Strip
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04 . 09 . 2010

Arcade

Abbiamo esordito la settimana scorsa, al rientro dalle vacanze, all'insegna delle strip politicamente scorrette, e vogliamo proseguire così. Certo è che ancora una volta l'angioletto Bob tradisce una totale incompetenza professionale: si trova ad amministrare un server pirata collocato in spiaggia, sotto il sole cocente... e si affida a soluzioni tecnologiche mediocri come, ehm, il raffreddamento ad aria.

Come accennavo la volta scorsa, mi è arrivato da terre lontane il pacco che aspettavo con tanta ansia. Lo aspettavo da circa 20 anni, a dire il vero... da quando nacque, in me fanciullino, l'ardente passione per il Divertimento Elettronico nella sua forma più pura, più spontanea, più autentica.

Volevo un coin-op.

Col tempo la voglia di mettermi in casa, magari in garage o in camera da letto, un autentico Cabinato a Gettoni mi è passata. È cresciuta invece la nostalgia per l'ideale rappresentato dal Cabinato a Gettoni e dalla Sala Giochi: un videogioco sociale prima dell'avvento dei network sociali, un gioco lealmente competitivo in cui guardi in faccia l'avversario, ce l'hai gomito a gomito, e anche lui ha pagato il suo gettone come te; un videogioco semplice, fatto di lottatori che si menano e astronavi che si sparano, che mette al centro chi gioca e non chi ha fatto il gioco, che premia soltanto l'abilità, che punisce senza pietà i pivelli.
Questi, ormai, sono solo ricordi: le belle sale giochi di una volta non ci sono quasi più. Forse non ci sono mai state davvero, ma ad ogni modo è bello rimpiangerle così. E io volevo un simbolo, qualcosa per ricordarle. Mi sono costruito un joystick.
Almeno i giochi restano. Tutto può cambiare ma basta un emulatore per preservare i giochi intatti, anche quando tutto attorno è cambiato. Se poi continuano ad uscirne di nuovi, di giochi nello stile arcade di una volta, allora tanto meglio: attorno a questi rari giochi si raduna una piccola comunità di ossessionati vecchi e nuovi, si organizzano tornei, e vengono prodotti gli strumenti adatti per giocarli. Succede oggi con Street Fighter 4, con King of Fighters XIII, con qualche altro titolo minore.
Sono sempre stato una schiappa nei giochi di combattimento 1 vs 1, sia in 2D che in 3D, però mi hanno sempre appassionato. Non ho mai avuto il tempo e la forza morale di dedicare tanti sforzi all'allenamento, e l'allenamento in questo genere è indispensabile. Fino ad oggi, però, potevo dare la colpa al joypad che non risponde bene.
Ora non ho più scuse.
Ora posseggo uno strumento veloce, preciso, robusto. Ogni errore adesso è solo nelle mie mani. Devo impegnarmi per esserne all'altezza. Mi sono costruito un joystick scegliendo componenti di ricambio originali per coin-op (levetta, molla, tasti, base) e assemblando tutto. Era la prima volta che lo facevo, non sono un gran che come artigiano, e ne è uscito un gingillo che non sarà mai un'opera d'arte. Però è il mio joystick, è unico al mondo.

Pubblicherò presto sul forum una guida fotografica all'assemblaggio del joystick, con tutti i dettagli tecnici che fanno impazzire i maniaci. Io mi sono ispirato a mia volta ad altre guide sui forum specializzati. In effetti è impressionante la quantità di risorse dedicate a questa particolare nicchia del fanatismo: veramente a guardar su internet pare che l'umanità intera non sia occupata a far altro che costruirsi joystick artigianali. Ci sono infinite gallerie dove gli autori mettono in mostra le loro creazioni, e la mia al confronto fa una figura ben miserabile. Non parliamo poi dei miliardi di video didattici che mostrano come costruire e utilizzare un joystick arcade.
Ora però abbiamo passato il segno, e sarà bene fermarsi qui. Nelle prossime settimane, come in un'appassionante telenovelas brasiliana, potrete seguire passo passo le mie fantastiche avventure di Possessore di Joystick Artigianale.
Intanto, ecco l'attrezzo (quasi) finito, in tutta la sua gloria.

Lo-Rez: arte, storia, web design
04 . 09 . 2010

Master of poppets

L'ultima volta che in questa column si è parlato di anime ho dovuto confessare un certo imbarazzo per una serie che faceva largo uso di gonnellini corti e tettine per allietare il suo pubblico. Sebbene questo fatto sia stato comunque un ottimo spunto per trattare un argomento complesso e affascinante come il fan-service comunque c'era ovviamente, da parte mia, un certo pudore a portare alla vostra attenzione certi atteggiamenti e argomenti. Questo perché comunque sono un giovane educato in una società proba, affatto incline alla lussuria e alla licenziosità.
Per questo, per mondarmi di quei discorsi un po' arditi, ho deciso di dedicarmi a Sora no Otoshimono, la storia di un angelo dalle tette enormi.
Sora no otoshimono: gli oggetti perduti del cielo. Il titolo appare chiaramente in hiragana all'inizio di ogni puntata e riesco tranquillamente a leggerlo. Esiste anche un kanji per sora e immagino pure uno per otoshimono, ma uno dei tanti vantaggi della lingua giapponese è poter variare la grafia di ciò che si scrive secondo il proprio capriccio. E se poi uno non capisce, con tutte queste variazioni? chiederete voi. Si arrangia, dopotutto stiamo parlando di giapponesi.
La serie riprende uno schema abbastanza classico dell'animazione giapponese che potremmo far risalire fino a Ranma o Lamù. Il protagonista è un adolescente, Tomochi, che ha il culto della pace e della tranquillità, ma che, come tutti gli adolescenti dei cartoni giapponesi, è anche un pervertito, ossessionato dalle mutandine femminili e dalle forme delle sue compagne di classe. Accanto a Tomochi vi è Sohara, sua amica di infanzia, segretamente innamorata di lui, e preda del consueto paradosso proprio di questo tipo di serie. Sebbene nella solitudine della sua stanzetta sogni che Tomochi la leghi a un letto, la spogli e la lecchi come un gelato (o qualcosa di simile) in sua compagnia è sempre pronta a frenare i suoi istinti maiali, picchiandolo selvaggiamente usando un colpo di taglio da karateka per cui ha un talento naturale.
Come vi dicevo la struttura di questa serie è piuttosto standard e lo standard vuole che, dati questi due vertici, debba esisterne un terzo, possibilmente sovrannaturale, che sia motore delle vicende raccontate. Questo terzo vertice è rappresentato da Ikarus, l'angelo ben carrozzato di cui dicevo prima, creatura apatica, avvenente, onnipotente e dotata di un'arsenale da far impallidire gli alieni di Indipendence Day. Ikarus si lega a Tomochi come sua schiava assoluta, forse per fuggire dal mondo da cui proviene, forse per altri scopi. Questo e i poteri dell'angelo (angeloide, in realtà) danno il via a diverse situazioni sia licenziose (ovvio l'uso che fa Tomochi dell'onnipotenza della sua schiava) sia drammatiche (soprattutto legate al passato di Ikarus stessa).
A contorno del triangolo almeno tre personaggi importanti: Nymph, altro angeloide di classe lolicon (ehm...), deciso a riportare Ikarus nel luogo da cui lei viene, ma presto confusa dagli atteggiamenti di amicizia che Tomochi ha verso di lei, Sugata senpai, un tizio un po' pazzo con la fissa del volo e dei nuovi mondi e Prez, primogenita della famiglia yakuza che controlla la città delle vicende, personaggio all'apparenza innocuo, ma che lascia intendere di nascondere una etica piuttosto "buffa".
Sora no Otoshimono ha, nelle situazioni ridicole e scollacciatelle, i suoi migliori pregi e anche il suo più grande difetto. Perché non si può negare che Tomochi in versione superdeformed sepolto dalle flying pan-tsu non sia divertente, come è ridicola l'espressione perennemente apatica di Ikarus, anche nei momenti più curiosi. Tutti i personaggi sono simpatici e accattivanti e quindi anche le gag più goderecce e di bassa lega (tipo la... ehm... Tomochi's tower) divertono, fanno sorridere, rendono la visione piacevole.
Il problema, però, è che queste gag occupano il 90% della serie, relegando a scene di contorno o comunque frettolose l'indagine sulla natura di Ikarus, sugli scopi di Nymph e su ciò che rappresenta il misterioso Synapse. Insomma, io non mi scandalizzo se Tomochi crea un robot di mutande per difendere la sua collezione di giornaletti hentai, però la mia idea è che il succo delle vicende dovrebbe essere altrove, e che si dovrebbe dare spazio ai misteri messi in campo. Licenziosi si, ma la trama di fondo non dovrebbe essere un optional.
L'anime ha avuto un ciclo di vita editoriale piuttosto comune alle produzioni moderne. E' composto di soli 13 episodi e finisce con un finale "minore" che sistema un po' di cose, ma lascia intatti quasi tutti i misteri e i cattivi di turno. Sembra però che abbia avuto abbastanza successo da meritare un "seguito" che di fatto sarà il completamento della storia fin qui raccontata. Nell'attesa che effettivamente tale seguito arrivi non possiamo che sperare che gli autori si ravvedano un po' e cerchino di correggere il tiro, riequilibrando le forze in gioco. Anche perché nei momenti in cui il delirio ormonale si calma e si riesce ad avere un po' di spazio per la dolcezza e il romanticismo, la serie riesce addirittura a essere delicata e coinvolgente, dando a vedere che in potenza, potrebbe veramente esprimere di più. Da notare la opening, che finalmente, dopo diverse canzoni che proprio non mi convincevano, è carina e entra in testa. Niente oltre il j-pop più comune, ovvio, ma almeno è orecchiabile.
Ok, siete tornati dalle vacanze e in prospettiva passerete davanti ai vostri video molto, molto tempo. Vi ho dato qualcosa da recuperare e vedere, immagino ne siate contenti. Intanto, comunque l'editoriale è fatto e posso salutarvi.

“In ogni teoria matematica T sufficientemente espressiva da contenere l'aritmetica, esiste una formula tale che, se T è coerente, allora né la formula stessa né la sua negazione sono dimostrabili in T.”

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