Strip
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19 . 01 . 2002

Sconfinamento territoriale

Un Anello per Domarli:
Il destino di quelli come noi è di sentirsi sempre un po' incompleti, fuori posto. Quando alzo gli occhi da questo monitor vedo la mappa della Terra Di Mezzo che tengo incorniciata al muro da quattro anni, e improvvisamente mi viene voglia di strapparla via e darla alle fiamme.
Quando il "Mondo" si impadronisce di qualcosa che è sempre stato custodito nel cuore di ogni computer-geek, e diventa di moda parlarne, non importa come, a me non piace. Mi sento espropriato di qualcosa che credevo soltanto mio. Quando la faccia di un hobbit conquista la prima pagina dei settimanali più glamour, quando tutti i telegiornali nazionali raccontano la storiella del Signore degli Anelli che i giornalisti hanno scopiazzato in fretta e furia dalla quarta di copertina dell'ultima edizione, mi sento esattamente come se una scolaresca delle medie fosse venuta a campeggiare nel mio giardino, lasciando rifiuti dappertutto.
A parte questo, no, non l'ho ancora visto. Il cinema del mio paese dà un film che non solo non ha alcuna attinenza con Orchetti ed Elfi Alti, ma che per giunta non ho mai neppure sentito nominare. Aspetterò ancora per qualche giorno, e se non comparira' la locandina che voglio io andro' a cercarmela da un'altra parte.

Un Anello per ghermirli:
La pagina dei links si è popolata di nuove icone, che dovrebbero fornire un panorama abbastanza completo dei migliori webcomic attualmente in giro. L'altro giorno Tim Dawson di Dragon Tails ha inserito FTR tra i suoi link permanenti, e ne siamo oltremodo onorati. L'amico australiano ha apprezzato molto anche il nuovo logo di FTR, che gli abbiamo mostrato in anteprima assoluta (se volete vedere la versione in miniatura puntate qui). Siamo soddisfatti dei complimenti che ha fatto al sito, fintanto che riusciamo a dimenticare che lui non sa una parola di italiano. Ciao Tim!
Il riconoscimento di un webcomic importante come DT è un altro piccolo ma importante passo verso la meta che io e C. ci siamo proposti (la conquista totale dell'intero Universo conosciuto e oltre).

E nel Buio incatenarli:
Non sono mai stanco di giochi tratti dalle opere di H.P.Lovecraft. Da Alone In The Dark a Undying (che pur essendo scritto da C. Barker è palesemente ispirato al leggendario HPL), il Solitario di Providence ha sempre fornito ottime ambientazioni alle softwarehouse giuste. Mentre gli altri titoli però finora hanno solo citato indirettamente l'universo dello scrittore pazzoide e geniale, questo Call Of Cthulhu: Dark Corners Of The Earth (complimenti per il titolo) e' in effetti un'opera approvata degli Antichi e dalle altre creature che non dovrebbero esistere... e' un RPG in prima persona con il marchio ufficiale dei Deep Ones che cospirano nelle profondità dell'oceano, e noi non potevamo chiedere di meglio. Anche chi non sente particolarmente il richiamo di Cthulhu sapra' apprezzare texture fotorealistiche e modelli da miliardi di poligoni, oltre all'innovativo sistema di danni che consente di sperimentare tutta una serie di spiacevoli malesseri e menomazioni visive e nel movimento. E poi dove lo trovate un gameplay dove bisogna preoccuparsi di mantenere alto l'indicatore di sanita' mentale? Questi sono i giochi che voglio!

Per L'angolo Settimanale di FF:
Visto che non passa un editoriale senza almeno un riferimento a Il Gioco, ho pensato di dedicargli una sezione apposita, così chi non ne può più di sentirmi farneticare 24:7 su Final Fantasy puo' evitarla facilmente.
Da qualche tempo ormai si sente in giro che forse, ma forse, ma forse però invece no, uscirà... un seguito di Final Fantasy X (o meglio un "FFX Gaiden"). Occorre precisare che si tratta di voci incontrollate, nate dal fatto che nella edizione deluxe europea del gioco ci sono delle scene finali aggiuntive, dalle quali pare di intuire che la storia potrebbe continuare in un seguito; inoltre chi sa decifrare i nipponici scarabocchi giura che sulla pagina ufficiale di FFX International c'è una frase che lascia intendere in maniera molto maliziosa che il gioco che abbiamo fra le mani sia in realta' il prologo di una storia più ampia.
Mi chiedo soltanto una cosa: ma se c'è un seguito come lo chiamano? Final Fantasy dieci due? Final Fantasy X2? Sia l'undici che il dodici infatti sono posizioni già occupate... inoltre sarebbe la prima volta che esce un FF basato su un'ambientazione e personaggi non originali (e Hironobu "The Man" Sakaguci ha più volte affermato che l'essenza stessa della sua Creazione e' rinnovarsi ogni volta da zero, e affrontare la sfida di superarsi ogni volta, e che proprio questo significa "Final Fantasy").
Io spero che lo facciano, un seguito, perchè secondo me nel caso di FFX (ma la cosa vale anche per FFVIII) c'e' un universo talmente ricco e profondo e ben caratterizzato che sarebbe un peccato non sfruttarlo più a fondo. Di solito succede il contrario...

Lo-Rez: arte, storia, web design
19 . 01 . 2002

Effepiesse

Come di consueto anche questo mese mi è arrivata la solita infornata di demo recuperata in edicola tramite la mia rivista di fiducia e così ho potuto farmi un'idea dei vari titoli di cui a lungo ho sentito parlare senza poterci fare quasi niente (sapete, imbarcarmi in un download da cento mega per un demo non è nelle mie corde...).
Tralasciando l'impressionante mimica facciale che i programmatori di SoulReaver 2 hanno dato ai loro personaggi mi sono finalmente avvicinato a quel Return to Castle Wolfenstein che ha tenuto banco questo natale. Provarlo mi ha fatto finalmente capire che l'FPS "genuino" è un genere che non mi attira più. Non fraintendetemi, non sto muovendo critiche al gioco in sè (anche se ne avrei, ma con la id ho un conto aperto quindi lasciamo stare...) sto semplicemente dicendo che l'impostazione classica che ha dato vita al genere non rappresenta più la sfida in cui mi voglio buttare. Come tutti ho finito Doom tre-quattro volte (pure al livello nightmare), ho spappolato i fiend di Quake con la stessa ferocia dei PigCops di Duke e ho smanettato con le mie brave total conversion e i miei sani cloni (Blood e Shogo su tutti) però adesso trovarmi in mezzo a quattro o cinque nemici intenti a sparare e rispondere al fuoco come un selvaggio non mi gratifica, è un modo di giocare che manca di quella "pulizia" e di quella strategia su cui i miei processi neurali si sono ormai sintonizzati.
Il gioco che sicuramente mi ha deformato in questa maniera è stato quel capolavoro assoluto di Soldier of Fortune, un'opera che ha suscitato tante (e immotivate) polemiche, ma che soprattutto rendeva il giocatore così precario nella sua esistenza da rendere impossibile qualsiasi calo di tensione. Dopo quell'esperienza mi sono accorto che se incasso più di due proiettili senza stramazzare al suolo mi sembra quasi di barare, di essere di fronte a un mezzo god mode e non sento lo stimolo per combattere. Ok, ok, anche i giochi "rozzi" non sono facili perchè magari di proiettili te ne arrivano addosso sei-sette volte tanti rispetto alla categoria che citavo prima e quindi ti ritrovi comunque ridotto in poltiglia in pochi secondi però comunque rappresentano qualcosa con cui non sono più in sintonia.
Il ritorno alle origini è un tema su cui il mercato sta lavorando parecchio, senza dubbio il portabandiera di questo movimento è Serious Sam altro gioco da cui non credo di riuscire a farmi coinvolgere intensamente, per quanto il protagonista non sia privo di carisma (Look mum, ìm a lumberjack!). Già in occasione del mio piccolo "almanacco" mi sono dilungato sulla crisi di rigetto del settore degli FPS: dopo essere oscillati tanto in quella posizione ibrida quanto affascinante fissata da Half-Life le nuove generazioni di sparatutto in soggettiva stanno cercando di rotolare in una propria direzione alla ricerca di una nuova miniera da sfruttare. E' un po' quello che accadrà a breve (se non sta già accadendo) agli RTS. E' strano come giochi così diversi possano avere dinamiche macroscopiche così simili (ma forse è più strano il fatto che io abbia usato le parole "dinamiche macroscopiche" senza avere nemmeno idea di cosa vogliano dire).
Le vie dell'FPS, ormai abbastanza delineate, sono l'esasperazione del realismo che pesa ogni singolo proiettile e l'esaltazione del tamarrismo che pesa i nemici a tonnellate. Io, anche per quell'Operation Flashpoint con cui vi ho già tediato assai so già che direzione prenderò per il futuro. Ovviamente tutto questo ragionamento non tiene conto del multiplayer, ma nel pazzo pazzo mondo del gioco online il marasma è tale che non mi azzardo a fare predizioni (troppo rumore bianco oserei dire, e non ho usato il termine "predizioni" al posto di "previsioni" a caso...)
Direi che per la mia rubrica di scolaretto saccente abbia buttato sul fuoco sufficienti teorie strampalate, speriamo cuociano bene. Prima però di abbandonare voi lettori al vostro destino una doverosa, sottolineo doverosa, precisazione sulla vignetta odierna: mai come in questo caso il sentimentalismo e l'affetto si sono scontrati con la deontologia professionale. Strano a dirsi questa volta la deontologia professionale l'ha spuntata e giacchè nessuno può salvarsi dal coniglio ecco come si è giunti all'attuale strip. Speriamo di ripagare a breve questo debito karmico con la visione di questa pellicolona di cui non ho ancora sentito una critica negativa e, magari, con una entusiasta recensione proprio su queste pagine...

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