Strip
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26 . 05 . 2012

Un ricatto morale

A quanto pare ci siamo infatuati di infografica, se anche stavolta come un paio di settimane fa abbiamo fatto una strip a base di diagrammi più o meno astratti.
La strip di oggi, ad ogni modo, è saldamente radicata nella tradizione della nostra serie Jobs, che narra l'epico scontro tra gli Ingegneri e il Mondo (perlomeno quando i protagonisti sono Neo & Gödel). Come tutte, anche questa scaturisce dalle dure esperienze vissute sulla pelle di noialtri Autori, nella Vita Reale™.

Non si spegne il fuoco demoniaco di Diablo III. L'onta dei server che funzionano a singhiozzo, adesso-stai-giocando-e-adesso-invece-non-puoi-più, continua a bruciare. I lamenti di milioni di anime tormentate si levano da tutti i forum. Curioso che tutto questo karma negativo non si rifletta sui dati di vendita, che di fatto hanno superato di molto la soglia della follia. Del resto, la frustrazione di essere tenuti esclusi dal gioco è tanto più bruciante quanto più il gioco in sé è coinvolgente... e Diablo ha una lunga tradizione nell'indurre dipendenza. Ogni quarto d'ora c'è un nuovo equipaggiamento, un nuovo mostro, una nuova svolta nella trama, un nuovo potere, in una progressione infinita che tiene ipnotizzati dallo schermo. E intanto passano le ore. Almeno questo, in 12 anni, proprio non è cambiato.

Per bilanciare il karma, a proposito, bisogna parlare anche di un giochetto che ha tanto bisogno di un po' di pubblicità. Anche questo è un progetto nato su Kickstarter, come va di moda oggigiorno: si promette di fare un bel gioco se la gente donerà una certa sommetta in anticipo... Praticamente un ricatto morale legalizzato.
Il gioco in questione è Zombie Playground. Ne parlo perché l'idea originale per questo gioco deriva da un'illustrazione di Jason Chan, che è uno dei miei artisti preferiti (come ho ripetuto forse un po' troppe volte su queste pagine). L'illustrazione, di diverso tempo fa, raffigurava appunto dei bambini impegnati a respingere un'orda di bambini zombie in un parco giochi per bambini.
L'idea aveva un certo potenziale, in effetti, tanto da ispirare questo gioco dove potremo impersonare uno dei suddetti bambini, personalizzandolo con equipaggiamenti fashion 0-12, e combattendo con pistole ad acqua, spade di legno, petardi e cose così.
Mi sembra un progetto che merita di essere realizzato, non solo per il gioco in sé, ma anche per dare soddisfazione ai sogni della bella gente che l'ha pensato. Non posso fare a meno di immedesimarmi un poco in loro.

“Truccati gli occhi e affronta le tue ombre /
Fatti più forte che il mondo ti confonde /
Dici di si ai tuoi cavalli bianchi”

Lo-Rez: arte, storia, web design
26 . 05 . 2012

Open mind

Questa strip estremamente ingegnera è decisamente adatta a un editoriale di informatica nerdica duro e puro, come quelli di una volta. Su un argomento filosofico estremamente importante (e già lungamente dibattuto) come il concetto di open e closed. Cercherò di essere brev... no dai, chi voglio prendere in giro.
In un passato lontano lontano un uomo peloso doveva stampare e non aveva i driver. Li ha scritti e li ha messi a disposizione della comunità. Da lì è poi rimasto folgorato dal concetto di codice free e ha fondato la sua piccola religione digitale basata sulla condivisione del software e sul potenziale della mente-alveare di risolvere i problemi degli sviluppatori.
Ancor oggi, però, questa corrente di pensiero vede l'opposizione di una mentalità completamente diversa, portata avanti da un'azienda plutocratica, immensa e tentacolare, il cui potere si estende ormai ben oltre le mere capacità economiche e tecnologiche e oltretutto ha un peso notevole sulla vita quotidiana, visto che i suoi prodotti sono usati praticamente da tutti.
Ovviamente stiamo parlando di Google.
Eh? Ah, scusate, non l'ho linkato: Google.
Oh certo, se volete l'ammirazione dei forum, se volete essere assurti a eroi della libertà e del bene comune, se volete strappare grasse risate al vostro prossimo nerd, dove spalare mota su Microsoft, è abbastanza ovvio, anche usando una qualche battuta stantìa su qualche loro sistema operativo ormai dismesso. Prendersela con Google invece è sbagliato, in fondo Google non è cattiva.
E arriviamo a dire perché non lo è: innanzitutto Google non lucra sui suoi prodotti. Nooo. Li mette a disposizione della comunità. Ha messo in piedi una mail che concede uno spazio dieci volte quello delle migliori mail a pagamento del pianeta. Ha elargito un'intera suite da ufficio che impedisce di perdere i documenti. Ha pure quell'aziendina, là, che ti fa vedere i filmi e li strimma, a volte persino nel pieno della legalità.
Non bastasse, poiché Google sa cosa vogliono i bimbi nerdici, oltre a tutti i suoi vari servizi Google offre anche un'abbondanza mostruosa di API e possibilità di uso. Per cui i suoi server possono essere contattati in innumerevoli modi da altri server o programmi per interagire. Questo significa che, se volete in un qualsiasi contesto, anche nel vostro schifoso sito internet amatoriale, la mappa dell'intero globo terracqueo, Google ve la elargisce, ci potete giocare come volete. Siete liberi di farci quello che volete. Capito? Siete liberi.
E', infatti, un modello open. Sviluppare il componente X e mettere a disposizione degli strumenti perché questo componente X sia anche una sandbox che permetta di fare altre cose. Non è open il dettaglio del codice, è open il servizio, la sua potenzialità, la sua efficienza e la sua affidabilità.
Microsoft (che comunque viveva in un universo differente) forniva il componente X, se lo faceva pagare, e imponeva che il componente X fosse usato nei modi A, B e C. Qualsiasi eventuale possibilità di essere usato come D dipendeva dal loro buon cuore e dalla loro decisione di aggiornarlo.
Google fornisce il componente Y, gratis (si, gratis come la birra) Questo componente ha sicuramente le capacità A, B e C. Ma se sopra di lui tu volessi costruire la funzionalità D sei incoraggiato a farlo e, soprattutto, è stato tutto scritto in modo che sia facile farlo.
Questo permette oggi a Google di essere l'azienda Closed Source più amata e rispettata del pianeta. E non c'è nessuno che alzi bandiere contro il suo essere Closed Source, nessuno sbandiera la necessità di trasparenza e onestà intellettuale, nessuno crede che Google usi il suo software per controllarti. O meglio, lo pensano (lo sanno) tutti, ma rispetto a rilasciare un Internet Explorer 8 lo trovano tutti decisamente meno immorale.
E il Closed Source di Google è particolarmente spinto. Del server-side delle sue splendide e prodighe applicazioni non si sa assolutamente niente. Girano chiuse in bunker in cui le guardie hanno l'ordine di sparare a vista, probabilmente su processori che non sono nemmeno uguali a quello che avete in casa. Insomma, non solo non avete in mano nemmeno una riga del loro codice, ma se anche l'aveste avreste bisogno anche di sapere per quale diamine di silicio è stato compilato.
Non vuole essere, la mia, una filippica contro Google (che, ripetiamolo, non è cattiva). Vuole però essere un appunto mosso a tutte le filippiche morali e dogmatiche del mondo open, quelle retrograde prese di posizione secolari che non solo, a mio parere, non hanno alcun fondamento pratico, ma che a conti fatti sono fortemente plasmate dallo zeitgeist, dal modo di sentire, dall'ambiente, e non hanno radici filosofiche solide. Perché se così fosse avremmo certamente più articoli su questo leviatano molto più immenso di Microsoft, avremmo interi progetti che gli si scagliano contro, avremmo eserciti predisposti a combatterlo e a ricacciarlo nelle tenebre.
Invece no. E non perché Google sia Open, ma perché nel suo Closed ha saputo cogliere meglio certi desideri della comunità, ha saputo ingraziarsi lo sciame.
Allora, chiudendo, quello che conta è ora la domanda che fa più paura: meglio open? Meglio closed? O meglio Google? Ricordatevi che se scegliete Google da Google non si scappa. Loro hanno i server chiusi nei bunker e tutte quelle cose, non so come può contrastarli la cosiddetta comunità.
Ma, forse, non ha senso preoccuparcene.
Forse.

“per le strade di Baghdad / ho visto una chiesa bruciare / Gesù Cristo sceso dalla croce / maledirmi in inglese”

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