Strip
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16 . 05 . 2009

Star Trek, tirami su

Anche gli Ingegneri sono in vena di citazioni cinematografiche, in questa settimana segnata inevitabilmente dal Film.
È nella nostra natura, non possiamo negarlo, è quello per cui siamo qua: occorre che noialtri si parli di Star Trek. Certo da me non potete attendervi una recensione (sempre che qualcuno sia tanto disperato da attendersi qualcosa da me)... non vorrei sembrare un vanesio che gioca al Piccolo Critico sulla sua paginetta web, che tanto una paginetta web non si nega a nessuno oggigiorno.
Se volete sapere com'è il film guardatelo.

Premesso questo, mi sono annotato un paio di cosette. C'è stato un momento, sul pianeta di ghiaccio, in cui mi è parso di essere andato a vedere Star Wars, l'eterno rivale... e lo considero un grande elogio. Sono sempre stato un uomo da Star Wars, io, mentre Cymon ovviamente preferisce Star Trek.
Kirk è sempre stato uno da prendere a pugni in faccia, e con mia grande soddisfazione anche lui è finito nelle grinfie di JJ Abrams, questo tizio sadico che si diverte a maciullare gli eroi dei suoi film dalla prima all'ultima scena, indugiando sulle botte in maniera quasi pornografica.
Questo trattamento violento mi ha reso più sopportabile il personaggio, perché ogni volta che il futuro capitano fa una smargiassata troppo grossa (e succede spesso), puntualmente viene punito a sprangate sui denti. Grazie! Al giovane Kirk manca l'aspetto intellettuale del personaggio, ma credo che maturerà col tempo: per ora è sufficiente che mantenga la sua reputazione con le belle aliene dalla pelle verde... crescerà.
Un po' mi dispiace invece che la purezza dell'Ingegnere per eccellenza, del freddo scienziato vulcaniano, sia stata contaminata da certi istinti animaleschi... certo lei li ispira, ma insomma stiamo parlando di Spock, dannazione! Tra questo aspetto e il fatto che ora i vulcaniani sono una specie in via d'estinzione, mi pare che questa realtà alternativa sia interessante abbastanza da giustificare altre storie, e possibilmente una serie televisiva, senza che sembri solo una copia dell'originale.
L'aspetto visivo di gran lunga più eccezionale sono le luci abbaglianti, onnipresenti, invadenti: quei bagliori accecanti e i relativi lens flare sono eccessivi al punto da sfiorare il ridicolo, sono osceni e mostruosi, rubano la scena ai personaggi e li cancellano letteralmente dallo schermo... è uno spettacolo fantastico. Questa fotografia sporca e grezza mi piace, dà una personalità a delle scenografie che altrimenti sarebbero state tecnicamente perfette ma noiose.
Meno male che ci sono queste luci, perché per il resto l'Enterprise è quasi assente: manca in questo film il culto della nave, il rispetto quasi religioso che fa parte dello stile di Star Trek. Anche per questo c'è tempo.

Non posso fare a meno di notare che questa settimana si è conclusa la quinta stagione di Lost, sempre dall'autore del Film di cui sopra. Non credo di averla mai citata, ma è una serie che mi ha preso molto, al punto da seguirla in lingua originale mentre viene trasmessa nella sua patria. Del resto, non guardando la tv, è la mia unica possibilità.
Considerato che qui da noi manca ancora qualche puntata, e considerato soprattutto la natura di una serie del genere, mi astengo dagli spoiler (rischierei la vita). Sono però un po' deluso che l'ago della bilancia, sempre in bilico tra Pseudoscienza e Filosofia, si sia spostato decisamente da una parte. O almeno così sembra.

Lo-Rez: arte, storia, web design
16 . 05 . 2009

Le mailing list

Ho scritto lo script di oggi pensando che era veramente molto tempo che non mettevo alla prova la fibra dei discepoli con una pesante citazione scarsamente comprensibile. In verità, se appartenete alla generazione giusta (la mia ovviamente) potreste risolvere l'enigma con facilità. Se invece siete solo un pizzico nostalgici un paio di minuti su Google e Youtube potrebbe strapparvi una lacrimuccia. Se invece non riuscite proprio ad arrivarci allora per voi non c'è proprio speranza, ma almeno ci avete provato, dispiace.
No, questo non è il paragrafo in cui vi dico di cosa si tratta. Oggi parliamo di tutt'altro.
Sapete cos'è Rapelay? Si tratta di un gioco giapponese in cui si stupra con enorme godimento ragazzine, un prodotto perverso che si può comprendere solo associato al sottobosco della cultura hentai a cui fa riferimento (in proposito, non fatevi vedere a bookmarkare il sito linkato), una realizzazione di cattivo gusto che va al di là del consueto più che altro perché tiene in bella mostra quelle pulsioni particolarmente deviate che molto spesso sono invece sullo sfondo oppure opportunamente stemperate con lati giocosi o barocchi.
Insomma, Rapelay è la solita robetta da maniaci, la sua risonanza nel mondo è decisamente limitata, non ha nemmeno una strip su Penny Arcade o un wallpaper carino, fino a ieri non era giunto fino qui, all'orecchio (lungo e morbido) della sentinella perché il suo istinto ascolta solo le voci che meritano di essere ascoltate. Vi rendete conto? C'è mancato poco che io, che mi bullo e mi fregio arrogante di essere un cultore di videogiochi, perdessi questo gioco, mancassi di cercarne informazioni so google, mi informassi sulla sua realizzazione! Per poco esso sarebbe passato nell'oblio assieme a legioni di strip poker (e, ricordiamolo, strip mah-jong), giochi tettuti e sconcezze dagli occhi grandi di ogni tipo!
Fortunatamente, a evitare tutto ciò, è intervenuta la mailing list del MOIGE.
Sono iscritto alla Mailing List del MOIGE per un puro senso di pigrizia. Se l'osservatorio della violenza contro i videogiochi vuole garantirsi una certa attività devono esserci fonti sicure e precise. Grazie a una semplice iscrizione per inorridire delle brutture del nostro cosiddetto perbenismo mi basta schiacciare invia e ricevi, immagino vi sia chiara la convenienza.
Sia chiaro, non sono qui a difendere Rapelay, probabilmente è il consueto gioco in cui il modello di un culo ha più importante del gameplay e, ripeto, è di cattivo gusto, voglio però sottolineare questo meccanismo perverso secondo cui io, che sono un accanito appassionato di videogiochi, che giro per i siti, che cerco notizie, che, insomma, mi informo e appartengo a pieno titolo alla cittadella corrotta, non mi ero accorto di tale insignificante insetto e che, a portarmelo davanti agli occhi, è stata proprio la gente che ci lotta contro. Insomma, i paradossi di questo simpatico aneddotto sono ben due: innanzitutto c'è questo sistema della censura per il bene di tutti che invece di danneggiare certi prodotti finisce per valorizzarli e dargli una risonanza gratuita che altrimenti non avrebbero modo di ottenere. La cosa divertente, però, è un'altra: queste stesse persone tanto probe e pure risultano essere più attente di me a certi giochi, più interessate a conoscerli di quanto non sia io che, pure, appartengo alla genìa lasciva che di queste schifezze dovrebbe vantarsi di nutrirsi.
Non sono arrabbiato come altre volte, sono solo divertito. Divertito da questo meccanismo cannibale che finisce per fabbricare la mitologia che si immagina di combattere, quando invece, nel momento in cui vincesse effettivamente, cesserebbe di esistere con scorno e delusione di cui lo usa per riempirsi la pancia nei più svariati modi.
L'editoriale di FTR giunge così a conclusione, sapevo che sarebbe stato un editoriale facile grazie a tutti questi piccoli e interessanti spunti e di questo sono abbastanza felice. Ci si rivede settimana prossima, magari spenderemo due parole anche sulla gente del Multi che si è rifatta il trucco.

“Now I lay me down to sleep / Pray the lord my soul to keep / If I die before I wake / Pray the lord my soul to take”

Cymon: testi, storia, site admin
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