Strip
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21 . 04 . 2012

Senza indugio

Di ritorno da giorni on the road ancora una volta, mi costa un certo sforzo questa settimana scrivere queste due righe sul solito tema del Divertimento Elettronico.
Intanto c'è la strip, che torna ad occuparsi di due atipici impresari, Cloud & Link, alle prese con l'organizzazione di tornei di videogiochi. Pare che girino dei bei soldi, gli sponsor sono interessati, e si moltiplicano perfino nel nostro miserabile Paese iniziative come quelle di cui abbiamo parlato qualche tempo fa. Naturalmente, tutto ciò significa ROVINA per lo spirito autentico dei Veri Videogiocatori, una nicchia protetta che ricorda ancora con affetto i bei tempi della sala giochi. Tempi feroci, certo, dove la selezione naturale agiva indisturbata e se non eri capace di menare la levetta a Street Fighter rischiavi le botte anche nella Vita Reale™. La scena dei picchiaduro 1 contro 1 è ancora così antipatica e competitiva, anche nei tornei internazionali, ma l'atmosfera sta cambiando, è come giocare la Champions League oppure la partita settimanale nel campo di quartiere.

Ad ogni modo, queste faccende non ci importano più di tanto. Oggi mi preme parlare di due giochetti curiosi. Uno non lo volevo neppure citare su queste colonne, ma ne stanno parlando tanto e fa tanta pubblicità (per essere solo un giochino), e per orgoglio personale bisogna che esprima il mio superficiale parere.
È Pandora's Tower, un RPG d'azione giapponese. È per la Wii, ma non si tratta affatto di un trastullo per i bimbi, date le tematiche trattate. O meglio, probabilmente i bimbi giapponesi sono esposti a ben altri livelli di perversione, ma qua in Occidente non è roba che si vede tutti i giorni. In pratica c'è questa fanciulla dai capelli blu che si ammala di una maledizione particolarmente disgustosa, che minaccia di trasformarla in una mostruosità rivoltante piena di tentacoli rosa. E poi c'è il solito tizio che, senza riflettere un istante, si lancia in un'impresa pericolosissima per salvarla, probabilmente sperando in qualche tipo di ricompensa (ma forse sono troppo malizioso).
La cosa bizzarra, in questo quadro molto convenzionale, è che la ragazza è una casalinga convinta, e se ne sta in casa a far le faccende domestiche in attesa che il suo cavaliere ritorni ogni giorno dal lavoro. Il lavoro consiste nell'ammazzare orde di mostri e collezionare i loro organi interni, che la fanciulla deve mangiare crudi per guarire dalla maledizione.
Possiamo fermarci qua, il resto è facilmente immaginabile se avete un po' di esperienza di roba giapponese.

Questo mese, o forse il mese scorso (sono un po' stravolto), è uscito finalmente Sine Mora, un titolo che invece posso apprezzare tantissimo. Si tratta di uno sparatutto a scorrimento, il classico genere con l'astronavina solitaria e proiettili come se piovesse... se ne vedono sempre meno, e spero tanto che questo gioco possa contribuire alla rinascita del genere come è successo con i giochi di combattimento qualche anno fa.
L'arte è notevolissima, steampunk ma molto curata e originale nel mescolare lo stile orientale e occidentale. Gli autori sono i tizi di Grasshopper Manufacture, un nome una garanzia. Insomma, fanno giochi con difetti evidenti, ma almeno altrettanti pregi: e soprattutto sono completamente fuori di testa. Per questo gioco si sono fatti aiutare (o forse è il contrario) da altri tizi ungheresi, e ne è venuta fuori questa atmosfera originalissima. Se non bastasse, il mecha-design è firmato da Mahiro Maeda, l'artista di Evangelion e Animatrix.
E tutto il gioco è parlato in ungherese. Ed è strapieno di citazioni da Schopenhauer. Oh cieli, siamo al delirio puro!
Caso strano per un titolo di questo genere, anche la storia è decisamente curata e piena di idee interessanti. Il mondo ha bisogno di più giochi così.

Lo-Rez: arte, storia, web design
21 . 04 . 2012

AS11X

Notch ha in mente un nuovo sandbox game dopo Minecraft. Si chiama 0x10c e forse non vi piacerà.
Si tratta dell'antesignano di tutti i generi con free roaming e sandbox, ovvero il gioco di esplorazione spaziale definitivo. Nei secoli scorsi, nell'era dei cubetti, esisteva Elite. Oggi l'autore di Elite vende microcomputer, Notch invece si è lanciato nel suo gioco "alla Elite" in cui dentro c'è un computer, realizzato in perfetto stile sandbox.
Da qui piantatela pure di leggere, perché la vicenda si fa noiosa. Notch ha già rilasciato sul suo sito una specifica del linguaggio del processore del computer virtuale.. Questo documento è esattamente uguale a quello che correda il processore del vostro computer di casa.
Questo significa, in ottica sanbox, che il computer virtuale dell'universo del paz... di Notch, ha tutte le potenzialità del computer di casa vostra. Con l'unica differenza che il computer di casa vostra ha dentro almeno cinquant'anni di programmazione e strati di astrazione che hanno reso la sua gestione un cicino meno ostica.
A parte questa caratteristica, in realtà, non si sa molto del gioco se non che si avrà un'astronave con cui si girerà la galassia in cerca di rissa, risorse e cose del genere. Lo scenario che mi vedo io è quello in cui anche tutti gli equip della nostra astronave, per quanto potenti o complessi, avranno specifiche esattamente come il processore. E così, se anche si riuscirà a recuperare un cannone particellare dalle smisurate capacità, bisognerà purtroppo perdere giorni a scriversi giù i driver.
Poi, quando il gioco comincerà ad avere uno sviluppo, alcuni gruppi di giocatori si offriranno di scrivere driver per gli altri a pagamento.
Nello step successivo un giocatore particolarmente peloso scriverà driver e dirà che chi vi vende driver è brutto e cattivo e che lui invece li condivide, ma non perché sono gratis come la birra, ma perché sono liberi come la libertà.
Tra cinque anni enormi armate di grandi vascelli spaziali si scontreranno nella galassia per difendere l'assunto che il kernel delle astronavi stesse non va scritto a oggetti e che comunque è ora di smetterla di supportare i file system spaziali FAT32.
E, ammettiamolo, il dubbio che in EVE Online ci si diverta già oggi di più, a questo punto, potrebbe anche venire, eh.
Insomma, il concetto di Minecraft era qualcosa che colpiva lo strato più primitivo della nostra giocosità: i LEGO. I LEGO e i mostri. La possibilità di usare i LEGO per sconfiggere i mostri. Qualsiasi tipologia di giocatore mi venga in mente ha, nelle sue componenti base, questa tendenza.
La programmazione Assembler, l'Arte dei Padri, la Lingua Sacra che ormai nessuno osa più toccare, il più alto e puro simbolo dell'informatica, è qualcosa di molto più elitario (e qui, il gioco di parole è delizioso) e sicuramente ha meno attrattiva.
Ma Notch Non Lo Fa Per Voi (e quindi ci incula il copyright, tra parentesi) e se ne sbatte. E io sono un Ingegnere delle Tenebre a cui, forse, verrà concesso di programmare un'astronave, quindi, in un certo senso, potrei avere un computer che risponde ai miei comandi come voglio io o intelligenze artificiali che combattono per me. Voi capite che, dal basso del mio essere, il potenziale è MOSTRUOSO.
E poi oggi comincia a divenire imbarazzante dare a Notch premi di gamedesign. La gente comincia ad accorgersi che Minecraft è uscito da un po'.
Questa segnalazione chiude l'editoriale. Vi lascio a questo umido Aprile. Devo parlare di cose. Che cosano. Me la sbrigherò.

“Gli anni d'oro del grande Real / Gli anni di Happy Days e di Ralph Malph / Gli anni delle immense compagnie / Gli anni in motorino sempre in due”

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