Strip
406
04 . 04 . 2009

Le cose che contano davvero

Lo sceneggiatore con questa strip si azzarda a sfiorare, pericolosamente, la fantomatica Attualità di cui qui a FTR sentiamo parlare vagamente ogni tanto, come una favoletta a cui non crediamo davvero.
Da parte mia mi limito ad applicare scrupolosamente i miei beneamati “filtri alla James Jeans”, come accennavo la volta scorsa.
Sempre dalla volta scorsa il lettore ricorderà, se mai ciò gli è possibile, che Cymon faceva dei cenni inquietanti riguardo a certe vicende della sua Vita Reale, spingendosi perfino ad invitarvi a vederlo in carne ed ossa. Ebbene, il giorno convenuto per l'incontro pare sia today. Attenti a dove andate! Per quanto mi riguarda suppongo che una lettura a base di Ingegneri delle Tenebre si presenti molto meglio della maggior parte di quello che si vede nelle librerie, anche senza considerare che l'autore forse è il tizio che mi scrive le strip.

Passando alle cose che contano nella vita, in occasione dei 30 anni di Gundam sull'isola di Nippon si preparano grandi festeggiamenti: passeggiando per Tokyo potrebbe capitare di imbattersi in un robot gigante alto 18 metri, per esempio. Che grande paese.
Purtroppo sono proprio i giochi coi robottoni a dominare le classifiche di questa settimana in Oriente, per cui non resta che gettarci sulle squallide polemiche riguardanti un titolo che si preannuncia esattamente del tipo che sta antipatico a me: Dragon Age.
Mi ha sorpreso il tono polemico nell'intervista di Kotaku, abituato come sono a giornalisti miti come agnellini che fanno le fusa (?), e scodinzolano allegri appena gli viene gettato un osso. Sono bestie strane, i giornalisti.
Ad ogni modo, pare che gli stessi sviluppatori di Dragon Age non riescano a mettersi d'accordo sul tono dell'ambientazione, che per qualcuno è High Fantasy, e per qualcun altro è Low. Nessuna sorpresa da parte mia, mi sembra ovvio che questi poveri tizi non hanno la più pallida idea di cosa significa avere una direzione artistica.
Gli RPG per PC sono così, a tanta gente piacciono nonostante questa evidente lacuna, perché evidentemente è gente meschina, priva di gusto. L'ho detto tante volte in questi editoriali, non vorrei stufare. Chiedo venia, anzi no: chissenefrega.

Lo-Rez: arte, storia, web design
04 . 04 . 2009

Di fronte all'apocalisse

Come si faceva garbatamente notare settimana scorsa domani presento un libro (Libreria Utopia, 18:30, fuori da Moscova, Milano). Il che mi lascia un pochino confuso, anche a causa di quella curiosa insensibilità di cui sono vittima. Devo ringraziare Lo-Rez per le belle parole (e la precisa analisi psichiatrica) che ha messo nel suo editoriale contestualmente al mio. E' una rara coincidenza che i due editoriali si parlino, considerando che vengono scritti e pubblicati senza che i loro autori siano consapevoli l'uno dell'altro, è capitato in un momento piuttosto particolare.
In ogni caso è ora che Simone Faré la smetta di occupare indebitamente questo spazio, Cymon ha visto Watchmen e quattro righe a riguardo dovrà pure spenderle.
Dunque, da dove cominciamo? Ah si, non ci tenevo a Watchmen. Oh si, è l'acme nerd del momento, è il film da vedere per tutti quelli che sprecano la loro vita sociale davanti al PC, è la roba grossa, ma non è che sono sei mesi che lo aspetto con in faccia un fazzoletto con le macchie di Rorschac disegnate a pennarello, questo perché, eresia delle eresie, non è che il fumetto mi abbia fatto impazzire.
Lo so, Watchmen è IL fumetto, quella cosa che segna la distanza fra due epoche, quell'opera trascendente che bisogna conoscere a memoria per potersi presentare nei salotti buoni. Non lo ho trovato orribile, non dico questo, le sue idee sono potenti e importanti e sicuramente fa riflettere più di molta altra robaccia, il problema è che io mi sono annoiato a leggerlo, mi sono annoiato un bel po' e credo che la maggior parte dei suoi personaggi siano appiccicati sulle pagine senza granché profondità. Non ci posso fare niente se la vedo così e credo sia importante dirvelo per darvi un'idea del mio stato quando mi sono seduto al cinema.
Insomma, arrivo in sala senza ardere del sacro fuoco della devozione, estremamente curioso di vedere cosa succede. Snyder è l'uomo dell'addominale levigato di 300, non ha il curriculum adatto per questa opera, ma, proprio perché non si ha un'atteggiamento fanatico gli si da il beneficio del dubbio. E alla fine ne esce pure vincitore perché, paradossalmente, i difetti principali di Watchmen, a un primo livello, sono proprio quelli che funestano il fumetto: il primo tempo è sciropposo fino all'inguardabilità, alcuni personaggi sono un po' tirati via e anche diversi rapporti causa effetto sono piuttosto deboli. A vederla così, sebbene in uno specchio rovesciato, l'impressione che ne viene è che il regista abbia centrato l'obiettivo, abbia riprodotto su grande schermo l'opera di Moore. No, c'è dell'altro, c'è un secondo livello, scendiamo ancora.
Watchmen è un'opera anni 80, profondamente, come fumetto. Tutti gli spettri dell'epoca, innumerevoli potenti richiami, idee che hanno animato quel periodo storico. Il film, sbagliando, fa altrettanto. Oltre a proporre delle ambientazioni un po' posticce, prende il via da quegli stessi temi, temi che una volta evocavano certe emozioni, ma che oggi non possono che puzzare di modernariato, vintage, amarcord. Esasperare la guerra fredda dopo la caduta del muro, più che denuncia dei malesseri dell'oggi, sembra una distopia avventurosa fatta e finita. Rievocare il Vietnam quando altre sporche guerre lo hanno ormai messo in secondo piano, sembra una rievocazione di cinema d'altri tempi. Barcamenarsi tra televisori in bianco e nero e auto d'epoca (con supereroi ipertecnologici come contraltare) è pura ostentazione.
V per Vendetta (l'l'adorato) partiva dagli stessi presupposti, ma una delle sue idee più coraggiose è stata proprio quella di trasformare completamente l'ambientazione e rapportarla all'oggi, stravolgendo vaste parti dell'opera di Moore, ma almeno restituendo un film che non distrae con trucchetti retrò, ma lascia che la sua storia emerga con tutta la sua potenza.
Insomma, probabilmente Watchmen non era un film realizzabile, non accontentando tutti. Il lavoro necessario a portarlo nelle sale oggi era assimilabile a uno stupro, nessun biasimo per il regista che ha deciso di non farlo. Quello che ha realizzato al suo posto, però, è troppo inerte per vivere effettivamente della potenza delle parole originali.
Se anche poi volessimo soprassedere a tutta questa problematica non si potrebbe comunque perdonare a Watchmen alcuni altri peccati più veniali, ma proprio per questo più gravi. Innanzitutto dei combattimenti matrixiali in parte gratuiti. Mi sta bene Rorschach contro la polizia (Rorschach meritava qualcosa del genere) e le sequenze nella prigione, ma la morte del Comico è semplicemente sbagliata e anche in altri punti non si capisce come uno come il gufo, con il suo fisico da impiegato in ferie, riesca a fare cose degne di Bruslì. Come se ciò non bastasse il fatto di aver mancato completamente il bersaglio con la realizzazione del personaggio di Ozymandias pregiudica qualsiasi possibilità che si arrivi al finale con l'emozione che regala il fumetto. Adrian è ridotto al capo della Spectre di James Bond, solo un po' più biondo, e ovviamente questo fa saltare tutti gli equilibri invece necessari per arrivare in fondo.
Concludendo: Watchmen è stylish, alcune parti sono realizzate dignitosamente, la lettera è rispetta, il problema è che è una specie di feticcio per fan del fumetto, non ha una dignità di per sé, non è un prodotto che si regga completamente sulle sue gambe, soprattutto se aspira a alzare le punte dei piedi per raggiungere il capolavoro. Non lo è in generale e non lo è soprattutto nell'epoca dei Dark Knight e, ripeto, dei V per Vendetta.

“I'm not some stupid comic book villian. Do you really think I'd tell you all the details of my plan if there was even a chance of you stoping me... I did it 35 minutes ago.”

Cymon: testi, storia, site admin
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