Strip
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18 . 07 . 2009

Nostalgia

Sul balcone arso dalla calura che Cloud e Link chiamano ufficio, poveri sfigati, si tramano oscure truffe ai danni del fisco.
Come promesso la volta scorsa, mi faccio carico di portare alla vostra attenzione il nuovo Final Fantasy per Nintendo DS. Hikari no 4 Senshi: Final Fantasy Gaiden o, se preferite, The Four Warriors Of Light.
Trattandosi di FF, è naturale da parte mia un po' di fanatismo... stavolta però è diverso. Stavolta è un'adorazione che viene dal profondo dell'animo mio, come non mi capitava da un po'. Non so dire cosa mi attrae tanto in questo giochino piccino: la Ragione farebbe notare che quei poligoni sono rozzi e la grafica è piena di pixel enormi, e il gameplay è sempre la solita solfa.

Ma il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce™.
Ho letto commenti di giovinetti che si chiedono cosa ci sia di Final Fantasy in questo gioco: loro associano il Sacro Nome solo ai titoli più recenti, quelli pieni di eroi tragici pettinati da emo. Poveri ingenui, dovete sapere che Final Fantasy esisteva da molto prima che voi nasceste, e spero tanto che ci sia ancora quando voi sarete ritornati alla polvere.
Nel corso degli anni si sono susseguiti tanti giochi ognuno col suo stile, diversi perché proprio questo rinnovamento è l'essenza di Final Fantasy... ma si dà il caso che questo Four Warriors Of Light sia un ritorno alle origini, alle radici più primitive della serie. In un certo senso, quindi, è questo il Final Fantasy più vero, più autentico, quello che racchiude in sé la vera essenza. Un Mago Bianco, un Mago Nero, un Guerriero e un Ninja ladro cintura nera di qualcosa, quattro bimbiminkia che partono nel giorno del loro compleanno per andare a salvare la principessa rapita.
Le dichiarazioni ufficiali non lasciano spazio a dubbi: si tratta di un gioco che vuole catturare la spensieratezza delle epoche passate, quando i giochi erano giochi e nulla più. Un RPG classico rifatto con le tecnologie moderne (moderne per uno sputo di console come il DS, ovviamente), che ripropone gli scontri a turni, i mostri random, il Job System dei primordi della serie.
Il richiamo della nostalgia sarebbe irresistibile già di per sé, ma c'è qualcosa che va oltre, nei design di Yoshida e nei primi bozzetti che sono stati pubblicati... c'è un'atmosfera capace di commuovermi. Sarà per l'innocenza e l'ingenuità di questi bamboccini super-deformed ma curatissimi nell'aspetto. Sarà perché questi bamboccini sono a cavalcioni di lucertole giganti. Sarà per i castelli arroccati in cima a picchi altissimi, o per i villaggi a tinte pastello che sembrano quelli dei Puffi.
Il mondo ha bisogno di giochi così. Servono ai vecchi e servono ai giovani. Detto questo, posso andarmene in pace anche stavolta.

“Alpha 7 computer: - Please describe present situation.
Barbarella: - You wouldn't understand.”

Lo-Rez: arte, storia, web design
18 . 07 . 2009

The return of the player

Ovvero, semplicemente, un improvviso rifiorire di videoludo nella mia stanzetta, per varie e difformi ragioni.
Innanzitutto ho finito Timeshift, gioco di cui vi ho parlato fin troppo spesso. Finale carino (va che spoilero), ma che non regge il confronto con l'epica sequenza d'apertura, realmente notevole. Nella mia testa mi immaginavo un cronoduello tra tuta alfa e tuta beta, uno scontro con regole tutte sue ai limiti della rottura del continuum, invece, più semplicemente, devi sconfiggere il grosso ragnone che funesta gli scenari fin dal primo quadro e, quando questo è schioppato, ammirare la disfatta di Cron. Piuttosto sottile e interessante l'ultima scena, in cui il nostro personaggio è costretto a un nuovo salto temporale per impedire un paradosso. Ok, tiene aperta la possibilità a seguiti (che non ci sono mai stati), ma fa anche un po' quantum leap, con il nostro eroe intrappolato nel fluire distorto del tempo, magari di volta in volta impegnato a salvare questo o quel mondo. Un collaboratore virtuale connesso direttamente al nostro tempo e il quadretto sarebbe perfetto.
Giocare a Timeshift però non è abbastanza hardcore, per cui ho anche deciso di tirare il collo a Full Throttle. Ricordate il possente periodo dello SCUMMVM? Dopo aver annientato diversi titoli il futuristico giallo da hell's angels della Lucas era l'ultimo affrontato e non finito. Visto che era parcheggiato in un angolo ormai da moltissimo tempo praticamente mi sono gettato sulle soluzioni e gli ho dato il colpo di grazia in un pomeriggio, giusto per poterlo dire completo. Una volta era la prassi: avanzare fino a un certo punto, dare una sbirciatina alle soluzioni e poi diventarne dipendente, fino alla sequenza finale. Full Throttle non è ritenuto uno dei capolavori della Lucas, anzi, fa già parte del suo declino. Personalmente trovo assurdo che gli ambienti siano meno dettagliati e ricchi che in Monkey Island, però le sequenze animate tipo cartoni hanno una gran presa. La cosa che più mi ha emozionato, in generale, è stato però leggere il copyright con l'anno bene in evidenza. Quanto uscita FT era il 1995, tredici (13) anni fa, almeno due strati di esistenza. Da consapevolezze del genere, magari saltate su a tradimento, si può venire realmente schiacciati.
Potrei dirvi che è finita qui, ma non è finita qui. Vi avevo detto, un po' di tempo fa, che avevo installato Supreme Commander, ma che lo avevo mollato subito perché la grafica non riusciva a fare presa su di me. Vi avevo detto anche, però, che quel gioco mi aveva instillato dentro qualcosa, quel quid che alla fine è il vero motivo per cui si gioca. Alla fine lo ho ripreso in mano con impegno, usando i religiosi Eon e lo sto ufficialmente giocando. Io gli RTS continuo ad adorarli, ma anche a non capirli granché... sembrano una corsa alla costruzione di unità su unità in cui, dopo un po', ci si mette il tempo a rompere le balle. Andando avanti questo meccanismo mi fa innervosire e così va a finire che mollo tutto, ma per ora con SC non è successo e l'ambientazione è realmente interessante, molto più delle varie lotte fra alieni. L'idea di una guerra eterna tra tre differenti modi di vivere umani estremamente ben caratterizzati dalle tre sequenze introduttive ha un respiro molto più ampio di altre storie e coinvolge. Il fatto poi che le unità si differenziano non moltissimo, sono piccole e la grafica non è ricchissima di dettagli, per quel che mi riguarda, è secondario.
Non ho giocato per un'infinità e ora guardate in quante cose mi sono messo in mezzo. Impossibile capire cosa è stato, di certo non è il maggior tempo libero a mia disposizione perché ultimamente proprio non funziona così. Forse è il caldo torrido che viene, l'estate, la voglia di mare e i servizi di Studio Aperto sull'ombelico. O forse è solo la voce del sangue del Vero Videogiocatore che ogni tanto pretende gli si renda omaggio.
Arroventatevi e buona settimana.

“and he sang "Ava Maria", at least the parts he knew, / and he watched his shadow on the walls of the streets he walked through, / and he crossed those sacred rivers, the rhone and the sonne, / but they would not give him the secret, of the angel of Lyon.....”

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