Strip
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06 . 03 . 2010

È solo un gioco

Ancora una volta è Clara la PR a dominare la scena della nostra serie Jobs. E ancora una volta, povera cara, finisce per essere abusata verbalmente da Neo & Cloud, i patetici videogiocatori hardcore.
Nel loro piccolo, strip come questa contribuiscono forse a riequilibrare il karma.
Non vi tedierò per la terza settimana consecutiva con un'appassionata denuncia del nuovo DRM di Ubisoft. Già la volta scorsa me ne ero pentito, ma adesso basta davvero. Sono passato ad un altro tipo di protesta: a partire da questa settimana, nella strip che pubblichiamo su Multiplayer.it, un personaggio indosserà una maglietta con uno slogan contro Ubisoft.
Un messaggio subliminale, per esprimere il mio disappunto perché Ubisoft ha rovinato con una scelta sbagliata il gioco che voleva vendermi, e che io volevo comprare.

Ma non posso permettere che la frustrazione mi impedisca di godere delle meraviglie che, nonostante tutto, il settore del Divertimento Elettronico è ancora in grado di offrirmi. Meraviglie come questa.
In breve: è uscito un aggiornamento per Portal (il Gioco dell'Anno 2007), che aggiunge dei misteriosi file audio. Gli ossessionati si lanciano subito sul mistero come cani randagi su un osso, e dopo alcune ore di delirante follia maniacale, passate ad analizzare quei dannati byte con ogni tecnica crittografica conosciuta all'Uomo, e a pubblicare sul forum ufficiale le ipotesi per sottoporle allo scrutinio delle masse... oh, meraviglia! Il mistero è stato svelato.
Dai file audio sono state estratte immagini, le immagini sono state ricomposte in un puzzle, il puzzle ha rivelato un numero di telefono cifrato. Decodificato il numero, qualche glorioso mentecatto ha avuto la forza di collegarsi con un modem analogico a questo numero e scaricare una serie di schermate di testo trasmesse con protocolli vecchi più del mondo. Questo testo, a sua volta, ha rivelato divertenti retroscena sull'universo di Portal (e di Half-Life, perché non dimentichiamo che probabilmente coincidono).
Inchiniamoci umilmente a Valve, e diciamo tutti in coro “Grazie!” da bravi giapponesi educati.
Grazie al tuo reparto marketing, Valve, per questa caccia al tesoro improvvisata che ci hai gettato in pasto senza alcun preavviso, allietando così le nostre giornate. Non è Half-Life Episodio 3, ma ci piace lo stesso.

Questa mossa di Valve non poteva capitare in un momento più opportuno: le masse sono in rivolta contro le sciocchezze imposte da un editore, ed ecco che un altro editore al contrario spende i soldi del reparto PR per risvegliare l'interesse degli appassionati organizzando questa caccia al tesoro.
Iniziative così mi ricordano che, in fondo in fondo, si tratta pur sempre di giochi. Siamo tutti qui per divertirci. L'Industria del Divertimento dovrebbe prima di tutto produrre Divertimento... se viene meno a questo principio, fallisce. Disseminare in giro indizi su Portal 2 per farmeli scoprire è divertente. Costringermi a pratiche macchinose, ridondanti, punitive solo per far funzionare uno stramaledetto giocattolo, invece, non lo è.
Su questo principio le console hanno fondato la loro fortuna, ed è contro questa legge naturale che Ubisoft si sta ribellando. Per questo non può avere successo. Per questo è destinata alla sconfitta.

Ho lasciato indietro tante cosette degne di essere approfondite su queste colonne, cosette successe in questi ultimi giorni. Ad esempio questa. Ma verrà il loro momento.

Lo-Rez: arte, storia, web design
06 . 03 . 2010

As if millions of voices suddenly cried out in terror

Il collasso globale e totale delle strutture informatiche è qualcosa di cui gli informatici parlano sempre. Basterebbe che... se sbagliassi sai... se mettessero per esempio... se inciampo qui... ma quel backup...
Chi è poi dentro il mondo IT ne ha almeno visto uno nella sua vita (o lo vedrà), più o meno irreparabile, più o meno disastroso, di quelli con gente che vaga per gli uffici con sguardo perso e sistemi che restituiscono schermate bianche o nere a seconda dell'interfaccia. E' nell'ordine cose e non esiste mai realmente modo di evitare che accada. Succede e l'unica cosa che puoi sperare è di riuscire a recuperare tutti i pezzi e rimetterli insieme come prima.
Ovviamente, dato un ambiente del genere, è normale che siano nati mitologici racconti riguardando il TFU (totally fucked up) dell'intera Internet, a seguire del quale dovrebbe esserci il ritorno al medioevo e, probabilmente, dei dinosauri. Siamo qui, però, appunto, nel campo della mitologia. Intanto ricordiamo che internet è stato progettato per resistere a un attacco nucleare su larga scala (presente il DARPA?) e poi anche se esistesse il megavirus blah blah blah che infetta i sistemi blah blah blah crescita esponenziale della diffusione blah blah blah insomma, cazzata più cazzata meno sono certo che una volta passato saremo ancora tutti qui.
La leggenda più nota e diffusa, estremamente affascinante, a vedere, è ovviamente quella le Millennium Bug, il Bug del Millennio, ben lungi dall'essere un oggetto di Yu-Gi-Oh (certi amori non si scordano mai), più vicino a una profezia Giacobbesca, con alcuni dettagli tecnici credibili, ma ovviamente spinti al catastrofismo per amore idi teatro. Il Millenium Bug non ha distrutto internet, non ce la faranno probabilmente tante altre imperfezioni simili, ma sarà sempre bello fantasticare della loro esistenza.
Bhe, poi ovviamente c'è la PS3.
A me di questa storia della PS3 mi ha avvertito Cementino che lo ha letto sul Corriere. Suonava un po' di bufala così ho fatto un po' di giri e alla fine mi sono dovuto convincere che sì, la console più figa del mondo, progettata e prodotta da quello che è un colosso mostruoso dell'elettronica di consumo, non era capace di arrivare a marzo del 2010. Ovviamente, in una bella console scassona del secolo scorso questo sarebbe stato un risibile fastidio, una sciocchezzuola, ma una console che è online e deve sincronizzare dati con server, database, sistemi di spionaggio industriale e spyware non può permettersi di tornare all'anno 2000, non può proprio.
Mi sarebbe piaciuto essere una mosca bastarda e appollaiarmi sul PC dell'ultimo dei programmatori del OS della PS3, chiuso nel suo cubicolo giapponese a scorrere hentai per combattere la noia. Mi sarebbe piaciuto guardare la sua faccia mentre il suo capo mediamente importante spalancava la sua porta e gli urlava che tutta la rete PS3 stava collassando, prima di piantarsi la katana aziendale nel ventre e chiedere alla sua segretaria di decapitarlo. A quel punto il secondo in comando, mentre gli inservienti si occupavano delle frattaglie del suo ex superiore, si deve essere messo a petto nudo, una fascia in fronte e deve aver ordinato al nostro piccolo programmatore "fixaaaaaaah" col tono di un Power Ranger che chiama il suo Zord. E ovviamente è scoppiato il finimondo. Piccoli giapponesi urlanti intenti a correre per gli uffici come tanti Lemmings, scoppiando dopo aver detto "uh-oh". Righe di codice lanciate come Shuriken. Tornei di PES aziendali sospesi con tutti i risultati annullati. Risse tra gli scommettitori sui tornei di PES aziendali. Manager che fanno auting urlando che hanno sempre avuto un SEGA da piccoli. Alla fine, dopo ore di vero e proprio sengoku jidai, dopo scontri tra antichi samurai rievocati dalle imprecazioni del consiglio di amministrazione, l'Eletto, il programmatore coi capelli di colore più strano e vestito peggio, guidato da una stragnocca in reggiseno e gonna da divisa liceale, lui e solo lui, deve aver uploadato la fix per poi fuggire nel tramonto.
Si, insomma, sarebbe stato bello esserci.
A conti fatti non è che questa tragedia mi abbia colpito come videogiocatore, ma non posso negare che abbia avuto su di me un certo magnetismo per quello che riguarda la mia anima di Ingegnere delle Tenebre, da sempre attratto dal caos e dal buio. Bisogna anche rilevare come persino il mondo giornalistico non gli abbia dato la rilevanza che forse avrebbe meritato. Ma questo, se vogliamo, è dovuto ai consueti innegabili difetti della comunicazione videoludica. Un evento del genere, questo grande momento di buio, nel mio immaginario avrebbe meritato un titolone, un flash in homepage, un dibattito acceso e stimolante. Invece tutto si è ridotto alla solita news di spalla, le solite quattro righe a margine, il consueto link a Twitter. Quello che, inconsciamente, mi aspettavo io, non sarebbe mai stato possibile. Innanzitutto perché nessun grande sito del settore avrebbe mai osato dare tanta evidenza a una tale defiance del colosso Sony e poi perchè comunque tutte le testate non sono guidate dalle notizie, ma dai prodotti. Quindi quello che riportano e a cui reagiscono è l'aggiornamento su dei prodotti. Una notizia che non sia l'update su qualcosa che poi finirà su uno scaffale non è gestibile.
Probabilmente questo argomento merita approfondimento, ma voi a questo punto credo meritiate di essere lasciati in pace, quindi l'editoriale così giunge a conclusione. A buon rendere, fino alla prossima data che segnerà il collasso di tutti noi.

“Nanika ga itsumo / afureda shiteru / Atsui suashi ga / kakenuketeku”

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