Strip
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14 . 01 . 2012

Il corpo

La prima cosa che mi sono chiesto, vedendo questa strip formarsi davanti ai miei occhi in anteprima mondiale assoluta, perché ero io che la stavo disegnando, è stata: “facciamo strip su Bob da diecimila anni ormai, possibile che non abbiamo mai usato questa battuta?” Ebbene no, in tutti questi anni il nostro sceneggiatore, Cymon, è riuscito a girarci attorno, sebbene l'ozio dell'angioletto Amministratore di Sistema sia uno dei temi portanti della nostra serie Jobs.
Figuratevi gli altri!

Oggi devo occuparmi di un giochetto che è rimasto troppo a lungo preterito su queste colonne; e mi duole farlo soltanto ora, perché se non qui, in uno degli ultimi baluardi della cultura dei Veri Videogiocatori, dove se dovrebbe parlare? I canali di informazione per le masse lo dimenticano, quando va bene lo emarginano in qualche ignobile rubrica dedicata all'archeologia del settore. Anche se consumate regolarmente un flusso di notizie a tema “I Videogiochi”, è ben possibile che abbiate poche confuse idee sullo stato attuale di questo titolo.
King Of Fighters XIII.
Quindici anni fa questo titolo sarebbe comparso in tutte le classifiche dell'Anno, oggi se lo citate in conversazione ottenete solo occhiate vuote. Ma a me oggi non interessa quel che è stato, i ricordi di un'infanzia al bar a pucciare gettoni. King Of Fighters ha una storia gloriosa, ma ha anche un presente, per chi non è troppo preso a rimpiangere l'Epoca dell'Oro per accorgersene: se abitate a Tokyo o Hong Kong (???) potete uscire in questo momento e andare a pucciare il gettone. Se abitate altrove, accontentatevi di inserire il disco nella console, e giocare online.
King Of Fighters XIII non è stato benedetto dal successo di pubblico di cui godono da un po' di anni i giochi di combattimento dello stesso genere, tornati alla ribalta con Street Fighter IV. È rimasto ferocemente hardcore, sebbene a onor del vero anche Street Fighter e compagni non scherzino affatto, da questo punto di vista... e sotto una glassa zuccherosa per attirare le folle ingenue sfoggiano ancora con orgoglio un cuore indomito. Padroneggiarli è cosa per pochi, anche se possedete lo strumento adatto.
Ad ogni modo si tratta di un giochetto starordinario per gli amanti della Pixel Art: vedere quegli sprite animati in alta definizione (o comunque più alta che quindici anni fa, almeno) è una fonte di ispirazione inesauribile, e riscalda il cuore. Ho apprezzato tantissimo questo articolo sulla caratterizzazione dei personaggi in quest'ultimo King Of Fighters, perché rende giustizia all'enorme lavoro dei disegnatori di SNK, che ingobbiti nei loro piccoli uffici nipponici hanno consumato gli occhi colorando quei pixel uno ad uno, per dare a ciascun personaggio la sua personalità.
Niente sequenze cinematografiche o romanzi venduti al supermercato con i retroscena della trama: in questo gioco onesto sono i corpi stessi dei personaggi a esprimere tutta la storia, tutti i retroscena di cui c'è bisogno. Era dunque inevitabile che altri ossessionati compissero il lavoro immane di estrarre dai file del gioco tutti gli sprite, perché il mondo possa ammirare questi piccoli capolavori, dai rimbalzi esagerati di Mai Shiranui al movimento dei piedi di Joe, che pratica uno stile Muay-Thai irruento e un po' impreciso. E nelle animazioni questo si nota, se uno ha la competenza per notarlo.

Lo-Rez: arte, storia, web design
14 . 01 . 2012

Connectivity

Ho detto male dei router NETGEAR in passato. Ne ho fusi due. Ho sempre odiato, poi, il fatto che non avessero un tasto per spegnerli. Sono stato ingiusto, la mia attuale esperienza con un D-Link è disastrosa. A parte un'interfaccia decisamente più brutta e praticamente non funzionante il wireless del mio dispositivo sembra semplicemente rotto. Ovviamente sembra che l'unica opzione utile sia lanciarlo dalla finestra perché impari qualcosa sulle trasmissioni per l'aere. Tutto ciò ovviamente potrebbe anche non interessarvi, m lo dico come sfogo.

Sto provando un pochino tumblr. Lo sapete che io sono il volto social di Follow the Rabbit, ma in verità sto provandolo in maniera non granché social. Sto infatti usandolo per riversarvi le mie riflessioni di programmazione sparsa casalinga. In realtà non credo che la cosa stia venendo molto bene, credo di stare dimostrando un'ingenuità pazzesca nello scrivere quello che scrivo, è proprio stream of consciousness senza fondamento, tanto che ero un po' reticente a passarvi il link. Insomma, sono abbastanza convinto che quello che sto scrivendo è piuttosto stupido e non nel senso che voleva essere stupido apposta (come capita spesso con la roba che scrivo qui). Ma magari a lungo andare ne uscirà qualcosa di buono, non lo so.
Sto provando a fare questa cosa perché la mia scena preferita di The Social Network è quando Zuccobergo crea facesmash. E' il momento in cui immmagino lo abbiamo sentito un po' tutti vicino a noi, perché quella era programmazione nerdica da malato. Mi affascinava il fatto che bloggasse quello che stava facendo e vorrei vedere come funziona a fare una cosa del genere.
Ho sentito, in generale, parlare un po' male di tumblr. Una specie di stream of spamness senza costrutto, un moto continuo di blog e riblog che ammassa l'informazione senza coerenza. Io ammetto che non lo usando in chiave social. Intanto non conosco nessuno (e fa un po' impressione dirlo) e poi non ne ho nemmeno interesse. Diciamo che mi intriga perché è una piattaforma più leggera di un vero blog. Un blog secondo me si porta dietro sempre un certo rispetto di entità editoriale che ti impedisce di essere sciatto e quindi ti inibisce dallo scrivere ogni volta che ti salta in mente. Tumbrl invece è una grosa finestra di stato di facebook per cui più lo aggiorni e più lo aggiorni con poco meglio sta. E' anche leggera la sua interfaccia, piuttosto buona. E' un'infrastruttura che fa meno cose di Facebook quindi non è a questo paragonabile, però, tanto per dire, fa già più cose di Twitter, che al contrario è disastroso.
Credo che la fortuna di Twitter sia il mobile. Il microblogging è cosa da fare mentre sei in giro, quando le cose ti saltano in testa. Frase spot che si contestualizzano in quello che stai facendo. Se hai un cellulare connesso ha senso sparare i tuoi pensieri su Twitter e Twitter lo sa. Per questo le sue API sono molto buone e tutte le strutture con device casuali anche. Per questo il suo sito fa, al contrario schifo. Tumbrl invece sembra proprio il contrario. Potresti scriverci su papiri e sarebbero coerenti con la sua infrastruttura, ma non ci si nega la possibilità di qualche sortita lampo, che magari comunque può venire in mente al PC.
Certo, un tale caos può forse permettere di prosperare alle sedicenni del Cioè, una piaga antica di internet, ma anche loro hanno diritto di vivere (si, anche se ascoltano Justin Bieber) e credo che difficilmente le incrocerò anche usando i loro stessi server, il che è cosa buona.

La parte conclusiva dell'editoriale la meritano questo progetto e questo. Il primo progetto rischia di essere una coltellata alla schiena, il secondo è nerdico e retrogamer e abandonware, ma non sono ancora riuscito a farlo girare sulla mia macchina.
Intendiamoci, io a XCOM devo alcuni miei organi interni, il modo in cui ho idolatrato la saga, il modo in cui mi ha fatto letteralmente sobbalzare sulla sedia e in generale quello che ha rappresentato per me trascende le regole del Vero Videogiocatore. Il fatto che qualcuno abbia preso in mano di nuovo l'idea e voglia realizzare un nuovo gioco sul brand non mi elettrizza, ma mi riempie di nostalgia. Non mi elettrizza perché non sarà lo stesso gioco, non sarà il freddo mondo a cubetti in cui circondare un alieno era un'attività di geometria astratta, non sarà l'avventura in cui ogni singolo pezzo del tuo equipaggiamento era guadagnato col sangue e il sudore. Non lo sarà perché quest'epoca non sarebbe fatta per lui. E se non sarà quello allora pensare a cosa potrebbe essere mi spaventa realmente. Mi riempie però di nostalgia, leggere articoli che lo riguardano, perché le sensazioni di quel passato lontano sono ancora vive in me, quando si assaltà Cydonia, nel cuore della faccia di Marte, per annientare gli alieni.
Open XCOM è invece qualcosa di più ovvio. La ricompilazione open del gioco originale. Ok, affascinante l'idea di usare i file di dati del gioco originale, ma quello che secondo me rappresenterebbe il culmine di gioia sarebbe usare quell'infrastruttura per scrivere qualcosa di nuovo.
Quello, lo ammetto, scuoterebbe le mie viscere più dell'uscita di tanti giochi che incendiano gli animi oggi come oggi.

“neanche se ti pagano ma tanto non ti pagano / neanche se ti pagano ma tanto non ti pagano / neanche se ti pagano ma tanto non ti pagano / neanche se ti pagano ma tanto non ti pagano”

Cymon: testi, storia, site admin
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