Strip
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16 . 04 . 2011

Nemesi

La Vita Reale: a lungo i nostri sapienti ne hanno teorizzato l'esistenza, ma nessuno di noi l'ha mai conosciuta.

Qui ed ora, per la prima volta, l'Entità si manifesta su queste pagine assumendo una forma corporea, ed è un'apparizione che ci getta nello sgomento; siamo presi da cieco terrore, mentre il germe del Dubbio corrompe la nostra anima pura...
Messi di fronte a quel che saremmo potuti essere, ci chiediamo che cosa siamo stati, e che ne è stato di tutti i nostri ieri. Qui ed ora, al vertice di 10 anni da incontrastati re della sfiga italiana, per noi e per Neo è il momento di concederci un “E se...?”.
Abbiamo osato evocare la Nemesi, il Maligno, l'Arcinemico per eccellenza: forse soltanto qui, nel conforto del nostro fumetto, e soltanto ora, nel mese del nostro decimo anniversario, ci sentiamo abbastanza forti per affrontarlo.
Bacco, Venere, Tabacco, le camicie di seta, le lampade, la disco... è questo che aspettava Neo la volta scorsa. Sconfitto dal Mondo, rifugiato in Cambogia tra la schiuma dell'umana miseria, il cuore spezzato dall'ennesima delusione videoludica, in preda allo sconforto più nero, ormai rassegnato... Neo sapeva che prima della fine avrebbe ricevuto un'ultima visita, un'ultima tentazione.

Quando dicevo che GTR X, la serie del nostro X° anniversario, mi pareva assai epica ed allegorica, pensavo al copione per questa strip. Ho riflettuto a lungo sulla rappresentazione di RealLife™, e non mi succede quasi mai: di solito disegno la prima cosa che capita. Ma stavolta è diverso: stavolta è importante, e voglio prendermi tutto il tempo che serve. E così RealLife ha assunto diverse forme, prima di manifestarsi come lo vedete oggi... alla fine la mia fascinazione per i Costumi Alternativi, che risale ai picchiaduro da sala giochi, ha avuto il sopravvento. Del resto questa è la Nemesi di Neo, è il Neo della Dimensione X (mi pare che i fan di Star Trek si esprimano così), mi pareva ovvio farlo uguale a Neo, ma con i colori swappati come si faceva nei giochetti degli anni '90 per risparmiare budget.
Penso che questa tavola (sono anni che non mi permettevo di chiamare così le vaccate che disegno, ma per questa serie credo di essere tornato a meritarmelo, come ai bei tempi), questa tavola dunque, sia stata molto influenzata da Scott Pilgrim, che è uno dei due fumetti che ho letto in vita mia.
In fondo attingiamo anche noi alle stesse fonti, le nostre infanzie sono state segnate dai duelli dei cartoni giapponesi con i primi piani in split-screen e gli sfondi marmorizzati a olio.

Succedono varie cosette nel mondo, tra cui una nuova campagna pubblicitaria per Portal 2 che altre volte mi avrebbe appassionato parecchio, oppure la fiera di Capcom 2011 che ha presentato vari giochi carini: ma stavolta c'era altro di cui parlare.
La prossima settimana sapremo di chi è il sangue sparso oggi.

Lo-Rez: arte, storia, web design
16 . 04 . 2011

Monocromatici

Su un'isola del sud del Giappone una setta scientifica di tizi vestiti come al carnevale d Venezia cerca di avere accesso a enormi robot giganti di una civiltà perduta. Per far questo deve rapire quattro ragazzine aspiranti idol con tendenze nudiste e compiere su di loro un particolare rito. Contro di loro si schiera il fighetto galattico, una specie di fan dei Tokyo Hotel che ha la capacità di guidare un robot a forma di Luigi XIV vestito come la guardia gaya di Lady Oscar.
Lo so, è abbastanza evidente che ci troviamo di fronte a una rilettura del Piccolo Principe (???), ma io vi sto in realtà parlando di Star Driver - Takuto dello splendore, l'oggetto della rececolumn anime di oggi. E vi assicuro che c'è veramente un mucchio da dire.
Innanzitutto la trama del cartone è esattamente quella che ho espresso nel primo paragrafo, aggiungeteci giusto il consueto liceo, alcuni oscuri plutocrati che si agitano nell'ombra e qualche intricata vicenda famigliare. Star Driver si configura quindi come una serie di robottoni magici e mistero, con però abbondanti derive nel shojo, soprattutto grazie al triangolo dei tre protagonisti, Takuro (l'eroe), Wako (una delle idol nudiste aka sacerdotesse) e Sugata (un figaccione introverso che fa... bhe il figaccione introverso).
Vorrei però cominciare a disquisire di questa serie prendendo in considerazione il parallelo con un anime che, se mi seguite da tempo, sapete essermi molto caro, cioè Utena. I parallelismi in rete si sprecano, secondo me i punti di contatto più evidenti tra le serie sono che entrambe si svolgono in un ambiente isolato dominato da un liceo, entrambi vivono di un complotto "sotterraneo" alla vita del liceo stesso che coinvolge gli studenti, ma soprattutto entrambi sono un'allegoria del processo di crescita e delle difficoltà che, nella delicata età dell'adolescenza, si incontrano per diventare adulti. A questo possiamo aggiungere la meccanicità del sistema dei duelli (in Utena con spade, qui con robotottoni), l'importanza dell'impianto musicale e l'aura magica che avvolge le azioni dei protagonisti.
Voi capirete che, con premesse del genere, mi sono avvicinato a questa serie con grandissime aspettative, peccato che però i punti in cui poi Star Driver fa scelte diverse hanno finito col modificare molto il mio giudizio conclusivo. Star Driver è una serie che cerca di essere molto più "reale": il sistema dei cybody, il piano per la loro liberazione e le meccaniche che giustificano i vari aspetti soprannaturali della trama sono tutti incasellati in una storia fantascientifica non certo di ampissimo respiro, ma solida nelle sue giunture. Tutto ha una spiegazione in technobubble o technofilosofia e quindi l'impianto allegorico viene spinto un piano più in basso, sottopelle a un sistema che cerca in ogni caso di suscitare del senso of wonder abbastanza classico.
Star Driver è anche una serie con millemila personaggi. I piloti dei cybody, escluso Takuto, sono ventuno. Certo, ci sono quattro sacerdotesse, Sugata, cinque capisezione, ma si tratta comunque di un esercito di gente, per una serie che comunque trova la sua conclusione in venticinque episodi. Il risultato è che molti personaggi sono abbozzati e se anche la cosa può avere senso per certi driver filler, ce ne sono altri che vedono le proprie storie appiattite, sciatte se non, come nei casi peggiori, abbandonate irrisolte. I conflitti interni dei personaggi femminili, poi, si riducono quasi invariabilmente in "ama Takuto" o "ama Sugata".
Questa scarsità di profondità raggiungibile si riflette, spesso, anche nella struttura degli episodi, che ovviamente sovente si accentrano proprio su uno Star Driver. Sostanzialmente abbiamo una prima metà dell'episodio con le solite vicende scolastiche da shojo, rossori, mezze parole e scambio di sguardi che, in maniera piuttosto brusca, si interrompe dando via alla seconda metà, con l'attivazione del tempo zero, il robottone e lo scontro tra titani. Spesso la connessione tra queste due metà è labile e la giuntura sembra aggiustata con scotch da pacchi steso senza malizia.
Eppure, all'interno dell'episodio, c'è molto di cui godere. Il mechadesign assurdo e con le proporzioni completamente sballate è stupendo, i costumi, sia per le derive erotiche che per l'appariscenza, sono ottimi, le scene ben girate. Uno dei perni della serie, poi, sono le canzoni. Sebbene il giudizio sulle sigle sia altalenante le insert song sono assolutamente epic, soprattutto le prime due, ovvero Monochrome (di cui torneremo a parlare a breve) e Innocent blue. Il loro inserirsi nella ritualità della sequenza di combattimento dona a questa un grandissimo respiro e la spettacolarità delle scene è sul serio notevole.
Concludendo, cominciamo col dire una frase molto forte: tecnicamente Star Driver è una delle cose più belle realizzate negli ultimi anni. E tecnicamente non intendo solo per il disegno (ottimo), ma anche per l'estetica generale delle vicende, per la regia, per il colossale impianto musicale e per il montaggio, intendo tecnicamente splendido come somma, cioè, di tutti gli aspetti che costituiscono una serie TV. Peccato che la storia retta da questa macchina perfetta sia scialba e malfatta. Utena aveva ovviato a certi limiti osando con l'allegoria, infiocchettando l'anime di momenti stranianti e assurdi (kage shojo, le riunioni del consiglio studentesco...) che facevano si che tutto si perdesse in un alone allucinato. Star Driver cerca di essere più solido e il risultato è far capire presto che il re è nudo, che alla fine è tutto una giustificazione per far picchiare dei robot e che ormai il "io sono tuo padre" non può tenere in piedi da solo la tensione narrativa. Anche il sottotesto del Piccolo Principe, reso in modo raffinato, finisce col puzzare di accessorio. Ok, tutti urlano "apprivoise" (che è una citazione esplicita del romanzo, in lingua originale), c'è una volpe e ci sono paginate di internet sul parallelo tra le sezioni della Croce Scintillante e i personaggi di de Saint-Exupéry, ma tutto è oggettivamente ornamentale.
Sapete cosa vi dico, però? Guardatelo lo stesso. Io ogni tanto le sequenze più fighe le rimetto su, alla fine è un divertissement che non dà fastidio e non vi affaticherete a seguirlo. La rece finale di Japanator è negativa e tutti sono d'accordo con lei, ma chissà come tutti urlano "KIRABOSHI!" nei commenti, ci sarà un perché. Guardatelo lo stesso, ma ricordatevi che vi lascerà l'amaro in bocca, soprattutto se dalla storia di questi cartoni pretendente molto.

Concludiamo con un assurdo regalo. Come ho già avuto modo di dire le insert song di Star Driver sono stupende, Monochrome soprattutto, anche per come impreziosisce i combattimenti. Io sono andato assolutamente in scimmia per lei ed è così che è nata la Monochrome Italian Translation, diario delle mie disavventure tra lingua giapponese e note della ragazza pesce. Prendetelo come un racconto umoristico e poco più, a corollario di quanto scritto qua sopra.

“On the floor of Tokyo / Or down in London town to go, go / With the record selection / And the mirror's reflection / I'm dancing with myself”

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