Strip
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06 . 09 . 2008

Tutti ne parlano

La strip di oggi potrà forse addolcire il nostro esordio nel Mese Del Ritorno (peraltro il mio mese preferito), presentandoci un povero Gödel chino nel suo cubicolo a rispondere alle email del capo: non importa quanto va male, c'è sempre qualcuno che sta peggio.
Mi sono sempre chiesto perché, esattamente, questa idea dovrebbe farmi coraggio.
Ad ogni modo, ormai nella nostra serie Jobs è evidente che il vero demonio non è il Direttore, bensì gli Ingegneri Delle Tenebre che egli si trova ad amministrare... sono brutta gente, quelli là, anche quando fanno i simpatici e lavorano per Google. Mi pare giusto citare Google Chrome anche in questa sede, a costo di apparire banale: dopotutto il browser è il mezzo attraverso cui noialtri di FTR vi serviamo la nostra roba. Ovviamente questo sito funziona egregiamente anche con il nuovo browser di Google, e di fatto dal restyle del 2006 non c'è mai stato bisogno di ritoccare nulla del nostro codice: lo dico perché sono arrogante e superbo.
Mi piace molto la volontà di innovare anche nell'interfaccia, con alcune soluzioni molto interessanti che finalmente esplorano una strada diversa dalla solita GUI che domina da 20 anni. Le “Statistiche per nerd” sono particolarmente affascinanti.

L'altra cosa di cui tutti stanno parlando è Spore. Spore è il classico videogioco per le masse, e non dubito che dominerà le classifiche di vendita dei giochi per PC come ha sempre fatto The Sims dal momento della sua uscita fino ad oggi. Le recensioni sono positive, ma non è il genere di roba che piace a me, per cui credo proprio che non sarà mai più nominato su queste colonne. L'editor delle creature, che ho visto usare da altri, offre davvero un mondo di divertimento... peccato che non mi interessi molto.
Un gioco che invece mi interessa assai è Castle Crashers, quel picchiaduro a scorrimento in 2D che hanno pubblicato su Xbox Live Arcade. Castle Crashers è un'ode ai bei giochi da bar di una volta, una versione moderna e autoironica di Golden Axe... non posso andare avanti, sono commosso.
Va bene così per oggi, nelle prossime settimane dovrò fare un resoconto delle mie esperienze con Devil May Cry 4, che sto rigiocando ora per la seconda volta consecutiva.

“I will kick with my foot /
I will fight with my fist /
My name is Bruce Lee”

Lo-Rez: arte, storia, web design
06 . 09 . 2008

Tra banco e realtà

Strip come questa provengono dalla più genuina mia Real Life lavorativa e per questo mi spaventano. Non parliamone più, per favore.
Grazie al sempre utile SCUMMVM sto continuando a mettere in carniere avventure grafiche del passato. Non molto tempo fa è toccato a Broken Sword 2, seguito, come si deduce dal titolo, dell'immortale Broken Sword, che tanto mi emozionò all'epoca in cui uscì (ne possiedo una copia originale, anche se non scatolata come dico io). Già ai tempi l'accoglienza che questo titolo ricevette fu piuttosto freddina e devo confermare quell'antico giudizio. La trama non ha granché mordente, a parte alcuni personaggi molto belli in generale non si viene trascinati dalla storia e in generale non c'è niente realmente degno di nota. Sembra strano che ne parli, ma forse il difetto principale di questo gioco sta proprio nelle meccaniche del gameplay, che non permettono di trascinare tutto il resto. Ho detto spesso che in un'avventura grafica il gameplay ha un ruolo secondario, visto che quello che vogliamo è che si racconti una storia, ma molto spesso posizionare intelligentemente degli enigmi e scatenare certe meccaniche risulta, in questo contesto, come avere una buona prosa o essere efficaci nelle descrizioni. E' necessario per godersi le vicende, anche se in un modo piuttosto sottile.
BS2 ha intere sezioni che si basano sul dialogo, locazioni che si esplorano a una, due alla volta e una ricchezza di particolari limitata. E' sempre in bilico tra l'avventura realistica, dove tutto deve avere una logica stringente e il gioco più clownesco e divertente, dove spesso la soluzione di un problema è anche origine di una gag. Sono sempre necessari pochi click per superare una fase e spesso sono gli unici che abbiano senso. In un gioco che procede secondo questo ritmo i personaggi si perdono un po' per strada, i colpi di scena (limitati) non riescono a prendere la dovuta rincorsa e il pathos cala facilmente. Il risultato è che ci si annoia, anche ad andare avanti, e non si ha molto interesse di scoprire i piani del demone maya. Ovviamente un'avventura non deve essere così, il divario dall'appena giocato Monkey Island 3 è notevole, ma anche i ricordi del primo Broken Sword hanno tutto un altro sapore, soprattutto se penso che ancor oggi mi vengono i brividi a ripensare al ritrovamento del calice nella villa dei Vasconcellos.
Non credo debba diverlo io, visto che è già a dietro da quattro settimane, ma Panorama sta pubblicando una raccolta di Batman. Dopo le due lunghissime serie di Repubblica mi ero ripromesso di non imbarcarmi più in imprese del genere, ma sono stato colto in un periodo di nero fanboysmo, come ben sapete, e questo alla fine ha influito sulla scelta. Sicuramente Year One era qualcosa che volevo possedere, la decisione di arrivare fino al decimo numero (dove, si spera, la serie finirà) è stata dettata dal fatto che, forse, se devo decidere qual è il mio supereroe preferito, punto su Batman e quindi avere una collezione di storie selezionate magari con una certa oculatezza può non far male. Per adesso bisogna dire che il livello è medio, non sempre si respira l'aria del grande classico del fumetto, ma credo ci stia. Sicuramente bisogna lodare la scelta delle storie che, oltre a rappresentare forse la fonte di ispirazione puntuale per i film di Nolan, sono anche abbastanza legate tra loro, sebbene pescate su e giù per la produzione DC, e quindi formano un corpus abbastanza compatto, anche per chi non ha grandissima agilità con le vicende del cavaliere oscuro.
Chiudiamo questo editoriale con una di quelle inquietanti profezie che a volte intrecciano il mondo reale con quello più frivolo dei media di cui ci occupiamo noi. E' notizia fresca di questa estate la situazione piuttosto drammatica dell'Ossezia, in bilico tra liberazione e invasione da parte della Russia. Qualcuno fra voi come me potrebbe aver provato un malcelato senso di deja-vù, infatti una vicenda molto simile a questa era al centro del mitico primo episodio di Ghost Recon. Il gioco data 2001, gli avvenimenti che narrava li piazzava nell'immediato "futuro" ovvero proprio il 2008 e le coincidenze, magari a fare un'analisi accurata, potrebbero non fermarsi qui. Fa sempre un po' paura notare l'arguzia politica di Clancy che sicuramente gli ha fruttato il merito di scrivere libri molto credibili, ma anche la possibilità di essere ascoltato da alte sfere, fa comunque riflettere come questi avvenimenti siano stati materiale per un videogioco. Cosa strana, questo particolare, nel vivo della crisi, fu riportato persino dal Corriere.

“And I can't help but wonder now Willie McBride / Do all those who lie here know why they died? / Did you really believe them when they told you the cause? / Did you really believe them that this war would end war? / But the suffering, the sorrow, the glory, the shame - / The killing, the dying - it was all done in vain. / For Willie McBride, it's all happened again / And again, and again, and again, and again.”

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