col vantaggio che la chiavetta garantisce maggior numero di riscritture, è mortalmente più comoda, è piccola e maneggevole (anche se si, naturalmente è una barbonata USB 2.0).
In tutto questo c'é il segno dei tempi, di come lo storage ormai sia qualcosa di pervasivo, effimero, venduto un tanto al chilo. Di come persino un'illetterata informatica può fare valutazioni di cosa contiene cosa e quanto. Di come abbia pagato 5 euro qualcosa che mi servirà usa e getta, per travasare dati e ha la potena pari a metà di quello del mio primo harddisk contato in gigabyte (il primo in assoluto era un 52MB). Lo so che ho fatto questo discorso, probabilmente, migliaia di volte, ma mi piace periodicamente tirarlo fuori per interrogarmi ogni volta su come questo ci cambia, oppure su come questo nonci cambia.

Cerchiamo di avvicinarci un po' agli argomenti di questo sito che, se non vi è chiaro, parla di videogiochi. Credo che per la prima volta sto vivendo l'hype per l'avvicinarsi di un nuovo capitolo di Pokemon, naturalmente perché questo nuovo capitolo arriverà sulla mia console. Attenzione, non sto vivendo l'hype di chi attende il gioco, perché non ho la minima intenzione di comprarlo, però sono sicuramente più vicino di altre volte al flusso informativo incontrollato che sta cominciando a montare. Non comprerò Pokemon perché il brand è esploso proprio mentre io entravo (esitante, a dire il vero) nell'età adulta e quindi non è mai riuscito a esercitare fascino su di me. Capisco che chi abbia dieci anni meno di me veda nei simpatici mostriciattoli nelle palline i miti della sua infanzia e questo, probabilmente, alimenti in loro tutt'oggi il sacro fuoco dell'allenatore, ma per me la cosa è decisamente diversa.
Sono però affascinato, come sempre, dalla ritualità con cui i giochi dei Pokemon si palesano e montano il loro mito. Perché i giochi dei Pokemon sono sempre tutti, invariabilmente uguali. Sono rituali in quella maniera giapponese che ci piace tanto, sono tranquilli, sono codificati. Anche se questo avrà l'erotica terza dimensione per il resto avremo esattamente un gioco dei Pokemon. Eppure riusciamo a parlarne per ore perché il mondo dei Pokemon alimenta da solo il suo mito e quindi possiamo anche discettare fino allo sfinimento dei tre starter, di quali potrebbero essere le loro evoluzioni, di quali potrebbero essere le loro categorie di appartenenza e questi particolari. Particolari, che, estrapolati dal brand, sarebbero più che effimeri, ma che qui bastano e avanzano. E' questo, in fondo, che mi fa concludere che i pokemon sono minimante qualcosa di malvagio ispirato da qualche intelligenza seduttiva satanica, un po' come tutti i brand in mano a Nintendo, a esser sinceri.

Segno dei tempi per segno dei tempi, questa settimana ha anche segnato l'inizio del mio passaggio dalla Slackware 13 alla Slackware 14. Come sapete non sono una persona cutting-edge e infatti mi sono perso un rilascio di mezzo (13.37) però molte cose mi hanno detto che il momento era giunto per ripartire col preciso e sacro rituale del nuovo install. In particolare il mio VLC aveva dei codec troppo vecchi per l'anime che sto guardando e quindi lo renderizzava da schifo. Peccato che aggiornare pezzi di VLC sia una delle cose più antipatiche di questo mondo e non ci fosse la pappa pronta per la mia, ormai obsoleta, distribuzione. Questo, principalmente, mi ha portato a fare il grande passo. Fare il grande passo e subire un letale bagno di sangue dovuto al mio ardito tentativo di passare a 64bit. Devo candidamente ammettere chi fino a oggi avevo sempre preso questa vicenda del 32 e 64 bit come qualcosa di astratto. Non è niente di tragico o particolarmente assurdo, però è giusto prendere coscienza di cosa sia prima di gettarcisi in mezzo. Io invece l'ho fatto un po' ingenuamente. Come al solito ora sono più ferito, più vecchio, ma con dell'esperienza in più.
Per il resto non c'è molto altro da dire, ho provato a pasticciare coi desktop (con poco successo) ho fatto qualche piccolo esperimento, ma la migrazione sta andando placidamente avanti, anche se questo editoriale, lo ammetto, lo sto scrivendo ancora dalla vecchia installazione.

Vi saluto gente. Sento che tornerò a parlare di Wii-U. E avrei persino già voglia di raccontarvi il nuovo anime che mi ha stimolato l'upgrade. E poi chissà, forse tornerà la rubrica dei giochi stupidi. Ho un mucchio di armi per tediarvi, spero ormai vi sia chiaro, ma oggi chiudiamo. E magari per la prossima volta ci limiteremo alla goliardia della cifra tonda.

“Cayce Pollard si risveglia a Camden Town, a cinque ore di jet lag da New York, braccata dai lupi di un ritmo circadiano interrotto”

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