Strip
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19 . 03 . 2011

The World Ends With You

Abbandoniamo per un momento Bob al suo destino, su un'isola tropicale alle prese con un server malfunzionante e (presumibilmente) orde di utenti inferociti che lo stramaledicono, lui e tutti gli Amministratori di Sistema... e seguiamo le vicende di ben altri Ingegneri delle Tenebre, che complottano avvolti dalle tenebre della loro sala server.
Accade spesso che le strip di questa serie siano tratte dalla vita lavorativa di noialtri, in questo caso dall'ossessione di questa Industria per sciocchezze come l'Affidabilità e l'Uptime Garantito del 99.999% Annuo. Chiunque abbia esperienza di sistemi informatici sa che pretendere al massimo 5 minuti e 15 secondi all'anno di malfunzionamento è Follia: nondimeno i viscidi Vermilinguo delle Pubbliche Relazioni sono sempre svelti a garantirlo ai loro clienti.
Tutti questi discorsi sull'uptime, sui magici Cinque Nove, sull'affidabilità dei sistemi ci vengono ispirati, ancora una volta, dallo Spirito dei Tempi che soffia inarrestabile trascinandoci con sé. Che dire infatti dei data center collocati sull'isola di Nippon, che in appena una settimana si sono bruciati svariati secoli di downtime budget?

Mi rendo conto che parlare dei tragici fatti del Mondo in questo modo, nel modo in cui siamo soliti affrontare tutti gli argomenti qui su FTR, potrebbe sembrare irrispettoso. Il fatto stesso di citare fatti del Mondo su un sito come questo è irrispettoso: questo è uno dei motivi per cui abbiamo istituito la Prima Regola di FTR (“Non parlerai mai di calcio, sesso, politica e religione”). Nei nostri dieci anni di attività, però, non sempre siamo riusciti a respingere la Realtà™, ed essa ha fatto irruzione con prepotenza più di una volta su queste pagine... mai, però, nelle forme proibite dalla Prima Regola!
Con Nippolandia noi videogiocatori abbiamo un rapporto particolare, ma proprio per questo forse abbiamo più difficoltà degli altri a riconoscere, dietro tutti i Mario e i Final Fantasy che ossessionano le nostre esistenze, delle persone vere che vivono in una nazione vera.
Ora che sono queste persone e questa nazione ad occupare i canali di informazione, forse è il caso che noialtri mettiamo da parte le nostre ossessioni, e ci ritiriamo rispettosi nel nostro angolino in ombra.
Non mi pare certo il caso di fornirvi da queste pagine dei link a questa o quella raccolta di fondi per le popolazioni colpite dal cataclisma. Posso però far appello se non altro al vostro più satanico egoismo, e tentarvi con questa strabiliante maglietta opera di un grande designer. È una maglietta che molti di noi vorrebbero comunque comprare, perché è bella e ci piace, e il fatto che sia per beneficienza ci permette di mettere a tacere le nostre coscienze, se ci convinciamo che stiamo facendo un'opera buona e generosa. Non la stiamo facendo, naturalmente, almeno non secondo gli standard di moralità più raffinati, ma i nostri 20$ faranno comunque comodo ai giappi, a prescindere dalle nostre coscienze.

Proprio in questi giorni è uscito il mio Arcinemico per eccellenza, quello che io considero l'Anti-Videogioco: un nuovo RPG di Bioware. Ricordo un tempo in cui i giochi di ruolo occidentali per computer erano prodotti dignitosi: poi è arrivato il declino. E quando pareva si fosse toccato il fondo, è arrivata Bioware. E ha cominciato a scavare.

Però non voglio avvelenarmi l'animo parlando di questi argomenti deprimenti, tantomeno ora. Basti dire quindi che Dragon Age 2 ha un difetto supremo, un difetto che oscura tutti gli altri, l'unica vera colpa di cui si può accusare un autore (come diceva un certo tizio a proposito delle opere letterarie): è noioso.
I personaggi sono completamente privi di carisma, e tutto il gioco è una successione di quattro o cinque ambienti riciclati (non solo le ambientazioni, ma proprio le singole dannate mappe di gioco), in cui combattere una ventina di nemici differenti (tutti uguali) a colpi di clic senza cervello, senza emozione. Il sistema tanto criticato in Final Fantasy XII un lustro fa, qui diventa l'unico aspetto decente del gameplay: le sequenze di regole di di comportamento da assegnare ai personaggi in battaglia.
Del resto si sa, gli avanzi di un banchetto regale diventano prelibatezze squisite alla mensa dei miserabili.

Lo-Rez: arte, storia, web design
19 . 03 . 2011

Tsunami

Avevo chiuso l'editoriale di settimana scorsa con un pensiero per quello che sta accadendo in Giappone e già allora lo avevo fatto riluttante. Si tratta di Real Life pura, a 360 gradi, roba che qui dentro non trattiamo e non abbiamo mai trattato. Invece la vignetta di domenica sarà dedicata anche lei all'argomento (non certo per far ridere) e sono di nuovo seduto alla tastiera a con ancora in testa molte idee sulla questione, ci deve essere un motivo.
Intendiamoci, Follow the Rabbit è passato sopra un mucchio di roba, roba grossa, roba che fa particolarmente male. In tutti questi anni abbiamo ignorato tragedie pari a quella Giapponese, ma anche tragedie magari più vicine a noi come anche più rilevanti per la nostra storia. Le abbiamo ignorate scentemente perché questo è solo uno stupido sito di videogiochi e non è proprio il luogo dove, pensiamo, credete di poter trovare informazioni sui flagelli del mondo. Non ci sto a raccontarvi le mie angosce personali sotto i disegnini di un coniglio parlante che insulta un videogiocatore e vi credo abbastanza intelligenti (siete i nostri Super Utenti, dopotutto) per credere che non venite da noi per trovare cose del genere. Non c'entra cosa io decida di scrivere in questo spazio, la scelta di non sentir parlare di tragedie l'avete fatta voi cliccando sul link a FTR piuttosto che su quello a Repubblica. Il resto, dal mio punto di vista, è solo coerenza.
Allora perché il Giappone? Perché la tragedia Giapponese sta urlando nel nostro mondo ed è ingiusto negarlo. Se FTR deve essere cronaca e resoconto degli avvenimenti del viggimondo così come degli avvenimenti nel nerdmondo in generale è inevitabile tornare comunque a parlare del Giappone. Vorremmo ignorarlo come tutti gli altri brandelli di Real Life, ma si pone esattamente sotto il nostro occhio ed è troppo faticoso, per me, distogliere lo sguardo.
Abbiamo sempre guardato al Giappone con simpatia, subendone certamente il fascino. Spesso ne abbiamo parlato (noi di FTR, come tanti altri) come fosse una sorta di "scatola" da cui uscivano robe. In un certo senso, a 15000 chilometri da noi, è esattamente quello. Il punto di partenza del 3DS, della NPG, di Final Fantasy Tot. Il gioco, da parte nostra, è sempre stato cercare di conoscerlo a ritroso, partendo appunto da quello che ci portava, questo perché non eravamo affascinati solo dal Giappone, ma anche dall'immagine distorta che ricevevamo di lui. In modo non dissimile dall'America dei poliziottoni steroidosi e delle macchine che esplodono avevamo un mito del Giappone che era forse più vasto della nazione stessa, ma che a un certo punto ha preso semplicemente a esistere, ripetuto infinite volte di forum in forum, di chat in chat, di commento in commento. E questo mito, grazie a Dio, ha retto a qualsiasi nostro perverso tentativo di vivisezionare il giocattolo, entrare nella scatola. Le scolarette giapponesi non sono tutte ossessionate all'idea che la gonna gli si sollevi, i vecchi giapponesi non girano con la katana per casa, non esiste in cantiere nessun progetto di astronave spaziale da guerra, ma anche senza tutte queste cose il Giappone ha sempre cercato di essere un po' il nostro Giappone, con le sue ricostruzioni dei robot giganti, con i suoi gadget privi di senso, con le sue aliene logiche di comunicazione. Persino in ques'epoca moderna, in cui anche gli anime stanno raggiungendo la maturità e sempre più spesso nelle serie di largo consume vediamo il vero Giappone (penso, per esempio, a Eden of the East), anche lì riusciamo a riflettere il nostro mito.
In questi giorni, però, le cose non stanno andando in questo modo e ne siamo rimasti feriti. Fatevi un giro sui blog di anime, sui forum di fumetti, sui siti dei fansubbers. Sono tutti coinvolti, hanno tutti dismesso per un momento i loro ruoli, la parte che recitano nel mito, e hanno messo minimo un piede nella realtà, nel fango freddo e umido del dopo tsunami. E' un po' come se stessimo cercando di saldare un conto, è come se volessimo ricordare a tutti che abbiamo sempre saputo che esisteva una realtà dietro al mito e che abbiamo scelto il mito finché questo è stato divertente. Oggi il mito non è divertente e dobbiamo correre in aiuto della realtà. Della nostra realtà che, improvvisamente, sembra sintonizzata male.
Potrei dire un mucchio di stupidaggini anche in un contesto del genere. Potrei parlare degli anime che sto seguendo e che si sono interrotti fino a data da destinarsi, potrei parlarvi dei videogiochi che cambieranno o verranno sospesi nell'ottica della catastrofe, potrei addirittura raccontarvi delle ricadute di un avvenimento del genere sul lancio del nuovo iPad2. Ma sarebbero, appunto, stupidaggini. Quindi per oggi mi prendo una pausa. Mi limito invece a linkarvi il post di Recchioni sull'argomento, molto vicino al mio sentire,
Settimana prossima tornerò in carreggiata, non voglio certo deragliare senza ritorno dalle nostre politiche. Ma oggi no. Si tratta di un editoriale, un editoriale solo e ho voluto pagarlo. Anch'io sento di avere dei debiti.

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