Strip
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05 . 11 . 2011

Lo splendore inaccessibile

E così anche questo capitolo di Kunoichi Clara ha la sua tavola consacrata al combattimento: perché in questa serie, gira e rigira, si arriva sempre alle mani e, anche considerando che i personaggi in maggioranza girano armati, ecco esplodere un tripudio di violenza stilizzata, lame danzanti, kung fu coreografico.
O almeno, questa sarebbe l'intenzione. Quando però le idee, per quanto perfette nella mente degli Autori, vengono messe al mondo, occorre sempre mettere in conto un inevitabile degrado, una entropia impietosa. È la dura legge universale, e credo che in questo Ventaglio 4 di Kunoichi Clara si mostri in tutta evidenza. Continuamente, mentre disegnavo queste tavole, mi sono scontrato con i limiti della mia abilità artistica, tra l'altro molto trascurata negli ultimi anni (dall'ultima tavola del 2007, ad esempio, non c'è stata una gran evoluzione).
A voi lettori, poveri meschini, non resta che accontentarvi di questa povera rappresentazione che va in scena ogni settimana... Lo splendore perfetto di una Kunoichi Clara ideale lo custodiamo soltanto noialtri nella nostra immaginazione, e a voi resterà per sempre inaccessibile.

Dev'essere più o meno quello che hanno pensato anche gli autori di Uncharted 3, e in effetti è una condanna comune a tutti gli artisti. Naturalmente i tizi di Uncharted 3 hanno realizzato un'opera che, seppure non perfetta, si avvicina certamente molto alla perfezione che volevano inseguire. Peccato che questi tizi siano anche un po' permalosi, perché se appena qualcuno si azzarda a far notare che Uncharted 3 non è Più Che Perfetto, loro pretendono il diritto di replica immediata sulle pagine dello stesso sito.
È quello che è successo a Eurogamer, che con la sua recensione è uscito leggermente dal coro dei 10, dei 9.7, dei 9.54, e ha osato sbeffeggiare Uncharted 3 con un infame, miserabile “8”, peraltro motivato in maniera molto più completa (e scritta molto meglio) della maggior parte delle altre testate giornalistiche.

Come se avessimo ancora bisogno che ci venga ricordato lo stato pietoso, disgustoso del giornalismo videoludico: cosiddetti “critici” ridotti a una pura estensione del reparto marketing degli editori più potenti, scimmie ammaestrate prive di dignità, dal primo caporedattore all'ultimo dei collaboratori, in Italia come all'estero.

Ma non c'è tempo per la rabbia, un altro dei suddetti grandi editori ha rilasciato un video pubblicitario straordinario, e dobbiamo correre tutti a vederlo: GTA V.
Per compensare lo spazio dedicato a tutti questi titoloni da Tripla AAA (?), voglio concludere facendo osservare che Akai Katana, l'ultimo sparacchino di Cave, verrà pubblicato in Occidente. Questa notizia non riempie di giubilo quel pugno di fanatici ossessivi che già conoscono questo gioco, o che addirittura lo hanno giocato per davvero: no, quella è gente che è già andata da un pezzo in Giappone a comprarsi il cabinato originale da sala giochi (o perlomeno la scheda, se il cabinato intero era un pochino ingombrante).
Piuttosto, si tratta di una opportunità per far conoscere il gioco alle grandi masse incolte. Alle grandi masse, ovviamente, non piacerà, perché come tutti i giochi di Cave è dannatamente hardcore, difficile e punitivo fino alla disperazione, almeno per gli standard moderni.
L'arte promozionale, però, a suo tempo mi era piaciuta veramente tantissimo. Peccato che nel gioco vero e proprio non ce ne sia traccia. Ma va bene lo stesso.

Lo-Rez: arte, storia, web design
05 . 11 . 2011

La dama del sangue

Lasciatemi dire a me stesso che "dama del sangue" funziona. Che poi forse non è vero, ma fa niente, a me piace. Mi piace come mi gira in bocca. Quando devi battezzare qualcosa di molto figo devi stare attento. Il dramma è quando decidi per qualcosa di banale. Penso che se censissimo tutti i cattivi con nomi fighi andrebbe a finire che troveremmo, anche su centinaia di esempi presi, l'uso di al massimo venti parole. Morte, potere, potenza, regina, signora, strega. Però quando decidi di uscire da quelle venti parole ti accorgi che ce ne sono poche altre che hanno lo stesso impatto. Quindi, per esempio, maitresse dello scorbuto non è granché. Marchesa uggiosa pure. E così via.
Dama del sangue a me piace. Mi piace dama, che ha quel gusto un po' settecentesco che si allontana un'anticchia dal tono medievale che di solito si usa in queste cose. E mi piace il sangue, che è una cosa né buona né cattiva, ma che messa lì non promette nulla di nuovo. Ma piace a me e forse a me soltanto. Se provo il giochino di mettermi da un'altra prospettiva mi sembra ridicolo. Sembra uno dei ruoli sul camioncino dell'AVIS o cose del genere. Oppure un'assistente della macelleria. Ma è un'ingiustizia, i nomi alla fine prendono potere dopo essere diventati famosi, prima sono solo nomi.
E Regina delle Lame sembra una rappresentate in abiti succinti della Miracle Blade, ecco.
Si respira distintamente l'aria del natale, quell'atmosfera frizzantina in cui tutti si mettono a mostrarti i videogiochi e a farti promettere che li chiederai a Babbo Natale. Ormai questo atteggiamento mi colpisce sottopelle, in maniera inquietante e subdola. Nel senso che tutti i giochi che escono o stanno uscendo sono per me un brusio indistinto che titilla il mio inconscio, ma che mi arriva confuso. Non ve li saprei elencare i prossimi titoloni in uscita, non ci riuscirei proprio. Ma so che ci sono e so che una parte di me vorrebbe esserne interessato.
Come capita molto spesso, questa influenza trasversale finisce per tradursi in retrogaming. E infatti ho recuperato un bel classicone di strategia per GBA su cui sfogarmi un po': Yggdra - we'll never fight alone. E' il solito gioco a turni con unità carta-sasso-forbice e protagonisti traboccanti buoni sentimenti. In internet scrivono sia difficile ed effettivamente allegro non è. O meglio, è un gioco che ti fa pagare tantissimo i tuoi errori, quindi quando non ne fai ti pare di vincere facile, ma quando cominci a sbagliarti puoi anche piantar lì la partita. Oltretutto il sistema a carte (c'è sempre un sistema a carte) non è eccessivamente intuitivo né appagante e le animazioni di combattimento sono lunghe come la fame.
Mi accorgo che ne sto parlando forse peggio di quello che in realtà è anche perché è un gioco che ha riscosso molto successo, ma tra me e me penso che alla fine non lo finirò mai, però volevo comunque rendervene partecipi.
Bene, l'editoriale si avvia a conclusione. Non mi stanno venendo benissimo di questi tempi, ma fa niente, ci sarà un perché. Dovrei dedicare due righe a Misfits, ma sono indeciso se farlo ora o aspettare la chiusura della terza stagione. Ha molto senso in entrambi i casi, ma comunque il momento in cui affrontare l'argomento non è oggi.
Invece, settimana prossima sarò così pornografico da fare qualcosa di genuinamente osceno ovvero del giornalismo videoludico. Se tutto va bene avrete nientedimeno che un reportage dal Gamesweek (che vi va bene che ce l'ho sotto casa).

“I could do the laundry, the women's work / For a reasonable salary I would wash the world / It wouldn't affect my libido or my self esteem / Don't need to mark my territory, it's all obvious to me / It's manhood's bliss - one hit, one kiss / Spending time with my family like the Corleones”

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