Strip
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24 . 07 . 2010

Daigo vs. Justin

Fa ancora caldo. Consoliamoci con un po' di Clara, la graziosa PR che allieta la qui presente strip.
C'è stato un tempo lontano in cui Clara non faceva di mestiere la PR, sapete: non pretendo certo che qualche lettore se ne ricordi, chi volesse controllare può cercare nell'archivio, andando indietro di qualche anno.
Ma veniamo a noi. Gli ultimi due editoriali sono stati piuttosto monomaniaci: ho voluto parlare di Rebuild Of Evangelion e Assassin's Creed II (“parlare” per me equivale più o meno a quello che un giornalista pagato chiamerebbe “fare una recensione”, solo che io e Cymon scriviamo meglio del 99% dei giornalisti del settore. E siamo anche più belli!).
Oggi invece rialzeremo la testa e torneremo a darci un'occhiata intorno, perché nel frattempo sono successe diverse cosette interessanti nel mondo. Ad esempio, è uscito ufficialmente King Of Fighters XIII. Ricordo ancora l'entusiasmo con cui accolsi il titolo precedente, KOF XII, ormai 3 anni fa. Allora un picchiaduro da bar, uno vs. uno, disegnato a mano in 2D ad alta risoluzione mi sembrava un sogno troppo bello per realizzarsi: oggi che esce il suo successore, anch'esso in 2D, con fondali ancora più belli e animazioni più fluide e nuovi personaggi, il sogno si rinnova.
E davvero è un miracolo dell'economia che SNK abbia ancora i soldi per produrre qualcosa, figuriamoci un giochetto da sala giochi per soli ossessionati, maniaci hardcore che ormai sono in via d'estinzione. Ma non preoccupiamoci di queste cose: KOF XIII è una realtà, il suo cabinato è spuntato nelle sale giochi di tutta la gloriosa isola di Nippon! Fare foto e filmati sarebbe vietato, in teoria, ma migliaia di coraggiosi giapponesi hanno sfidato il carcere e la morte per mostrare al mondo qualche immagine sfocata rubata col cellulare: e allora guardiamo, per il momento noi occidentali non possiamo fare molto altro.
Se a qualcuno interessano i dettagli tecnici, tipo la percentuale di ridimensionamento del danno durante la modalità Hyper Ex, o entro quanti millisecondi si può cancellare una super di Takuma nella EX Hien-Shippukyaku, c'è come sempre il forum di Madman's Cafe, dove da 15 anni si ritrovano i fanatici.

Restiamo in tema di giochi di combattimento uno vs. uno, perchè poco tempo fa si è svolto l'EVO 2010, il torneo mondiale. Penso che un evento del genere rappresenti l'apice estremo di tutto quel che significa essere videogiocatore, un Vero Videgiocatore.
Uno dei partecipanti ha filmato un video da 3 minuti che cattura l'essenza della manifestazione: i tizi asiatici col joystick sotto braccio (il joystick che loro stessi si sono costruiti), l'onore e il rispetto, Daigo Umehara che firma un autografo sul petto di una fanciulla.
Anche la fotografia di questo video è di altissimo livello (non per nulla è pubblicato su Vimeo), e il sottofondo musicale commuove: bisogna vederlo, se non altro per capire quello che ci siamo persi.
Ad ogni modo, anche quest'anno ha vinto il suddetto Daigo. Daigo è la Leggenda Vivente, colui che alla finale mondiale di Street Fighter 3 dell'EVO 2004, all'ultimo round, a pochi secondi dalla fine, fece l'impresa. Se fosse un film, diremmo che è poco realistico: invece quel giorno accadde davvero... con l'ultimo briciolo di energia rimasta, il Ken di Daigo riuscì a parare tutti i 15 colpi della supermossa speciale di Chun-li, nel contempo caricando la propria barra speciale e sferrando il contrattacco che lo portò alla vittoria. Una successione di parate del genere è qualcosa che trascende le facoltà umane, richiede un virtuosismo assurdo, una precisione al centesimo di secondo.
Quel match tra Daigo e Justin entrò nella storia: quest'anno non si è visto nulla di paragonabile, ma insomma, sarebbe stato bello esserci lo stesso.

Lo-Rez: arte, storia, web design
24 . 07 . 2010

I denti degli ingranaggi

La cancelleria una volta era un'istituzione. Penne, fogli di carta e quant'altro venivano forniti a profusione ai dipendenti, convinti che li usassero per lavorare. Personalmente però come Lavoratore Moderno devo dire di averne vista proprio pochina in giro, anzi, quasi niente. Carta ce n'è, le fotocopiatrici ogni tanto si usano ancora, ma guai che sia mai passata dalle mie parti una penna. Sarà la rivoluzione digitale, sarà che certi vezzi non affascinano più il management, sarà quel che sarà per scarabocchiare in ufficio devo portarmi le penne da casa. E scarabocchiare è importante, come scrivere su carta. Si, ho una vena neoluddista piuttosto curiosa che riconosce degli importanti meriti alla possibilità di scrivere su carta. Non so da dove provenga, forse è figlia del caos del mio cervello, un caos che si trova piuttosto scomodo negli angusti incasellamenti rigidi di un foglio elettronico o di una pagina di word. Spesso trovo liberatorio tracciare una lunga linea feroce su una scritta da cancellare come collegare due concetti affini con una vasta frecciona colorata. Ho un po' l'indole dello scienziato pazzo che salva il mondo tracciando formule su una lavagna, una cosa così.
Se ve lo state chiedendo, comunque, persino il sangue di pollo devo portarmelo da casa per fare riti voodoo. Clara nemmeno sa quanto è fortunata.
Settimana dedicata alla tecnologia intesa come ferro, ferro connesso. Vi ho parlato settimana scorsa del mio desiderio di ottenere una wakizashi. Tale frutto di maestri armaioli orientali è davanti a me, ha ottenuto un Cuore Moderno in quanto la mia SIM era una vetusta Omnitel ormai adatta solo a collezionisti, è stata nutrita di santa energia elettrica e testa in quasi tutti i suoi componenti. Non è però ancora abbastanza matura per potervene parlare perché, nonostante sia qui con me ormai da qualche giorno non ho potuto ancora abbeverarla alla Santa Fonte di internet e permetterle di esprimere tutte le sue potenzialità, questo perché il mio router mi ha abbandonato. Chissà, potrei scoprire che tutti i guai che ho passato, quantomeno ultimamente, con la connessione ADSL non erano dovuti a provider rii e pirateschi, ma al mio terminale. Certo, il mio provider rio e piratesco avrebbe potuto accorgersene un po' prima invece di continuare a raccontarmi che la mia linea era maledetta dallo spirito di una banshee e comunque telefonarmi alle 7 e mezza di mattina, caro il mio provider, sebbene per dirmi una cosa tanto intelligente, può essere considerato sgradevole.
Sfoghi a parte, comunque, la wakizashi sarà in lei solo quando sarà connessa al wi-fi casalingo e, di conseguenza, alla rete. Allora ve ne racconterò.
Quasi scontato, comunque, che questa lama di metallo che viene ad aggiungersi al mio arsenale è un androide. Ultimamente potremmo aver dato idea, così, vagamente, di non amare molto Apple. Qualcuno potrebbe aver letto tra le righe un qualche astio tra noi e la casa di Cupertino. Vorrei togliere di mezzo dei dubbi tanto antipatici: a noi sta particolarmente sulle balle Apple. E' ufficiale. E non ci importa se fa dei prodotti fighi, se fa dei device a cui nessuno ha pensato prima o se conia i suoi strumenti uno a uno grazie a un plotone di maestri orefici veneziani. Apple è un'azienda con politiche assurde che ci stanno sullo stomaco e quando Jobs parla ormai lo fa come Portatore della Vera Fede. Non mi piacciono i Portatori della Vera Fede. A noi nerd piacciono dei profeti che sembrino piuttosto dei bambinoni cresciuti incapaci di sapersi vestire. E quindi si, ora ve lo dirò, dalla mia Slackware 13.1, dalla mia lunga militanza nella Resistenza del buon software: ho nostalgia di Bill Gates.
Probabilmente l'estate dovrebbe indurre ad argomenti più leggeri di questo e magari alla lettura di buone riviste. Oltreoceano (a ovest, nella noiosa America. Niente Giappone oggi) ha aperto i battenti una rivista chiamata Kill Screen. E' una rivista di videogiochi, ma, udite udite, non si basa su recensioni e anteprime, ma, anzi, su articoli di vario genere legati al viggimondo. Come si dice in giro, vorrebbe essere quello che è Rolling Stone per la musica. E' un po' la testata che attendiamo da anni, quel segno di maturità che potrebbe portarci lontano. Ovviamente è lontana dall'Italia e io non ho tutta questa voglia di farmela arrivare da millemigliaia chilometri di distanza quindi non posso dirvi dei suoi contenuti, ma l'idea è già decisamente lodevole. Spero finisca con l'avere un seguito e, chissà, tra dieci-quindici anni, essere considerata rivista storica di costume come oggi è per Rolling Stone. Certo, per farla arrivare con un'edizione nel nostro paese di anni ce ne vorranno venti-trenta, per allora però mi ci sarò già abbonato alla versione digitale che vedrò tramite chissà che diavoleria.
L'editoriale si considera chiuso qui, vi lascio e vi saluto. Nuove avventure ci attendono. Domani, però.

“Nonno bionico mungi il tuo robot”

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