Strip
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17 . 04 . 2010

Personaggi femminili

Nella strip di oggi è ritratta l'eterna lotta tra Chi Vuol Fare un Bel Lavoro e il Reparto Marketing.
Gli avvenimenti di queste settimane basterebbero ad alimentare cento di queste colonne, ma il tempo che posso/voglio dedicare a scrivere qua sopra è limitato e devo per forza sacrificare qualche notizia curiosa. Non è ancora giunto il momento di impazzire per King Of Fighters XIII, ad esempio, e anche oggi mi limiterò a una breve citazione.
Continuano ad arrivare valanghe di resoconti da musi gialli che stanno in fila per ore per avere l'onore di smanettare 10 minuti con il cabinato del gioco, in poche sale-giochi selezionate del Giappone. In gergo si chiamano loke-test, e quello che si sta svolgendo ora mostra una versione del gioco pronta al 90%. Del ritorno di Mai Shiranui ho già parlato, e pare che la nostra fanciulla non sarà sola soletta in mezzo a una compagnia tutta maschile, se è vero che per questo KOF XIII gli autori intendono pareggiare il numeri di personaggi maschili e femminili... evidentemente non possono permettersi di ripetere l'errore del XII, che ha venduto poco forse anche in virtù del fatto che mancava la ****. Mai sottovalutare questo aspetto, soprattutto in un picchiaduro 2D orientale.
Forse proprio per sottolineare che hanno imparato l'amara lezione, quei birbantelli di SNK hanno inserito una feature che da sempre attira il pubblico nipponico, e gli altri pervertiti di tutte le nazioni: i pantyshot. In particolare stavolta è Yuri, l'eterna fidanzatina (è in terza liceo dal 1994, stando alla cronologia ufficiale), a mostrare scorci di biancheria sotto il gonnellino. È un po' triste questa evoluzione del chara-design, che ha trasformato una studentessa appassionata di arti marziali in una dodicenne (all'apparenza) vestita come una donna di strada... però è una rappresentazione molto realistica dell'evoluzione della società.

Mi sono dilungato un po' su King Of Fighters XIII, ma non posso ignorare che questa settimana è stato rivelato al mondo Gears Of War 3. Mi è simpatico il suo designer, il palestrato Cliff, perché viene dall'epoca d'oro degli sparatutto, di Doom e di Quake, e in fondo è stato quello il culmine del videogioco su PC. Gears Of War, si sa, esce su console, e anche questo è un segno dei tempi. Comunque sia, il video (“Ashes to Ashes”) è molto bello.
Le polemiche sull'inclusione di personaggi femminili, per la prima volta in Gears Of War, sono così patetiche che voglio parlarne. Per anni ci si è lamentati che non c'erano soldatesse nell'universo in guerra di questa serie, e ora si inorridisce perché sarà possibile in multiplayer massacrare con la motosega anche le soldatesse. Almeno in King Of Fighters uomini e donne possono menarsi in santa pace, senza che qualcuno si sogni di polemizzare.
Tornando ai bei giochi per PC di una volta, c'è anche l'annuncio di Crysis 2 che merita attenzione. Crysis, l'ho detto altre volte, mi ha impressionato. Mi ha impressionato anche dal punto di vista ingegneristico (!), essendo un software di complessità inconcepibile, che si è sforzato tanto per curare dettagli che quasi tutti gli altri giochi ignorano. Crysis 2, dunque, mi esalta non poco. Anche perché Crysis non è solo un gioco ma anche una piattaforma per fare i giochi, e sinceramente mi sono stufato dell'Unreal Engine 3, vecchio di secoli ormai, e mi piacerebbe vedere qualche titolo basato su un framework all'avanguardia.
Purtroppo però questi discorsi hanno senso soltanto sul PC, visto che l'hardware delle console resta quello e di conseguenza anche il software dei giochi resta quello: c'è spazio per ottimizzazioni, ma non per vere rivoluzioni tecniche. Crysis 2, visto il contesto, doveva scendere a compromesso, e infatti uscirà anche sulle console. Ma nessuno può negare che il suo cuore sia tuttora dedicato al personal computer.
Ma basta con questi discorsi, lasciamo parlare le immagini. Il trailer di Crysis 2 (“The Wall”) è proprio bello: su tutto spiccano la musica malinconica di New York New York, un muro di annunci fatto sì di volantini e post-it, ma anche (siamo nel 2020) di schermi LCD portatili appiccicati col nastro adesivo, il design degli alieni e della nuova tuta del protagonista (che pare una seconda muscolatura, il che lo fa apparire praticamente nudo)... è tutto un po' banale, ma mi piace ancora di più per questo: dopotutto, stiamo parlando di un videogioco dove spari agli alieni che invadono la Terra.

Lo-Rez: arte, storia, web design
17 . 04 . 2010

Cartoni d'occidente

I creativi temono il marketing perché spesso è il marketing ad averte in mano i cordoni della borsa e quindi sanno che una disubbidienza troppo prolungata porterebbe a una drastica riduzione delle loro risorse. Poveri illusi. Non capiscono che il giorno in cui gli Ingegneri domineranno il mondo (sempre più prossimo) saranno deportarti tutti in profonde miniere di carbone da cui non avranno possibilità d'uscire.
Non lasciamoci però andare a questi piacevoli pensieri, la riflessione di oggi è si frivola, ma orientata in tutt'altra maniera, quindi non vorrei smarrire il cammino troppo presto.
Direi che è evidente e pacifico che l'animazione giapponese ha oggi uno strapotere mostruoso rispetto a quella occidentale in tutti quei mercati che possiamo dire di consumo, ovvero, principalmente, la TV. Se è ben vero che certe fasce di età hanno ancora a disposizione prodotti di successo provenienti dall'ovest del mondo, una volta superata una certa soglia l'unica animazione che si può considerare guardabile è quella giapponese. Questo perché, oggettivamente, il Giappone ha, già internamente, un mercato per i cartoni animati estremamente più strutturato e complesso di quello che esiste al di fuori dei suoi confini. Grazie a un approccio culturale completamente diverso da quello che abbiamo noi, il Giappone produce effettivamente cartoni animati per varie fasce d'età e arriva incorporare tra i target del media anche i diciottenni, i venticinquenni e, in generale, gli adulti. Ciò grazie principalmente a un approccio esplicitamente adulto a molte tematiche quali sesso, violenza, morte e politica su cui invece la totalità dell'animazione occidentale glissa in modo spesso patetico, vittima di pruriti più o meno populisti (e di conseguenza commerciali).
La cultura nerd, che comunque trae parte della sua energia dalla sindrome di Peter Pan, dovendosi trascinare dietro dei cartoni animati nel suo bagaglio culturale, trova quindi nelle produzioni giapponesi qualcosa di accettabile e anche se ha l'antipatica tendenza di caricare buona parte di ciò che vede di significati, sottosignificati e chiavi di lettura un po' peregrine comunque ha ben più di un punto di riferimento nelle produzioni anime contemporanee.
Visto che però FTR è iconoclastìa direi che è tempo di spezzare una lancia per quello che viene prodotto in occidente che comunque e sempre va preso con un certo beneficio del dubbio e con una certa accondiscendenza, ma che quantomeno mantiene intatto l'aspetto principalmente ludico dei cartoni, senza opprimere lo spettatore con scene violente o intellettualmente contorte. Non mi vergogno a dire che ho ultimamente completato la visione di Gladiatori - il torneo delle sette meraviglie, produzione italiana piuttosto recente. Si tratta di un cartone scontato, scialbo, prevedibile, con parecchi buchi di trama, personaggi banali e piatti, cattivi patetici e combattimenti noiosi. Ma, tendenzialmente, è proprio qui il bello. Guardandolo mi sono accorto che ogni tanto posso mettermi davanti a uno scherma senza il bisogno di cercare profondità psicologica che rasenta il patologico, trame machiavelliche appositamente ritorte su sé stesse e derive di trama ayurvediche con inclinazione tantrica e richiami di filosofia di Heidegger. Insomma, guardi Gladiatori e vedi questo cattivo che ride, ride, ride e non fa nulla di concreto per fermare il buono il quale, intanto, è bravissimo da solo a cacciarsi nei guai mentre il vecchietto gandalfaloso, invece di fare una fottuta magia e mettere tutto a posto, si profonde in pallosi pistolotti morali. E nella sua superficiale assurdità tutto questo è così coerente, così rassicurante e così perfetto nel suo microcosmo che finisci per appassionarti ai buoni, odiare i cattivi, ridere alle battute e interessarti dei combattimenti. A volte ho l'impressione che, soprattutto in ambienti intellettualoidi come il nostro della nerditudine, si può ben parlare del cervello come di un "muscolo contratto". Siamo sempre lì, tutti tesi, pompati, duri, nel tentativo di cogliere la sottigliezza, fare l'analisi, scavare il gesto e questo, assurdamente, mentre facciamo le cose che ci piacciono. E' ovvio che avendo questo cervello gonfio come il bicipite in parata di un lottatore, nel momento in cui qualcosa di innocuo e frivolo come Gladiatori cerca di flettercelo per farsi comprendere noi non facciamo altro che scattare, aggressivi, demolendo tutto e tutti. Se invece imparassimo a essere un po' più rilassati (intellettualmente parlando, dico) allora questa e dozzine di altre stupidate potrebbero persino piacerci e potremmo anche trovarci qualcosa di buono, qualcosa di ben fatto, qualcosa di sorprendente. Gladiatori, per esempio, merita tutti gli insulti espressi poche righe sopra, ma l'escalation degli ultimi tre episodi è notevole e sebbene poi il finale sia un festival del taralluccio banale il momento di massimo pericolo e massima angoscia è reso con grande pathos, estrema violenza narrativa e quel pizzico di epica che non guasta mai.
Vi interessasse vederlo (non accetto insulti di chi non abbia preso visione, ovviamente), Gladiatori è disponibile (a bassa qualità, ahimè) sul sito della RAI (sezione Tween). Lo so, il sito è in Silverlight, quindi è il male e blah blah blah, ma vi ho detto di andarci se volete vedere un cartone animato, non se state facendo una tesina di webdesign, quindi state buoni e virtualizzatevi uno straccio di Explorer come ho fatto io.
Il resoconto del resto dei miei vizi internetti mi vede aver completato il corso base di giapponese di Livemocha. Non so assolutamente il giapponese e parlarlo nel microfono mi ha fatto sentire a tratti notevolmente stupido, ma ogni tanto, sentendo e risentendo frasi, mi pare di cogliere qualcosa, un filo conduttore, qualche parolina. Ora voglio affrontare il secondo corso, con tutte le sue altre poderose unità, sperando che mi arricchisca. In ogni caso sono convinto che finché non avrò il coraggio di affrontare il tema degli ideogrammi e finché non mi metterò di buzzo buono a studiare l'intera galassia delle cognugazioni verbali difficilmente potrò dirmi soddisfatto dei miei studi. Purtroppo, ahimè, in tutto questo Livemocha aiuta poco e niente.
In Urban Rivals invece sono al 23esimo livello e sto coltivando un soddisfacente mazzo GHEIST. Ho la motivazione Lo-Reziana (?!?) che questo clan dispone veramente di ottima arte e grande carisma nel chara-design, ma penso sia una buona motivazione, una volta tanto. Comunque parlare delle mie malattie mi mette sempre un po' a disagio.

“Mille vele spiegate avanzano nel mare / una terra lontana ancora da scoprire / senza guardare indietro / senza cadere mai”

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