Strip
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06 . 02 . 2010

Nostalgico

Era inevitabile che anche FTR prima o poi citasse i famigerati “panty-shot”... quel che sorprende è che ci abbiamo messo quasi nove anni, prima di cedere alla tentazione.
Chissà, forse Cymon, che scrive questo fumetto, ha tenuto in serbo la strip odierna per tutto questo tempo, aspettando che i tempi fossero maturi, oppure è stato ispirato di recente da certe discussioni sul forum... discussioni che noi stessi autori, birichini pervertiti, abbiamo ispirato.
Questa settimana, temo, sarà dedicata alla nostalgia: tanto per dire, hanno annunciato Sonic 4. Un giochetto spezzato in episodi scaricabili, perché naturalmente non sarebbe stato dignitoso proporlo come un gioco completo, a scaffale: ci si vergognava troppo, vero, maledetta SEGA? Soprattutto non sarebbe stato possibile venderlo al prezzo standard, 60 euro e più, di conseguenza l'unica speranza per un progetto come questo di vedere la luce è in queste forme clandestine, passato quasi sottobanco tramite i meno dignitosi canali del download (almeno su console).
Ma forse sono troppo amaro, troppo severo nel giudicare il moderno settore del divertimento elettronico. Portiamoci allora nella sacra Terra Videoludica, forse almeno là potremo consolarci: a Tokyo ha aperto un bar a tema dedicato a Dragon Quest. Il Luida's Bar, per l'appunto. Mi piacerebbe visitarlo, qualche volta, se non altro per ordinare uno slime fritto servito da cameriere minorenni che fanno cosplay dei personaggi di un gioco più vecchio di loro, circondato da un arredamento un po' troppo lussuoso e moderno per richiamare le ambientazioni pixellose di un gioco più vecchio di me.
Che poi, ad esser sinceri, Dragon Quest non è solo una serie del passato, considerato che DQ9 è stato uno dei giochi più venduti dell'anno appena terminato. Ma io preferisco ricordare i titoli di una volta, come si addice al vecchio piagnucoloso che sono diventato. Per me Dragon Quest è quello del 1996, anche perché è l'unico che ho giocato. Certo, l'unico bar che mi interesserebbe veramente visitare è il “7th Heaven”, gestito da una tale Tifa Lockhart.

In un editoriale che deve per forza essere nostalgico, bisognerà infilare pure Hironobu Sakaguchi, il compianto produttore dei primi 10 Final Fantasy, che dopo essersi allontanato da SquareEnix si è ritirato a trascorrere una misera ed oscura esistenza. Sorseggiando cocktail su una spiaggia delle Hawaii, e dormendo su materassi foderati di banconote da 100 dollari.
Stanco di quella vita, il nostro eroe è tornato per vendicarsi di chi l'ha tradito e, come nella migliore tradizione dei film d'azione di Chuck Norris, ha cominciato a compiere la sua giustizia solitaria. Si è messo insomma a fare concorrenza alla stessa SquareEnix, producendo i classici RPG che ha sempre fatto, però senza il marchio di Final Fantasy, il budget di Final Fantasy, le altre centinaia di persone straordinariamente dotate che insieme a lui facevano Final Fantasy... insomma, per farla breve non ha avuto un gran successo, nella sua missione.
SquareEnix, dal canto suo, ha incluso un simpatico tributo a Sakaguchi-san nell'ultimo Kingdom Hearts: c'è un personaggio, infatti, che gli assomiglia proprio tanto tanto. Mi è venuto in mente Sakaguchi perché è stato appena annunciato il suo nuovo gioco, The Last Story. Sarebbe facile ironizzare sulla lieve allusione contenuta in questo titolo, un'allusione a Quell'Altro titolo ben più importante, ma non voglio infierire. Il logo è molto carino.
Certo, i loghi di Amano sono un'altra cosa.

“Devo andare a dire all'uomo invisibile che qualcuno vuole ammazzarlo.”

Lo-Rez: arte, storia, web design
06 . 02 . 2010

Un cavallo di troia tutto blu

Nelle ultime settimane ho sperimentato l'emarginazione, l'esclusione, l'impossibilità di sentirmi parte della comunità. Sono stato messo in un angolo, lontano da tutti, privato di quel senso di appartenenza che non era più mio diritto.
Poi ieri sera sono andato a vedere anch'io Avatar e sono rientrato nella società.
Potrei parlarvi del film di Cameron da un punto di vista cinematografico, come spesso ho fatto, ma in questo contesto utilizzerò un approccio diverso, molto più adatto a FTR, che comprende lo Spirito del Tempo, i Videogiochi e la Fantascienza (tutto maiuscolo) e che quindi è molto più adatto al popolo del coniglio.
Nel 2001 uscirono quasi in contemporanea due film che imposero una forte virata al mondo del fantastico cinematografico e al cinema d'intrattenimento: il Signore degli Anelli e Harry Potter e la Pietra Filosofale. Al di là dei meriti di entrambi ci condannarono a un decennio di supremazia della scienza sulla magia, un vero e proprio regno delle ombre e dell'oscurantismo che ha poi prodotto titoli di qualità altalenante, portando nelle sale libri, personaggi e storie che mai, in epoche precedenti, ci avrebbero messo piede.
E quello che si suol dire Spirito del Tempo, quando cioè una variazione del sentire anche minima a cascata genera un movimento epocale che fa vedere alla gente le cose in un modo di verso da come le vedevano prima.
Ovviamente modifiche di questo tipo non sono prevedibili e sono, di contro, scarsamente pilotabili (forse), ma mi sento dire che oggi, con Avatar, ci troviamo di fronte a un fenomeno analogo che farà probabilmente tornare in auge la (fanta)scienza e imporrà standard tutti nuovi sia in quanto a effetti grafici che resa delle scene. Oltre a diventare una pietra di paragone insegnerà (strettamente dal punto di vista tecnico) molto ai cineasti che verranno dopo. Se, come me, siete un po' stufi di mago la maga magia capirete che tutto ciò è solo un bene e se gli uomini blu di Cameron ci faranno il piacere di spazzare via anche i vampiri glitter gliene saremo grati. In ogni caso il fantasy cinematografico ha un po' il fiatone, dopo aver corso tanto e non credo che nemmeno lui ritenga male riposare un po'. Intanto noi avremo indietro le astronavi GROSSE e i fucili laser.
Esiste però un sostrato di Avatar che forse è ancora più incisivo e sicuramente su Follow the Rabbit non può essere ignorato ed è quello che riguarda le infiltrazioni videoludiche nell'opera, affatto mascherate, anzi, in qualche modo sottolineate.
Innanzitutto c'è questa sequenza introduttiva d'atterraggio che fa tanto Halo e consoci, con voce fuori campo, inquadrature di astronavi megalitiche e quant'altro. Poi, più intrigante, il ricorrere al concetto di Gaia. Vorrei precisare che la strip qui sopra è stata scritta prima della visione del film e finisce in testa a questo editoriale per puro caso. Il Gaia a cui fa riferimento Cloud è quello sotteso a Final Fantasy VII, come forza di coesione di tutto il vivente che trova sua comunione nell'entità-mondo. Abbiamo in Avatar una situazione molto simile, spiegata magari con un po' più di biobubble e un po' meno filosofia zen, ma che comunque porta al centro del misticismo e la religiosità un continuo fluire di energie intorno a un nucleo comune, trascendente. Questo è piuttosto comune nella cultura giapponese, non per niente il riferimento in Final Fantasy è piuttosto semplice e se ne trovano tracce anche in molte altre opere del mondo orientale. Molto più raro, invece, vederlo in Occidente, anzi, quando usci il film di Final Fantasy (Spirit Within) ritenni che uno dei motivi del suo clamoroso fallimento fu proprio il fatto che proponeva alla base questo misticismo, che difficilmente in questa metà del mondo sarebbe stato compreso.
Il fatto che Cameron si sia deciso comunque a usarlo dipende proprio, a mio parere, dalla cultura "estesa" a cui fa riferimento che, comprendendo i videogiochi, già lo incorpora senza problemi. E dato che quindi è usato con agilità e dimestichezza, anche il pubblico non ha avuto problemi a digerirlo.
Tolte queste due ispirazioni macroscopiche secondo sono anche altri i momenti in cui la regia cinematografica cede il passo alla spettacolarizzazione solitamente usata nelle sequenze animate digitali di alto livello dei videogiochi. Complice anche l'esubero di CG è proprio la sensazione generale di avere a che fare con un videogioco che arriva allo spettatore. Ma non nel senso dispregiativo del termine, come quando lo si dice per fare riferimento a un media minore, ma in un senso che è positivo sia per i VG che per il cinema. Cameron ha arricchito le sue possibilità con quello che proviene dai mondi multimediali scoprendo nuovi strumenti che possono giustificare il trionfo tecnico della pellicola anche a fronte di una trama piuttosto fragile.
In conclusione Avatar è un ottimo film nel momento in cui non lo si giudica tramite seriosi parametri cinematografici. E' intrattenimento puro realizzato ad arte, è un kolossal di coinvolgimento e sentimenti realizzato tramite il susseguirsi di immagini spettacolarmente realizzate.
Oltre a essere tutto questo, però, è anche un interessante esperimento multimediale, un cavallo di troia, come scrivo nel titolo, per far arrivare alle masse il modo di sentire e di vedere di noi videogiocatori e anche, perché no, per riportare in auge la fantascienza "propria", quella con alieni e astronavi che ultimamente è stata un po' messa in secondo piano.

“Io ti vedo”

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