Strip
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17 . 11 . 2012

Un momento storico

Se questa roba che facciamo da undici anni fosse un telefilm (?), la strip di oggi segnerebbe l'inizio di una nuova “stagione” per la nostra serie Jobs.
Non è che il settore del fumetto sia estraneo a queste tradizioni narrative, ci mancherebbe altro... è solo che io non conosco il gergo e le consuetudini dei fumetti, il che è abbastanza ridicolo considerato che ne disegno uno. Ma in fondo è un webcomic, una bestiola completamente diversa dai fumetti di Batman eccetera. E in fondo a me non importa una cippa dei Fumetti veri, non mi è mai importato.
Ad ogni modo, le strip delle scorse settimane, a cominciare da qui sono state un lungo prologo che ha preparato la strada a questa evoluzione della vecchia cara serie Jobs, quella principale del fumetto, quella in cui i nostri personaggi devono lavorare per guadagnarsi da vivere. Non una rivoluzione, l'abbiamo già detto, solo un rinnovo locali doveroso dopo tanti anni.
Il primo che riconosce il logo vince un pesce rosso nel sacchetto.

Il settore del Divertimento Elettronico è ormai lanciato con spaventosa accelerazione verso l'annuale Maelström festivo; scansatevi dal suo cammino, se potete.
Tra le novità di questi giorni mi interessa un po' solo il nuovo filmato di GTA V. Questa finta Los Angeles contemporanea è resa con un'arte sorprendente, tanto più su dei rottami come le attuali console. Anche la trovata di passare a piacimento da uno all'altro dei tre protagonisti, in qualsivoglia istante, è un espediente narrativo molto moderno, molto di moda negli ultimi anni, e spero che funzioni davvero.

Ma il mio cuore, naturalmente, non è per quei giochi. Il mio cuore perverso è attratto in maniera irresistibile da sirene che, è quasi inevitabile, lo spezzeranno senza pietà. Tipo Sine Mora.
E questo mi pare un momento storico davvero, perché se non ve ne siete resi conto ho appena scritto un collegamento al gioco acquistabile su Steam, proprio adesso, e per pochi soldini. Cioè, ormai disperavo di vedere questo giorno: il giorno in cui uno sparatutto a scorrimento, di quelli con la navicella solitaria e una pioggia oscena di proiettili che riempiono lo schermo, viene pubblicato per PC.
Questo genere di giochi ai bei tempi della nostra gioventù era comunissimo, tutte le sale giochi ne erano piene; ma oggi è merce rarissima, e preziosa per gli intenditori. Questo Sine Mora, poi, non è un giochetto qualunque: ne ho già parlato qualche tempo fa perché mi avevano colpito le sue caratteristiche particolarissime, dal mecha-design di alta qualità alla storia melodrammatica ai limiti dell'umorismo involontario (anzi, forse non è affatto involontario).
Votiamo con il nostro denaro, e chiediamo a questa industria di farci più giochi così, per piacere.

Lo-Rez: arte, storia, web design
17 . 12 . 2012

Gamesweek reportage 2012

Il Gamesweek è la più importante fiera di videogiochi d'Italia. Lo è perché l'evento subito dopo più importante è un aperitivo che ho fatto io con qualche amico nel bar accanto a un Gamestop. Alcuni, curiosamente, credono che vada subordinata alla sezione "Games" di Lucca, ma sbagliano. Lucca ha tutta un'altra estrazione sociale, rispetto al Gamesweek. Le fiere di videogiochi sono cose che esistono da quando esistono i videogiochi e si fanno in un certo modo. Gamesweek appartiene a quella schiatta e a quella solo.

Esattamente come l'anno scorso la giornata di sabato della fiera viene bagnata da abbondante pioggia. Capita, quando si fanno le fiere a Novembre. Questa volta, però, l'ingresso non è nascosto alla vista dei più, ma sottolineato da un imponente arco di legname scadente e colori casuali. L'arco dà poi accesso alle complesse architetture della fiera che, tra un saliscendi e l'altro, ci portano finalmente alla fiera. L'impatto, sempre come l'anno scorso, è dall'alto, ed è l'impatto migliore. Si ha nuovamente quella strana impressione di trovarsi all'E3. Basta distrarsi un pochino perché l'illusione si realizzi.
All'accesso della fiera vera e propria, in cima alle scale, fa presidio il chiosco con le magliette ufficiali della fiera. Ero intenzionato a comprarla, non fosse che costava solo dieci euro, ma poi l'ho vista. Semplicemente la più brutta maglietta che si potesse immaginare. Alcune scritte tracciate a pennarello nero come nel più svogliato degli oratori. Ho cercato rapidamente di rimuoverla dalla mia mente.
Il Gamesweek quest'anno è capitato in una curiosa congiuntura temporale per cui l'ottanta per cento dei titoli prenatalizi più attesi gli sono usciti in faccia. Al di là di Fifa (che aveva uno stand tutto suo) impossibile non tenere conto di Halo 4, Assassin's Creed III o Black Ops 2. Questi giochi dominavano una buona fetta di fiera, ma difficile considerarli delle vere anteprime o delle preview. Mentre si pavoneggiavano erano già praticamente tutti nei negozi.
Allo stesso modo la Wii-U, presente in gran copia nell'isola bianca Nintendo, pur essendo ancora nel limbo delle cose non ancora uscite, è qualcosa che si è già vista un po' ovunque (e qui si, la presentazione a Lucca ha un po' tolto carisma all'evento). In generale trovo il marketing della Wii-U terribilmente curioso (e ne parlerò, forse, più avanti), ma in generale, lungo tutta la sua curva promozionale, mi è difficile pensare al momento in cui i bambini abbiano fatto ooooh.
A conti fatti, insomma, giornalisticamente questa Gameweek è stata piuttosto povera, anche rispetto all'anno scorso. Nessuno si aspettava che semplicemente al suo secondo anno di vita (e con i volumi che comunque sposta l'Italia) venisse eletta da qualcuno come palco per sparare qualche notizia clamorosa, ma sarebbe stato carino sottolineare e dare risalto alle cose più importanti, senza lasciare semplicemente che ognuno esponesse il suo. Al Gamesweek manca, in questo senso, il contatto con la gente del settore, quello grezzo e un po' kitch senza il filtro dei publishers. Venisse giù anche solo, per dire, l'imbianchino dei livelli di Crysis 3 o lo sfigato che ha fatto lo stop motion per la comparsa sullo sfondo di Medal of Honor, avremmo qualcosa di cui parlare. Invece è tutto molto inscatolato nella macchina promozionale delle etichette, senza cuore e con un accento pubblicitario un po' eccessivo.
Gioco che, in qualche modo, ha attirato l'attenzione più di tanti altri e sicuramente ha rappresentato una delle anteprime effettivamente ghiotte della fiera, sicuramente Zombie-U. La Ubisoft si è ritagliata un proprio spazio (cupo e chiuso. VM35 senza patente e permesso del medico sportivo) completamente staccato dall'area Wii-U e oltre a presentare il suo gioco (che al di là dei soliti Mario è sicuramente uno dei più interessanti della line-up di lancio) ha anche fatto delle furbissime opere di promozione, mettendo a disposizione dei visitatori due truccatori che "zombizzavano" chi aveva la pazienza di mettersi nelle loro mani e lasciando in giro per la fiera un gruppetto di scolare zombie e ballerine che, al di là della loro esibizione sul palco centrale, avevano il giusto livello di appariscenza.
Per il resto l'orientamento nella (non enorme) area espositiva, era dato dalle tre aree delle ammiraglie del divertimento. L'isola bianca Nintendo di cui abbiamo parlato, l'angolo Sony e la zona XBOX. L'angolo Sony è probabilmente il luogo che ha sfruttato meglio le sue carte, allestendo un suo palco personale su cui far ruotare saltimbanchi e acrobati. Peccato per l'angoscia che mi metta la line-up Sony, ormai arresasi al ruolo di follower. E c'è il clone di Smash Bros, c'è il clone di Mario Kart, c'é, in generale, un disperato bisogno di avere una mascotte e un'identità, elemento che sicuramente ha costituito parte della fortuna di Nintendo, ma che non si può replicare in modo casuale.
Ricordo ancora quando SEGA creò Sonic, per opporlo al già consolidato Supermario. In Sony, se vogliono che qualcuno senta l'impronta Playstation, dovrebbero fare un'operazione simile, piuttosto che cercare di raccattare in giro i personaggi dei loro giochi di supporto. In questo senso si sente lo scarso peso della casa nello sviluppo dei giochi...
Naturalmente c'erano anche i giochi PS-Vita. C'erano pure delle PS-Vita. Ma... bhe... insomma... dai...
Mentre bazzicavo da quelle parti, comunque, ho adocchiato un trailer veramente disturbante, quello di Beyond. E' quel gioco dall'atmosfera un po' così che, al di là del gameplay, non può non affascinare quelli come me.
Quest'anno più dell'anno scorso vi è stato del selvaggio lancio gadget atto a fomentare le folle e favorire i linciaggi. Sono scene un po' così, sono anche parte del divertimento. Quest'anno sono stati un sistematico strumento per attirare l'attenzione, assolutamente efficace. In questo senso menzione d'onore allo stand Warner Bros, presente con una svogliata edizione GOTY di Batman Arkham City e con l'obiettivo di promuovere il film del Hobbit. E' lo stand da cui sono uscito maggiormente trionfatore, guidando la folla urlante come un deficente brandendo poster arrotolati, fomentato dal trio di standiste. Alla fine ne ho guadagnato, dalle mani della capastandista medesima, nientemeno che un perizoma.
Era nel sacchetto gadget LEGO, assieme a un omino di Lex-Luthor e una maglietta di Batman - DC Heroes. Giuro.
Tirando le somme il Gamesweek di quest'anno è stato una fiera nel senso più popolare e popolano possibile. E' stato un baraccone divertente, dove respirare atmosfera da videogiochi, divertirsi con luci e colori, giocare. Un evento per famiglie, non particolarmente hardcore, curioso e intrigante. La cosa che maggiormente mi é mancata rispetto all'anno scorso è stata la presenza, negli intersizi della struttura, di iniziative piccole e piccolissime. Le etichette blasonate hanno fatto si di avere tutta l'attenzione per sé. Cose come World of Tanks o Wakfu, che ricorderete ampliamente trattate l'anno scorso, non hanno avuto stavolta spazio. Mi è dispiaciuto perché sono in quei mondi, a volte, che si possono trovare cose stimolanti. Per il resto é un evento organizzato bene, che mi sembra abbia avuto un notevole successo di pubblico e che comunque rappresenta la giusta soluzione alla provincialità del nostro paese. Ha ancora molta strada da fare, indubbiamente, ma per ora non sta sbagliando.
Una voce a parte invece la merita Gamestop. Come fece Mediaworld l'anno scorso, Gamestop ha impiantato un vero e proprio maxi-negozio prendendosi quasi un quarto del padiglione. Ora, non è che il popolino ami alla follia Gamestop e in verità non è nemmeno che una certa ostilità sia immotivata. E' indubbio che la politica dei prezzi del Gamestop è un po' quella che è, tanto per dire... L'anno scorso Mediaworld si prostituì per come mise a caso certi prezzi. Stavolta, invece, Gamestop ha organizzato le promozioni a orologeria, con l'omino che ogni tanto annunciava questo o quel prodotto iper (bhe, non sempre così iper) scontato. Un atteggiamento in linea con le politiche Gamestop, ma che non è piaciuto granché. Dopotutto il suo, a conti fatti, è risultato semplicemente un negozio. E visto che non aveva neanche reali occasioni molti lo hanno trovato come spazio rubato alla fiera.
Il sempre importante e attentamente valutato fronte gnocca ha, anche in questo caso, mostrato una certa flessione. Non che le standiste fossero omoni pelosi, ma quelle che c'erano erano sì carine, ma poco appariscenti. Anche il prezzolato cosplay (il cosplay-cosplay ha avuto spazio solo domenica) non è stato fatto con un occhio particolare per i personaggi femminili e per i vestiti succinti. Guadagnano comunque menzione le standiste della Warner (quelle del succitato perizoma) più che altro per il mio momento di gloria e, sicuramente, la presentatrice di Step Up 4, che eleggo ivi, seduta stante, reginetta.

“Maya è difficile tu lo sai / ma come sempre insisterai / Maya tu non ti arrenderai / ed alla fine ci riuscirai / Maya il tuo sogno realizzerai / ed un'attrice diventerai.”

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