Strip
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12 . 01 . 2013

Anniversari multipli

Da tempo ormai ho smesso di stupirmi per la profondità delle ossessioni di Cymon, che scrive questo fumetto, così come lui si è abituato alle mie: a volte sono le stesse per lui e per me, ma quasi sempre no. Sono quelle ossessioni che danno origine a strip come quella di oggi.
Il Lettore Distratto si starà forse chiedendo quando mai è capitato che Neo passasse in ufficio tutto il Capodanno, riportandone uno squilibrio psicologico anche peggiore del solito: ebbene, piccolo scettico ignorante, è successo in questa strip, gennaio 2010. Ma la particolarità odierna, quella che entrerà nella nostra Storia, è che per la prima volta compaiono insieme Gödel e Clara, ovvero i due poli opposti in tutto il nostro cast.

Un mese fa cadeva il 25° Anniversario di Final Fantasy. Il 1987 in effetti fu un anno magico, nel quale videro la luce anche le serie di Street Fighter, Megaman e Metal Gear Solid, se la memoria non m'inganna. Ma persino in compagnia di tali giganti del videoludo, che occupano tutti (tranne Megaman) un posto specialissimo nel mio cuoricino, Final Fantasy risplende incontrastato.
Altri ossessionati come me, ma a quanto pare con più tempo libero, o con più spirito di sacrificio, hanno realizzato per l'occasione un volume celebrativo visionabile gratuitamente in vari formati digitali. È un'opera commovente che raccoglie interviste e aneddoti su tutti i Final Fantasy usciti in questi 25 anni.

Ma avevo promesso che oggi avrei assolto ai miei doveri secolari, presentando su queste colonne un'antologia della migliore arte videoludica uscita nell'anno appena trascorso. Ed è quello che avrete.
Il titolo che sfoggia la direzione artistica più sofisticata quest'anno era molto facile da nominare, tanto che perfino i trogloditi del settore spesso hanno saputo apprezzarlo: Dishonored. A suo tempo ho già commentato il lavoro di Viktor Antonov, designer superstar, che ha creato un'ambientazione affascinante, di grande personalità. I fari alogeni violentissimi che illuminano le statue del dittatore, le vetrate incrostate dalla salsedine dei fari sulle coste di un mare nordico, i volti e i corpi caricaturali di tutti i personaggi, sono roba che non si dimentica più. Speriamo.
Rivolgendoci ad Oriente, troviamo la sorpresa di Bravely Default, un giochino piccino per Nintendo 3DS che qui da noi deve ancora uscire (ma uscirà, noi lo crediamo!). Tutto lo staff di SquareEnix che ha realizzato il gioco proviene dai vari gruppi che lavorano a Final Fantasy, per cui la sorpresa non sta nella qualità della produzione... quanto piuttosto nella stessa direzione artistica, che riprende coraggiosamente i canoni classici dei giochi di ruolo giapponesi di una volta. Certo, c'è pieno di questa roba in giro ancora oggi, ma i titoli di alto profilo (Final Fantasy in primis) se ne sono allontanati cercando l'originalità. Qui invece questo stile nostalgico trova la sua espressione ai massimi livelli. Il costume alternativo per la protagonista disegnato da Tomonori Fukuda, insieme a tutti gli altri di Bravely Default, per me è il miglior chara-design dell'anno.
O meglio, è quello che mi viene in mente per primo quando, distrattamente, mi metto a pensare a questa ipotetica classifica.

Non mi impegno più come una volta, lo vedete bene, e da quache anno ormai queste classifiche che faccio appaiono svogliate. Ci sono ancora produzione nel settore videoludico che risvegliano il mio interesse, ma sono molto più rare.
Tra queste c'è senz'altro Metal Gear Solid, che per il 2013 presenta non uno ma ben due titoli di altro profilo: Ground Zeroes e Phantom Pain. I rispettivi filmati di presentazione sono stati l'emozione più forte dell'anno videoludico 2012, vedremo il prossimo.

Lo-Rez: arte, storia, web design
12 . 01 . 2013

Gandaaaaaaaaaaaahm

Mobile Fighter G Gundam non è seplicemente yet another Gundam Series for yet another receditorial on a Gundam Series. G Gundam rappresenta il primo Gundam che è uscito dalla continuity della serie originale, si è creato una trama propria e si è limitato a portare avanti il marchio del robot-samurai. In pratica è il punto di svolta in cui una serie di successo (per quanto enorme) come Gundam è diventata un brand. G Gundam ha consacrato il mito e lo ha reso eterno (o, quantomeno, ha permesso la realizzazione del mostruoso corpus di opere successive, arrivate praticamente fino a oggi).
La storia: l'umanità si è trasferita nello spazio, su colonie che rappresentano le antiche nazioni della Terra. Per evitare di guerreggiare fra loro, i vari stati hanno decretato, ogni quattro anni, di affrontarsi in un combattimento globale sulla superficie della Terra, il Gundam Fight. In pratica ogni nazione lancia sul pianeta un robottone corredato di pilota e dalla guerra tra questi robottoni esce, di volta in volta, il dominatore del quadriennio successivo.
A Domon di tutta sta storia non fregherebbe una mazza, ma suo fratello è fuggito sulla Terra a bordo di un demoniaco robottone capace all'incirca di tutto e il suo governo, per ripicca, ha messo sotto ghiaccio suo padre, costringendolo a lanciarsi nel Gundam Fight un po' per ritrovare il perverso fratello, un po' per vincere la competizione e far diventare il Giappone (ovviamente si, è il Giappone la nazione di Domon) la dominatrice della Terra nel quadriennio successivo.
I punti di contatto di G Gundam col passato sono sostanzialmente due. Il primo è il messaggio sottilmente ecologico di fondo, che tratta lo sfruttamento della Terra da parte dell'uomo, il suo abbandono per vivere sulle colonie e il sostanziale disprezzo per il pianeta natale corrotto e prossimo al collasso. Il secondo è indubbiamente il lavoro enorme e spesso di altissima qualità del mecha design. I robot di maggior importanza sono tutti bellissimi e i due pilotati da Domon, oltre ad avere una notevole imponenza, si possono ben vedere come diretti discendenti del RX-78. Il problema, se vogliamo, è che G Gundam ha veramente una pletora di mezzi, tutti fortemente caratterizzati e questo, purtroppo, lo ha portato anche a creare alcuni dei mezzi più... ehm... eccentrici della storia della saga.
I punti di contatto tra l'Universal Century e G Gundam si fermano. Figlio probabilmente di un'epoca diversa da quella del Gundam originale, G è una serie spudoratamente Shonen in cui i suoi robot hanno veramente poco di Real. Non solo il cockpit prevede semplicemente che il pilota indossi una tuta attillata sadomaso in lattice con delle antenne che permettono alla macchina di replicare i suoi movimenti, ma, soprattutto, le "armi" che i vari mezzi sfoggiano non sono veri e propri equipaggiamenti dei robot, ma le tecniche di arti marziali svariegate che i vari piloti possono tranquillamente usare anche come persone, senza la ferraglia intorno. E i livelli a cui questo è portato sono a dir poco coraggiosi, con Gundam che replicano dei veri e propri hadoken, ma anche maestri straordinari che, a piedi, senza cioé robot, riescono a sterminare eserciti nemici con una sciarpa.
Meglio dirvelo subito, dal punto di vista dei combattimenti G Gundam non si fa problemi di cadere particolarmente in basso, con derive verso Ken Shiro, i Cavalieri dello Zodiaco, Sailor Moon, Pokemon e il peggio Goldrake. Siate avvertiti.
G Gundam è una serie impegnativa, è composta di cinquanta episodi, divisi in due archi narrativi consecutivi, ma abbastanza diversi. E' una serie consigliata? Bella? Apprezzabile? Bhe, G Gundam è una serie divertente, arriva ai suoi cinquanta episodi con tecniche tipiche degli shonen, ovvero, molto spesso, con la replica ossessiva di un certo tipo di episodio, ogni volta coinvolgendo un diverso protagonista (l'incontro con i quattro compari, i quattro compari che raggiungono la loro massima forza, lo scontro coi quattro compari...), ma non fa niente che una serie col suo target e comunque una certa dignità farebbe. Domon è un protagonista come piace a me, incazzoso e piuttosto brusco, sebbene, paradossalmente, andando verso il finale, ha degli accessi di frignonismo piuttosto ridicoli (sciscoooooooò, nisaaaaaaaaan), il torneo del Gundam Fight ha quel sapore di grottesco spettacolo di sangue che oggi attribuiamo, per esempio, ad Hunger Games, e quindi fa riflettere un po' per quello che riguarda la società che gli è sottesa. L'impresa di sconfiggere il Devil Gundam si struttura su ben più di un climax, ma ha sempre una tensione narrativa ben orchestrata e, in fondo, sul finire, l'intreccio si complica e si dipana in modo vivace e non scontato.
Se gran parte del vostro amore per i Gundam dipende dal fascino che provate per le macchine da guerra e il loro andare in battaglia, appunto, con il realismo massiccio di pezzi di ferro, oppure se l'atmosfera che cercate è quella della dura sporca guerra in cui i fantaccini e gli eroi muoiono e sopravvivono, state lontani da G Gundam come la peste, non è questo che offre. Se invece credete di poter dare una chance a robot giganti con un taglio un po' più giocoso (e cartonesco), senza però perdere l'epica del cartone anni novanta col protagonista che urla e spacca culi e soffre e spacca culi e frigna e spacca culi e così via, allora sappiate che in questo contesto G Gundam è un'ottima serie, che ben sfrutta le eredità del suo marchio, oltre a muoversi su linee d'azione tutte sue.

“This hand of mine is burning red! Its loud roar tells me to grasp victory! Erupting Burning Finger!!!"”

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