Strip
460
24 . 04 . 2010

Non ci sono parole

Sarà anche spaparanzato su un gommone a mollo nell'oceano, ma questa settimana Bob si trova ad affrontare un disastro di proporzioni bibliche.
Non so cosa sia più inverosimile in questo filone della nostra serie Jobs: un angioletto obeso che fa il System Administrator per un server pirata di WoW alle isole Paya-Paya, oppure Cloud che ancora non l'ha licenziato. Certo questa strip non sarà l'evento più inverosimile della settimana, comunque, consoliamoci così. Tanto per dirne una, questa settimana hanno annunciato in pompa magna nientepopodimeno che Marvel vs Capcom 3.
Noialtri, che riponiamo tutte le speranze del mondo nei picchiaduro uno contro uno in 2D, abbiamo dovuto affrontare un periodo buio nella seconda metà degli anni 2000, un tempo oscuro in cui pareva che il nostro genere preferito fosse stato abbandonato dall'Industria... e poi avvenne la riscossa. SNK e Capcom, le due case storiche del genere, hanno riportato in auge le rispettive serie con King Of Fighters XII e Street Fighter 4, proiettandole nell'era moderna.
E non abbiamo ancora fatto in tempo a riprenderci dalla rivelazione di King Of Fighters XIII, e dalla campagna pubblicitaria per Super Street Fighter 4, che subito Capcom ci stende con una combo devastante, un calciobasso-calcioalto in rapida successione: anche Marvel vs Capcom riceverà il trattamento del finto-3D e farà il suo ingresso trionfale sulle console moderne.
MvC è sempre stato il lato più spensierato, più esagerato, più accattivante dei picchiaduro Capcom, ben lontano dalla profondità tecnica di Street Fighter... un gioco che sacrifica il bilanciamento dei personaggi a favore delle smargiassate più clamorose mai viste in un titolo del genere. I professionisti hardcore non lo possono prendere seriamente in considerazione, ma per il popolino ignorante il divertimento è assicurato.

Mi sembra poi doveroso riservare un po' di spazio agli aggiornamenti su Metal Gear Solid: Peace Walker. Ultimamente è stato messo in ombra in questi editoriali dall'uscita di Final Fantasy XIII (come tutto, del resto), ma ora c'è finalmente spazio anche per il nuovo titolo di Hideo Kojima: dopotutto si tratta della seconda serie che preferisco in assoluto.
Peace Walker, dunque, ha raggiunto il punteggio perfetto su Famitsu, la rivista più venduta (in tutti i sensi!) della Giapponia. Non significa nulla, ma è bello lo stesso. E comunque il gioco è dotato di una tale eloquenza che non ha bisogno di altri che parlino per lui, che siano pagati o spontanei... a MGS5 è sufficiente mostrarsi in pubblico, in qualunque forma, per suscitare l'esultanza delle folle. E chi non esulta è un idiota.
La mia ammirazione per Kojima e per la sua creatura è cresciuta a dismisura con questa mossa di far uscire MGS5 su una console piccina come la PSP: le limitazioni tecniche hanno permesso di concentrarsi sui contenuti, sulle meccaniche di gioco, sulla sostanza più che sulla presentazione. Il risultato è un titolo che esprime una raffinatezza di gioco impressionante, che dimostra cosa si può ottenere usando una montagna di soldi per rifinire il gameplay piuttosto che per produrre audio e video HD. Il tutto, naturalmente, senza compromettere lo stile artistico, che rimane quello inconfondibile della serie.
E così veniamo a sapere che i boss di MGS5 fischiettano canzoncine j-pop durante i combattimenti.
Fermiamoci un minuto a riflettere.
A quanto pare i giganti robotici noti come AI Weapon useranno la famosa tecnologia Vocaloid (citata anche da qualche piccolo pervertito sul nostro forum) per canticchiare qualche frasetta rivolta al protagonista. Mi ricorda molto GlaDOS, l'intelligenza artificiale che ci vuole ammazzare in Portal.
Come se i robottoni canterini non fossero abbastanza fuori di testa, che ne dite di una modalità raggi-X attivabile durante le scene animate per vedere sotto i vestiti dei personaggi femminili? Un'anteprima di questa innovativa funzionalità si può ammirare in azione anche nella confezione della colonna sonora ufficiale del gioco, che ha una copertina rimovibile per rivelare la biancheria intima della fanciulla ritratta.
E con questo abbiamo superato abbondantemente la soglia di guardia: prendiamoci una settimana di pausa.

“Green eyes, blue skies /
Natural disasters when she cries”

Lo-Rez: arte, storia, web design
24 . 04 . 2010

La biblioteca delle tette

Invece di inventarmi un cappello insipido per introdurvi l'editoriale e farvi cominciare male la lettura vi dirò subito che oggi va in scena uno dei miei generi di column preferiti, ovvero il receditoriale. Receditoriale dedicato a un anime: Tatakau Shisho - The book of Bantorra. Per capire il senso del titolo vi basterà google e un click su "immagini"
Tatakau Shisho è una serie magica moderna, ambientata in un mondo simil ottocentesco che potrebbe ricordare quello di Full Metal Alchemist. La particolarità di questo mondo è che, quando una persona muore, diventa un "libro", ovvero lascia dietro di sé un sasso rettangolare che, trasmette, a chi lo tocca, l'intera vita della persona che rappresenta. Ovviamente questi libri sono molto preziosi, anche perchè permettono di violare impunemente la privacy di un morto, per cui esiste un istituto che li raccoglie e li divende, gli Armed Librarian, protagonista delle vicende dell'anime. I librarian sono armed perchè per la loro biblioteca si aggirano "bestie guardiane" grosse e cattive e quindi loro hanno dovuto diventare i combattenti più forti dell'universo per poter spolverare gli scaffali (no, non sto scherzando).
Ovviamente gli armed librarian dominano la magia che, nel mondo di Book of Bantorra, funziona in modo tale che ogni essere umano può gestire al massimo un potere e questo potere può variare parecchiotto, dalla possibilità di nuotare nella rocca alla capacità di invocare sciami di formiche rosse, dalla capacità di moltiplicarsi quasi narutescamente fino alle più prosaiche fireball. Non fatevi, però, ingannare. Anche senza ricorrere al loro potere gli armed librarian fanno cose assurde, mezzo svolazzano, lanciano oggetti di dimensioni titaniche e schivano proiettili. Sono, come dicevamo, i combattenti più forti dell'universo.
Nemici dei bibliotecari la simpatica chiesa degli annegati della grazia del signore (ehm...), culto che non si capisce bene se legale o illegale, organizzato crudelmente in caste. In cima gli uomini veri, il cui unico compito è perseguire la felicità assoluta, in mezzo gli uomini falsi che servono i primi e sotto, molto sotto, le carni, schiavi a cui viene fatto il lavaggio del cervello e con meno dignità del bestiame, tanto da essere usate con tranquillità come bombe umane.
I personaggi da una parte e dall'altra sono una miriade, fortunatamente c'è una gran moria degli stessi per tutto il corso della serie. Su di loro troneggia la direttrice della biblioteca, l'ambigua Hamytsu Meseta, personaggio fortissimissimo e dal seno prosperoso, i cui fini non sono molto chiari a nessuno. I cattivi sono un po' più scialbi (ovviamente tutti avviluppati in un Grande Disegno) mentre tra i comprimari di Hamytsu qualcuno si salva, come il tipico scopa in culo Volken, la cucciolosissima Noloty e nonna Ireia. In realtà, però, l'unico personaggio che rimane nel cuore alla fine della visione è quel gran figo di Mattalast e non ce n'è per nessuno.
La struttura di Book of Bantorra è per Story Arch. Ciò significa che le puntate possono essere raggruppate in sottogruppi coerenti con un inizio alla fine. Molti degli story arch sono riconducibili alle light novel da cui l'anime è tratto. In generale esiste, ovviamente, una trama d fondo che mette in gioco i destini dell'universo, ma personalmente ho trovato la sistematica suddivisione in sottotrame un po' dispersiva nei confronti di questa. Insomma, alla fine un mucchio di cose ti suonano come filler e sebbene l'epica finale si prodighi di riallacciare i personaggi e costruire ricorsi ti manca la sensazione di avere assistito a un'evoluzione organica. Quest'evoluzione finale, poi, zoppica sotto diversi punti di vista. Notevole la botta emotiva, nel crescendo, ma quello che ti rimane dalle rivelazioni è poco, perchè tutto si accartoccia troppo nello psicologico e nel metafisico (personaggio di Hamytsu in primis).
Un altro ENORME difetto degli autori è di aver litigato con l'onomastica. I personaggi hanno tutti nomi assurdi e impronunciabili di cui personalmente mi vergognerei. Persino pronunciati alla giapponese, pronuncia che rende figo anche il menu del giorno, fanno scompisciare dal ridere piuttosto che incutere timore. Le tette, distribuite a profusione tra i personaggi femminili, non riescono a porre rimedio a questa piaga.
Book of Bantorra, in conclusione, è un anime carino, che personalmente, non ha sfondato nel mio cuore. Qualche buona scena e qualche buona idea, ma spesso troppa roba e non tutta roba di alta qualità. Non annoia mai e non fa mai innervosire per quanto è contorto, ma forse anche per questo, perché non osa, non è un capolavoro. Può rimanere, comunque, un piacevole intrattenimento.
Questa settimana non vi ho proposto un capolavoro, ma intanto, ora che me lo sono messo alle spalle, posso dedicarmi a altro. Come al solito non so se ho scelto un classico immortale o una stupidaggine, ma qualcosa mi dice che tra qualche mese ne saprete qualcosa anche voi.

“E anche se il vento ci soffia contro, abbiamo sempre mangiato pane e tempesta, e passeremo anche questa”

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