Strip
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27 . 02 . 2010

La terza via

Era inevitabile una strip sul significato ambivalente del termine “apache” (???), visto che Cymon continua a riempirci la testa con le sue disquisizioni sul server web.
Da parte mia credo di aver deluso alcuni, scendendo in campo la volta scorsa con un discorsetto retorico sul DRM, la pirateria nei videogiochi, ecc. Io perlomeno sono rimasto un po' deluso da me stesso, rileggendomi. In genere riesco a trattenermi da questi gesti patetici: certi temi sono difficili da trattare senza sembrare adolescenti bavosi che si sfogano sui forum.
Forse stavolta Ubisoft l'ha combinata troppo grossa, e il mio sdegno era troppo per passare sotto silenzio. L'aspetto più brutto della faccenda (la faccenda è che i prossimi giochi di Ubisoft avranno bisogno di comunicare ininterrottamente con i loro server per funzionare, o meglio per non smettere di funzionare) è che i giochi di Ubisoft mi piacciono molto. È per questo che non potevo tacere. È per questo che non riesco a resistere.

Avevo intenzione di comprare con il denaro Assassin's Creed II perché è eccellente, ma Ubisoft l'ha contaminato con una forma di DRM inaccettabile... lui non ha alcuna colpa, di per sé, e questo pone tra l'altro delle simpatiche questioni etiche nelle recensioni. È giusto dare una stella su cinque ad AC2 in versione PC per punire l'aberrante mostruosità del suo sistema di protezione? Oppure il gioco va valutato per la sua qualità intrinseca, senza curarsi del metodo con cui è distribuito, del prezzo e di altre condizioni di contorno? Oppure ancora la miglior recensione sarebbe scalare il municipio di Firenze a mani nude, senza l'aiuto del joypad, e deturparne la facciata scrivendovi insulti alla mamma di Ubisoft?
Da parte mia risolverò così: violerò la legge in piena consapevolezza, sporcando la mia coscienza con un crimine commesso volontariamente. Probabilmente acquisterò comunque il gioco, per rispetto a chi l'ha realizzato e al Gioco stesso. Magari sì, se ne avrò voglia. O forse no: forse è giusto che soffrano anche loro per le scelte fallimentari di Ubisoft, e vadano a lavorare per un altro editore. Giacché commetto reato, tanto vale andare fino in fondo.
Ma non dipenderò da quei server. Straccerò il contratto che mi vincola, e nel farlo mi abbandonerò a una risatina isterica. Ti getterò il mio denaro in faccia con spregio, come un'elemosina, Ubisoft... o forse non avrai nemmeno quello. Dipenderà da come mi sveglio la mattina: e i tuoi server resteranno a guardare impotenti in ogni caso.

Penso che mi metterò sulle spalle un bel mantello nero, mentre compirò queste imprese romantiche.

Detto questo, mi sembra simpatico accostare a questo scenario la beta di Starcraft II. Starcraft II, vedete, vuole anche lui essere sicuro di essere stato comprato legalmente, prima di lasciarsi giocare. Però Blizzard, covo di vecchie volpi, ha cercato di addolcire la medicina che noi bimbi birichini dobbiamo prendere, e ha costruito attorno a Starcraft II una robetta chiamata Battle.net.
Il nuovo Battle.net è di fatto Facebook per chi gioca a Starcraft, Diablo e Warcraft (cioè praticamente tutti). Si tratta di un'infrastruttura immane, un miracolo di Ingegneria da far lacrimare gli occhi, che offre una miriade di cosette piacevoli all'utente, e in cambio gli chiede di comprare il gioco invece di rubarlo. Una firma all'atto dell'iscrizione, e via.
La stessa cosa ha fatto Valve con il suo servizio Steam. Perfino Microsoft incoraggia un sistema di protezione estremamente all'acqua di rose con Games For Windows. Una pacca sulla spalla, una battuta scherzosa e via. Ed in questo contesto, Febbraio 2010, arriva Ubisoft come un bandito sghignazzante con le pistole spianate. Miserabile, patetica Ubisoft. Gli azionisti ti hanno chiesto di “fare qualcosa per la pirateria”, e te ne vieni fuori con questa trovata di legare i giochi single-player a dei server che puoi accendere e spegnere quanto ti prende il capriccio?
Che mi colga il fulmine, il rischio di pagare una multa o finire dentro è davvero un piccolo prezzo per dimostrare quanto ti sbagli.
Ora bisogna solo trovare uno slogan, stampare una maglietta.

Lo-Rez: arte, storia, web design
27 . 02 . 2010

Nihongo ga wakarimasu

Internet è inutile.
Non nel senso che non serve a nulla, ma che la sua principale funzione è il cazzeggio. E' finita l'epoca in cui si credeva che la grande rete avrebbe evoluto la nostra specie, reso tutti noi persone migliori e unito i popoli. Internet, una infrastruttura finanziata, potenziata e resa vasta dall'industria del porno, è il regno della frivolezza.
Rientra in questa visione un po' iconoclasta anche quella specie di esaltazione delle comunità simil-borg, quella leggenda tramandata di blog in blog per cui, tramite internet, le persone possono unirsi in gruppi collaborativi e costruttivi e, con il piccolo contributo di ognuno, arrivare a grandi risultati per l'umanità intera. Persino la tanto lodata Wikipedia rientra nel fallimento di questo modello. Personalmente non è che non mi fidi di ciò che scrive però, quando mi sono imbattuto in articoli lunghi e articolati, li ho trovati farraginosi, malscritti e confusi. Si sente sempre, si sente troppo, il senso di patchwork inorganico.
Ovvio, il modello borg agli albori di internet trionfava, ma ai tempi era un po' troppo facile. A internet accedeva una piccola e selezionata percentuale della popolazione che veramente vedeva in internet e in quello che faceva in internet la sua passione. Era ovviamente una razza motivatissima e in gamba che ha portato notevoli frutti a tutti. Oggi però a internet accede chiunque e quindi il "rumore di fondo" che genera la folla, in un sistema di democrazia orizzontale integrale fallimentare, finisce col corrompere quasi tutte le cose buone.
L'acme di questo scenario sono ovviamente i Social Network. I Social Network sono inutili, ma attenzione! Non dico, per questo, di eliminarli. L'inutile è bello. L'inutile è divertente. L'inutile rilassa. Ma, bisogna ricordarselo sempre, l'inutile è inutile. Quindi basta credere che Facebook sia l'evoluzione della nostra società, Facebook è lo Spam Thread più grande del mondo a cui, non si sa bene perché, partecipa anche tua zia. Grazie a una selezione più accorta dei partecipanti allo spam thread, grazie cioè alla negazione della democrazia orizzontale integrale, è capace di contenere lo sfascio, ma rimane un simpatico circo a cui connettersi quando non si ha niente di meglio da fare.
Potreste credere, dato questo enorme cappello, che io sia qui solo a spalare letame con piglio arcigno come spesso mi piace fare. E invece no, perchè in queste settimane sto sperimentando qualcosa che potrebbe dimostrare invece la tesi contraria a quella espressa, ovvero che i social network sono utili. Sto parlando di Livemocha
Livemocha è un Social Network con tutti i crismi: sistemi di amici, gruppi, chat, aggiornamenti... ma è incentrato sull'insegnamento delle lingue. Sostanzialmente, entrando, si dichiara che lingue si parlano (e con che livello) e si confessa cosa si vuole imparare. Una volta fatto ciò ci si iscrive a uno dei corsi relativi alla lingua di cui si vuole apprendere e lo si svolge. Si tratta, in questo caso, di corsi costruiti sul calco di quelli "reali" per l'apprendimento rapido. Sostanzialmente si viene inondati di termini, immagini e pronunce (mirate di volta in volta su certi temi) ed è richiesto di interiorizzare tutto questo. Al termine della fase di acquisizione si affrontano tre fasi di verifica. Una prima, automatica, in cui si chiede sostanzialmente di replicare quanto detto e due in cui bisogna invece scrivere di proprio pugno frasi nell'idioma studiato o recitare a voce alta (via microfono) dei brani nello stesso.
Qui Livemocha dimostra la sua potenza. I vostri compiti, infatti, una volta svolti, vengono messi a disposizione della comunità che li corregge, li valuta e lascia a sua volta indicazioni su come migliorare. Il tutto in cambio, come di consueto, su internet, del mero prestigio, ovvero dei punti insegnamento che permettono di elevare la propria classe.
Il metodo Livemocha è, ovviamente, mortalmente incompleto. Una base di grammatica, delle spiegazioni, anche semplicemente delle "schede" dedicate a ciò che si sta imparando, sarebbero stati utili. Bisogna invece, partendo dalle frasi proposte, fare qualche ricerca, magari in internet, per capire i perché e i per come. E' vero anche però che si tratta, in generale, di uno strumento molto rapido, che permette di macinare nozioni a gran ritmo, e il confronto diretto con il prossimo, spesso madrelingua, è estremamente utile. Perchè un principio, soprattutto, credo permetta a questo Social Network di funzionare, ovvero il fatto che tutti, bene o male, siamo grandi maestri del nostro idioma, non fosse altro che per il fatto di conoscerlo a fondo. Non ci vuole quindi nulla a prendere in mano l'esercizio di uno straniero e correggerlo dando qualche consiglio.
Quindi forse, e dico forse, un Social Network utile può esistere. Forse, e dico forse, internet può insegnare qualcosa. Ma per ora il giudizio è sospeso, vi saprò dire nelle prossime settimane se effettivamente sono riuscito a imparare una lingua o quantomeno a capirci dentro qualcosa di più.
Come? Che lingua? State scherzando, vero? Avete sul serio bisogno di chiederlo?

“Shiroi kuchihige wo hayashiteiru hito wa dare desuka? - Chi ha i baffi bianchi?”

Cymon: testi, storia, site admin
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