Strip
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19 . 06 . 2010

You monster

Il nostro angioletto Bob, si sa, ama la vita da spiaggia, e questo potrebbe apparire purtroppo incompatibile col suo lavoro, considerato che di mestiere amministra un server pirata... ma Bob è molto fortunato, perché il suddetto server si trova alle isole tropicali di Paya Paya. E non semplicemente sull'isola, ma proprio in spiaggia. Se a tutto ciò aggiungete che Bob è quello che si definisce un alcolizzato, beh allora la strip di oggi si scrive praticamente da sola.

Anche l'editoriale di oggi si scrive praticamente da solo, perché questa settimana c'é stato l'Electronic Entertainment Expo 2010 di Los Angeles. Oramai sono parecchi anni che scrivo su questo sito, e scorrendo l'archivio delle annate di FTR, più o meno nel periodo di maggio-giugno, si trovano fedelmente riportate le mie impressioni su tutti gli E3 passati: ci sono stati anni in cui ostentavo disinteresse, sprezzante con i gioconi che fanno divertire le masse ignoranti, e ci sono stati invece altri anni in cui mi ha preso un'euforia imbarazzante.
Quest'anno come sarà? Tutte e due le cose. Il nostro umile passatempo è cresciuto ormai in un'Industria tentacolare, grande come il mondo intero: al suo interno c'è spazio per tutto e per il suo contrario, c'è qualcosa per tutti i gusti, perfino per quelli di un patetico ossessionato capriccioso come me.
Gli eventi che hanno attirato più attenzione sono stati le presentazioni di due tecnologie che fanno molto dispiacere a quelli come noi: il Microsoft Kinect e il Sony Move, gingilli che nulla hanno in comune con il caro vecchio Videogioco che noi custodiremo sempre nel nostro cuoricino bastardo. Roba per le masse dei giocatori casual, che è un'espressione educata per indicare i miserabili smidollati che appartengono al Mondo, e non hanno consacrato la loro vita al sacro Videoludo. (Naturalmente, sono molto più felici loro.)
Paradossalmente la Nintendo, che ha dato il via alla guerra per dominare le deboli menti dei giocatori casual, con il 3DS sembra essere ritornata tra le braccia del suo pubblico più hardcore. Vivamo in tempi di grande innovazione. A parte queste considerazioni noiose, comunque, questo E3 ha significato una tempesta mediatica senza precedenti, con letteralmente un migliaio di trailer piovuti da tutte le direzioni
Inutile dire, per chi segue queste colonne, che quello di Metal Gear Solid Rising ha catalizzato la mia attenzione: lo stile è sempre lui, anzi ancora di più ora che il palcoscenico è tutto per Raiden, l'antipatico eroe tragico, emo ma soprattutto ninja. Il tema del gioco, che sarà molto più orientato all'azione degli altri della serie, sembra essere “fare a fettine qualunque cosa con la katana superfiga”, dai carri armati ai robot giganti, passando per automobili e palazzi.
E poi viene Portal 2, che non ha deluso con una nuova apparizione della satanica GlaDOS, la vocina metallica che ha trasformato un simpatico puzzle-game in un horror agghiacciante (trasformando così un giochetto a basso budget nel Gioco Dell'Anno 2007). “You monster” è un altro slogan degno di Valve, come le altre manovre pubblicitarie simpaticissime di cui parlavo le volte scorse.

E tutto questo parlare di marketing mi porta naturalmente a Ubisoft (sette volte maledetta), e al suo Assassin's Creed Brotherhood. Certo, far uscire un nuovo titolo della serie ad appena un anno di distanza dal precedente, riusando lo stesso motore di gioco e lo stesso protagonista, potrebbe sembrare ad alcuni uno “spudorato sfruttamento commerciale”. E invece no. No, per quanto io disprezzi Ubisoft e il suo sistema DRM, devo accogliere con grande gioia questo nuovo Assassin's Creed: il trailer fa venire le lacrime agli occhi, è bellissimo, è immenso.
Tutto lascia credere che questo Brotherhood sarà un gioco eccezionale, che perfeziona il già notevole Assassin's Creed II, e non vedo l'ora di saltellare per i tetti di Roma. Tutto il resto, cari amici, sono chiacchiere. Se non volete questo gioco vi è sufficiente non comprarlo né rubarlo: potete far finta che non esista, e attendere il vero Assassin's Creed III che sicuramente sarà rivoluzionario. Oppure potete essere un pochino più umili, e accettare questo dono (si fa per dire). Personalmente non disdegno di tornare a mettermi il cappuccio di Ezio Auditore, confondermi tra la folla, e accoltellare trentacinque guardie papali senza neppure rallentare il passo.

“FAI VOLARE LA CIVETTA”

Lo-Rez: arte, storia, web design
18 . 06 . 2010

Standard

Parlare di Kinect, cercare di convincervi che sarà l'esperienza futura di videogioco e fare tutto questo sapendo che presto sarà preda di giochini per massaie e nonni come la Wii mi renderebbe ridicolo e un po' ipocrita. Molto meglio estraniarci dall'E3 in modo snob e molto molto fighetto e andarci a rifugiare in un editoriale strettamente informatico, con una punta di veleno.
Fino al recente passato la teocrazia chiamata Apple, chiusa come una comunità di monaci del monte Atos, si è sempre tenuta ai margini delle guerre informatiche che contano, procedendo con arroganza e fede cieca sulla propria strada, ma comunque avendo la dignità di imporre le proprie scelte (come quella di avere comandi mela più qualcosa) solo ai suoi adepti.
Ultimamente, però, forte del trionfo dei suoi gadget, questa setta satanica tutto bianco luccicante stylish sta pensando di mettere le mani sul futuro della Rete e quindi, per estensione, sulla Dottrina Informatica tutta. VIsto che però Jobs è un comunicatore migliore di Gates (bhe, fin troppo ovvio ammetterlo) la casa di Cupertino non sta cercando di imporsi semplicemente come azienda dal grande appeal, dal grande mercato e dalle grandi capacità mediatiche, ma come paladino della giustizia.
Ora, lo so, il mondo dell'informatica trabocca letteralmente di paladini della giustizia veri o presunti che dovrebbero essere tutti lì a combattere per le libertà della razza umana piuttosto che codare del software decente, ma la pretesa Apple è marchiana perché, nonostante sia paladino, rimane comunque una multinazionale senza scrupoli. Insomma, un po' come quelle sparate che fa Google, con la differenza che Google... bhe... Google non è cattiva (forse, forse no. E' difficile fare ricerche su un motore di ricerca).
L'ultimo scivolone della mela è indubbiamente questa pagina relativa all'HTML5, un drammatico esempio di marketing spacciato come un bollettino tecnico per addetti ai lavori (in pagine web stylish bianco ceramica).
Cominciamo col dire che l'HTML5 non esiste, cosa che forse renderà più facile il resto del discorso. Ultimamente questa parola magica è sempre più sulla bocca della gente, sfidando le altre creature mitotecnologiche che negli anni hanno riempito i blooooog dei tech-addicted, parole come XHTML, AJAX, Cloud Computing, Wordpress, Ruby on Rails, Nonna Abelarda, Pongo e Peggy. Parole spesso gettate abbastanza a caso, dimostrando una volta di più che i drogati (quelli che la tecnologia la usano) sanno infinitamente molto meno di droga degli spacciatori (quelli che la tecnologia la fanno).
HTML5, secondo i suoi cantori, dovrebbe essere quel... eh... già... uhm... come dire... linguaggio? MMmmmmh, no... infrastruttura? Naaaa... hocus pocus? Expecto Patrono? Insomma quella chiave magilla che dovrebbe permettere di ottenere un web figo, interattivo, animato (ehm...), multimediale e capace di fornire esperienze fantastiche agli utenti. HTML5 dovrebbe permetterci di avere tutte quelle cose sbarluccicose che oggi ci dà, inutile nasconderlo, il flash, con il merito di essere HTML e non Flash. Questo perché Flash è il male, HTML no. Il lato oscuro seducente è. Una pizza al tavolo 5.
Il discorso vi pare confuso? Lo è, è la situazione attuale sull'argomento. Partiamo dal presupposto che Flash è effettivamente il male. Il suo plugin è pesante, ingolfa le macchine, è chiuso e funziona pure male su Linux. Per quante cose fighe si possano fare con Flash farle significa mettere sulle spalle dell'utente un peso informatico fastidioso, un po' come fornire cinema 3D e imporre alla gente di indossare occhialini infetti portatorii di colera. Modi per evitare, oggi, il Flash però non ce ne sono. HTML5, di cui molti parlano a profusione, in realtà è lo studio di uno standard che in un futuro non esattamente prossimo potrà rappresentare un punto di partenza per progettare strutture multimediali aperte, performanti e razionali che riescano a fornire tutte le capacità di Flash. E' uno studio, però, un'analisi, un mondo magmatico che, oltretutto, come un blob sta assorbendo dentro di sé tecnologie che non gli appartengono, in nome della semplificazione e dell'effetto complessivo che sono alla base del successo di un mito.
La suddettamente citata pagina di Apple è una rappresentazione lampante di questo fatto. Se leggete infatti i suoi proclami HTML5 dovrebbe essere lo standard che permetterà a tutti, in egual misura e secondo mezzi a piacere di accedere a contenuti web 10.0 e fare cose fighe. Un formato aperto, libero, superiore nella sua purezza alle bieche logiche delle aziende. Sepperò provate eroicamente a cliccare uno qualsiasi dei favolosi DEMO della pagina un simpatico popup (decisamente NON in HTML5) vi avvertirà che tutto quel brillare d'oro e d'argento è raggiungibile solo tramite Safari. Curioso modo di intendere il concetto di standard, tanto valeva realizzare tutto tramite activeX, a questo punto.
Il problema comunicativo alla base di tutto ciò e fonte di mia indignazione ingegnerista è ovvio. Si sta montando il mito HTML5 e intanto, sotto il suo gonfalone, si stanno contrabbandando tecnologie proprietarie degne del remoto passato informatico. Dopo aver visto un periodo piuttosto positivo per i webstandard in cui effettivamente la situazione stava cercando di raggiungere un certo ordine si sta nuovamente partendo per l'orribile deriva del cane mangia cane, in cui Apple approfitta del suo strapotere nei device sfiziosi che non sono computer per spacciarsi per il futuro Messia del libero uomo in libera terra, cosa che decisamente non è, considerando infinite delle scelte fatte dall'azienda ultimamente.
Un buon Ingegnere delle Tenebre, incapace di apprezzare concetti come Libertà, ma sensibilissimo al concetto di Buon Software, di fronte a tali castronerie deve vigilare per impedire che si espandano. Ed è una veglia difficile e una guerra faticosa, perché certe idee, dette da certe bocche, purtroppo si diffondono come fiamme.
Ma noi non ci arrenderemo, noi lotteremo, noi vinceremo. Il buon coniglio sarà sempre prima W3C compliant che fashion compliant, sappiamo che ci volete un po' di bene per questo.

“Poi si ricordò della battuta che ormai adorava. Quasi accovacciato sul palcoscenico, si mile l'impermeabile sopra la testa e si infilò il microfono praticamente in gola: Moriremo tutti quanti!” - Don DeLillo, Underworld

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