Strip
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26 . 12 . 2009

Pure White World Tendency

Chiudiamo l'anno con una carrellata affettuosa su tutti i protagonisti della nostra serie Jobs. Certo può sembrare un confronto spietato, affiancare così le vite di miserabili Ingegneri (delle Tenebre) a quelle di attraenti PR in discoteca e loschi maneggioni alcolizzati ai tropici... ma nondimeno è l'affetto ad animarci. Non potrebbe essere altrimenti: sia io che Cymon ci identifichiamo ben più nel terzo pannello che nei primi due.

Nei prossimi editoriali avremo tutto il tempo di renderci insopportabili al mondo con una supponenza e un'arroganza ben oltre il livello di guardia, quando presenteremo il Bilancio Annuale 2009 del settore videoludico. Non vedo l'ora. Per il momento comunque il mio cuore è ancora assorto nella contemplazione, e riscaldato dalla passione per il nuovo arrivato Final Fantasy XIII.
Un milione e mezzo di asiatici con gli occhi a mandorla nascosti da lenti spesse un centimetro, la pelle gialla e i dentoni sporgenti (tutti sanno che i giapponesi sono fatti così), in questo momento, stanno smanettando furiosamente con le manine sudaticce sui joypad della PS3, trascurando cibo e sonno, rapiti nell'universo del loro RPG preferito. Se negassi un po' di invidia sarei insincero.
E intanto, dal fronte orientale, qualcuno trova il tempo di farci arrivare un flusso ininterrotto di materiale audiovisivo, a documentare quanto questo gioco rulli di brutto: considerate, se volete, questo filmato. È lo scontro con un boss, uno delle innumerevoli dozzine, ovvero un'alternanza continua di scenette recitate, di primi piani emozionanti, di sequenze di combattimento e poi di altre scenette: è questo che intendo quando parlo della ricchezza ineguagliata di FF rispetto ad altri titoli che, nella loro stoltezza, osano piazzarsi nella stessa categoria, se non addirittura paragonarsi direttamente a Final Fantasy XIII. Sacrilegio! E mi riferisco a certi RPG per computer che qualche adolescente arrapato ha scaricato a dorso di mulo. In quei giochetti da strapazzo, avvilenti nella loro mediocrità, uno scontro col boss non è altro che una rissa nuda e cruda contro un modello poligonale brutto a livelli imbarazzanti, a malapena distinguibile da qualsiasi altra battaglia.
Ops... è vero, è il periodo in cui siamo tutti più buoni.
Fatte queste premesse, immaginate che regalo inaspettato mi ha fatto Gamespot, eleggendo come Miglior RPG dell'Anno... Demon's Souls. E non Dragon Age, come ci si aspetterebbe da qualunque classifica occidentale.
Ammetto di sentirmi un po' colpevole, non avendo mai citato Demon's Souls prima d'ora su queste colonne... eppure è un RPG orientale della Atlus, hardcore a più non posso, talmente hardcore da far scappare in lacrime i pochi sprovveduti che vi si avvicinano senza una determinazione di ferro e almeno 100 ore di tempo libero da dedicarvi. Ci vuole tanto coraggio, per proporre un gioco così al giorno d'oggi, in un mercato dominato dalle scemenze su Nintendo Wii. Ci vuole tanto coraggio anche per giocarlo, un RPG così, duro e punitivo come non se ne vedevano da parecchio. Forse ciò che affascina ancora, in titoli di questo genere, è il senso di enorme soddisfazione con cui si viene ricompensati quando si supera un ostacolo, dopo decine di tentativi umilianti: è un sentimento nuovo per tanti giovani videogiocatori, abituati ai moderni giochetti per le masse.
Chi di noi si è allenato alla severa palestra delle console a 8 e 16 bit, invece, potrebbe apprezzare il gioco per la nostalgia dei bei tempi andati. O magari per le soluzioni innovative, ma innovative per davvero, e non come quell'altro titolo vergognosamente deludente. In Demon's Souls si gioca da soli, ma ogni tanto si incontrano gli spettri degli altri giocatori morti, che il gioco ci ripropone come ammonimento sui pericoli che ci attendono, e sul fato di coloro che ci hanno preceduto (e che a volte ritornano, unendosi a noi per brevi sequenze cooperative).
La componente online del gioco si manifesta sottilmente anche in altri modi: per queste feste tutti i giocatori hanno avuto la gradita sorpresa di vedere il mondo di gioco improvvisamente in modalità “Pure White World Tendency” (!!!), tutto sfumato di bianco e con la difficoltà dei mostri decisamente ridotta. Per Halloween, manco a dirlo, si sono beccati la versione “Pure Black”.

Con questa lieta novella le nostre vie si separano per altri sette giorni. Ci si rivedrà (forse) al di là del guado.

“I can be all sunny and smiles for a long, long time. But I can rise up like when we fought the Angrborn at the pass. Giants ran from me then and the ones that did not died.”

Lo-Rez: arte, storia, web design
26 . 12 . 2009

babbo.natale@polonord.com

Caro Babbo Natale,
per far vedere che non siamo dei cinici Scrooge aggiorniamo con leggero ritardo. Tutto oggi, venerdì 25, dì di festa, non sono riuscito a ritagliarmi un momento per l'editoriale... ehm... la letterina e così faccio adesso, prima di andare a nanna. Come vedi abbiamo dato priorità alla ricorrenza piuttosto che al sito, se ci conosci un pochino (dicono che conosci tutti) sai cosa vuol dire.
C'è stato un passato lontano lontano in cui Natale significava scatole di videogiochi. Scatole di cartone, quelle grosse, col cellophane e i catafalchi in plasticaccia dentro. Per comodità assumeremo che li portavi tu. Erano i regali adatti a me, erano i regali che volevo e quindi li ricevevo. E nonostante fossero delle cose da nerd o bruciato adolescente occhiualuto mantenevano l'essenza del regalo di Natale, il gusto di scartare, strappare, lacerare.
Ricordo l'anno che chiesi The Ripper, un'avventura grafica in FMV dei Take2. Risultò introvabile (ehm... risultò introvabile ai tuoi folletti) in quanto era fuori già da un po' quando mi misi sulle sue tracce. Lo accettai con un certo rammarico, anche se oggi, sfruttando quei canali che il tempo ha reso onesti (all'incirca) potrei riparare al danno del passato, come ho già fatto con Blade Runner (con cui però il discorso è ancora in sospeso...).
Ricordo l'anno che mi arrivò Warcraft II ed era il mio primo gioco su ciddì ed era bellissimo. No, non era bellissimo una volta installato, era bellissimo lui di per lui, con quel manuale strafigo che imparai a memoria e i due musoni che si fronteggiavano sulla scatola.
Oggi, Babbo Natale, il tempo dei videogiochi sotto l'albero è tramontato. No, non è tramontato per me, che ho trent'anni e ancora ti scrivo (bhe, faccio altre cose imbarazzanti, a voler guardare), è tramontato in generale, ce lo hanno portato via e, come tante altre cose, le nuove generazioni nemmeno sapranno di cosa sono stati derubati.
Innanzitutto sono arrivate le odiose confezioni DVD risparmia-spazio che castrano la poesia. Ricordo quando andai a pagare al commesso Operation Flashpoint in quella forma, ebbi l'impressione che mi stesse rubando soldi. Confezioni piccole per i videogiochi significa pacchi piccoli sotto l'albero, è matematico, ma il mondo non sembra accorgersene. Poi sono venuti quelli del digital delivery che proprio sotto l'albero non ci possono andare. Mi chiedo come si potrebbe regalare un gioco in digital delivery. Ci si siede al computer del pargolo con la propria carta di credito in mano e si digita il codice davanti a lui? Oppure tu, Babbo Natale, ti sei fatto un account di amministratore su Steam tramite cui puoi autorizzare download di giochi a piacere? Tipo che ti appare un popppppap "Scarica il regalo che hai ricevuto! Oh! Oh! Oh!". Forse pensando proprio alla magia del regalo tradita molte major hanno deciso di far saltare ai propri giochi di punta il natale, per questo e non per evitare di andarsi a scontrare contro i capolavori annunciati delle strenne, forse hanno capito che i videogiochi non si regalano più, che ormai i videogiocatori sono un'utenza e una tribù abbastanza matura per andarseli a comprare da soli i titoli che gli interessano, senza aspettare le feste. Che siano solo gli utentini del Wii a frignare con la mamma per avere i loro giochi pucettosi. L'hardcore gamer ormai non crede più in queste cose. Anche perché tanto l'hardcore gamer ha trent'anni come me, anche se non ti scrive (ma certe altre cose imbarazzanti le fa, le fa...).
Caro Babbo Natale, saremo quindi tutti e due a breve sbattuti fuori dal viggimondo? Tu perché comunque il tuo modello di business non fitta abbastanza con i target di cashflow propri dell'estabilishment e io perchè realizzerò che questo fatto non interessa a nessuno e che comunque una persona che usa la parola "fitta" per fare qualcosa di utile al mondo può solo fuggire in Cipango.
Nel caso, Babbo Natale, facciamoci uno squillo e sentiamoci. Tu comunque hai un sacco di tempo libero 11 mesi all'anno, io raggiungerò lo status di eremita a breve. Scommetto che hai conservato da qualche parte uno di quei cabinati di Double Dragon che ti ho chiesto diverse volte (e che, per inciso, non si sono mai visti). Ne attacchiamo uno alla spina e ce lo finiamo in doppio. Alla faccia di chi ci vuole male.
Se devi portare anche la Befana recupera quello delle tartarughe ninja, che si poteva giocare in quattro.
Si, su un sito come FTR si può invecchiare abbastanza per fare gli auguri.

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