Strip
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22 . 09 . 2012

La malattia dei film

Reclinate lo schienale e mettetevi comodi, mentre su queste pagine va in scena la Rovina. Tutto brucia attorno ai nostri beniamini, tutto crolla in pezzi.
Forse chi arriva stordito dai bagordi della serata (ma è poco probabile dato il nostro Lettore Tipo), oppure chi è capitato qui per caso dopo aver cercato su Google qualche frasetta sconcia, e poi è rimasto per gli editoriali interessanti (?)... chi, insomma, per un motivo o per l'altro non si raccapezza più in questo vortice di novità che ha sconvolto la nostra serie Jobs, può premere il tastino “Indietro” un po' di volte, oppure andare all'archivio.
Nella strip di oggi anche la povera Clara perde il lavoro. Clara operava nel settore delle Pubbliche Relazioni per un grande editore di videogiochi, ma il marchio che ha provato a lanciare un annetto fa, Marty Panzeroth™©, è stato un flop.
C'è la crisi, eccetera. Non l'abbiamo fatto apposta, ma di sicuro questo fumetto risente un po' degli influssi del Mondo Reale... Dannazione!

Fortuna che c'è il tizio qua di fianco a tener alto il livello di Sfiga & Ossessione di questo sito, commentando adeguatamente i grandi filmoni che stanno uscendo in questo periodo, Batman e Prometheus. Da parte mia sono rimasto del tutto fuori dal giro, ultimamente, preferendo robetta più modesta, vecchia e difficile da reperire (e spesso non ne valeva nemmeno la pena).
Il cinema non è per me, perlomeno non in questo periodo. Posso però contribuire con qualche nota a margine al fenomeno del momento: ad esempio questi cortometraggi asiatici a cartoni animati con i personaggi di Batman sono molto carini.
Pare che oltretutto sia roba ufficiale, questo Bat Man Of Shanghai, una specie di parodia delle parodie orientali. Ad ogni modo, il film in sé non mi ispira. Il precedente è obiettivamente un'opera gigantesca, ma perfino quello mi ha sempre lasciato un po' infastidito: il Cavaliere Oscuro esibiva questi discorsi roboanti, questo melodramma così appassionato... ed intanto un tizio vestito da pipistrello saltella qua e là per lo schermo.
Forse agli intenditori piace proprio questa messa a nudo dell'assurdità del supereroe in costume, e allo stesso tempo della sua potenza simbolica. A riflettere sul mestiere di Batman, è vero, c'è da scoppiare a piangere ogni volta che entra in scena col suo pigiama nero e le orecchiette a punta... ce n'é abbastanza da spezzare il cuore per la tristezza infinita di questa figura, che resta soltanto patetica nonstante tutta la grandezza di cui la rivestono gli altri. Questo probabilmente c'é nei film, però mi sembrano un po' troppo scollegati, troppo indecisi: ci restituiscono un Batman iperrealistico, d'accordo, ma in fondo cosa ce ne facciamo di questo iperrealismo? Ridicolizza il fumetto, non lo esalta.
Ma forse sono io che non riesco ad essere mai contento: dopotutto, ne sono certo, se vedessi questo Dark Knight Rises lo spettacolo mi rullerebbe assai, perlomeno fino ai titoli di coda.

Prometheus invece proprio non mi appartiene: troppa melma nera che ti si infila dappertutto, troppi tentacoli malintenzionati, troppe teste che esplodono dentro le loro tute spaziali. Della sua mitologia, poi, non mi importa un bel nulla. Apprezzo solo il fatto che ancora oggi, nella nostra epoca debosciata, si possa investire un sacco di soldi per fare un Film di Fantascienza con le effe maiuscole, duro e complesso.

Lo-Rez: arte, storia, web design
22 . 09 . 2012

L'affettuoso bavoso

Premessa doverosa: questo non è un sito di cinema. Ma è un periodo piuttosto pregno cinematograficamente. Converrete che sono state tirate delle belle bordate nerd ultimamente. E converrete che non potevo tacerle. Oppure non ne convenite. Pazienza. Comunque oggi più di altre volte temo che inserirò spoilers

Quando ormai più di una decina d'anni fa scrivevo Emando (si, il sito è ancora lì, no, non ne sono orgoglioso) uno dei personaggi ricorrenti era Alien. Saltato fuori durante la parodia di Matrix era un inserto random che compariva nei momenti più assurdi, denunciando il suo desiderio di apparire buono e fare televisione per bambini.
Questo vi dia una piccola prova del fatto che, a suo modo, Prometheus è principalmente una questione d'affetto, dove quel principalmente potrebbe inquinare il vostro approccio a questa recensione. Mettere le cose in questo modoperò ha un suo perché, fidatevi. E' una questione d'affetto perché, mentre tutti voi bimbi potevate già comprarvi un biglietto del cine da soli e andarvi a vedere Dark Knight quando questo è uscito e quindi chissà cosa aspettavate di Rise, scommetto che siete pochini a poter dire di essere nati e raziocinanti all'uscita di un alien come si deve. Quando uscì Alien 3 ero già un giovinetto che andava alle elementari e parlava di cose fighe che si fanno al cinema con gli amichetti. Naturalmente non vidi Alien3 al cinema (e in realtà non l'ho ancora ribeccato tutt'oggi) perché ai tempi ero un bimbetto impressionabile, ma tralasciando questo dettaglio è impossibile dire che la mia idea di fantascienza non sia in qualche modo influenzata dall'opera di Scott e dei suoi nobili successori (Cameron più di Fincher, ovvio, ma vorrei tenere stringato almeno il cappello introduttivo quindi concedetemi di andare giù della grossa).
Ribaltiamo quello che leggete in rete: Prometheus è il prequel di Alien? Si. Ne avevamo bisogno? No.
E' il prequel di Alien perché non esiste un universo di Alien che vada molto al di là di Alien in sé (e seguiti). Molti degli aspetti di contorno alla storia possono essere riproposti in modo feticistico (Weyland, androidi, pianeti che cominciano per LV...), ma non c'è, nel futuro di Alien, un tratto tanto caratteristico e originale da pensare di poterlo usare a prescindere da una vicenda in cui mostri bavosi escono dalle viscere della gente. Quindi dire che Prometheus è ambientato nell'universo di Alien non vuole dire un bel niente. E' un film prima di Alien, abbastanza prima da non finire quando quello comincia, ma comunque montato sull'ossatura delle creature che sbavano acido e hanno due bocche.
Non ne avevamo bisogno perché nessuno che abbia un minimo di esperienza cinematografica si mette a fare domande sui retroscena di un B-Movie. E questo è Alien. C'è un mostro. Il mostro mangia quasi tutti. L'eroina appare in mutande e si salva. (l'apparire in mutande, negli anni 80, era caratteristica quasi imprescindibile). Da dove viene il mostro, dove va, come è finito lì non conta niente.
A partire da questi due assunti, recidiamo sto cordone ombelicale con film di trent'anni fa e parliamo di Prometheus in sé, che non serviva, che può fare un po' quello che vuole e che è un film di fantascienza.

No, per essere precisi...

E' IL film di fantascienza degli ultimi dieci anni. Nel bene e nel male

La prima ora di Prometheus (fino all'autocesareo) è una delle prove d'autore FS cinematografiche più sontuose, affascinanti e commoventi da tempo immemore. Una perfetta riproposizione delle tecniche e del fascino degli anni d'oro del genere, svecchiate con un uso di tecnologia (cinematografica) non invasivo. Un gioiello retto sul sottile equilibrio del mystery movie, assolutamente privo di qualsiasi pretesa di originalità, disegnato secondo regole antiche che forse non tutti sono pronti ad abbracciare, ma che, per la mia sensibilità, ancora sono degne di rispetto. Nella prima ora di Prometheus non succede niente. Ed è un niente bellissimo (definizione viscerale del caro vecchio sense of wonder).
Ma Prometheus è un figlio del mondo di Alien e Alien, nella sua simbologia e nella sua natura, è la storia del conflitto della carne con sé stessa. E' quindi suo destino culminare in una scena assurda e allo stesso tempo geniale come quello dell'autocesareo della Rapace. Una scena che chiede ben più di un pizzico di sospensione di incredulità, ma che è la summa stessa della poetica di Alien. La donna nuda che si abbandona alle macchine e si fa squartare da loro, nel tentativo di debellare la paura dell'ignoto che sta crescendo nel suo ventre. Quei pochi minuti, tranciati via dal resto del film e usati come semplice cortometraggio, sono non solo pura arte, ma anche la voce più genuina e sincera di quello che Alien fu, arrivata intatta attraverso un tunnel temporale di tre decadi.
Ma, purtroppo, Prometheus non è un esecizio di stile. E non è nemmeno un cortometraggio viscerale. Prometheus è un film e, ahimé, a valle dell'autocesareo, come spesso accade nei film che ben costruiscono la tensione narrativa, compie il delitto di rovinare tutto acceleranto terribilmente la trama, dimenticandosi delle connessioni logiche e dei nessi di causa-effetto e sprecando con numerose clamorose cantonate immagini e idee che fino a quel momento lo avevano sostenuto. Sintetizzando tutto in un termine: svacca.
Svacca male, in un modo che lascia l'amaro in bocca, portando la vicenda a un finale aperto che non merita, non chiudendo niente se non con brutti pestoni immeritati, diluendo e umiliando i climax fino a quel punto prodotti.
Quindi? Quindi è veramente difficile arrivare a una chiusa di giudizio. Prometheus svacca. Mentre svacca assesta una mezza dozzina di colpi bassi al fanboy di Alien con i richiami più espliciti alla saga originale, ben orchestrati. Prometheus svacca. Ma non si può rinnegare quello che intanto è riuscito a far passare. Prometheus svacca, ma... tra tutto... come dire... è pur sempre un film di Alien.
Amate Prometheus. Voletegli bene. Incondizionatamente. Non è lui che deve darvi qualcosa come pubblico, siete voi che dovete dare qualcosa a lui come film. Perché Prometheus è fantascienza. Prometheus è Ridley Scott. Prometheus è Alien.
E' colpevole, ma merita il perdono.

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