Strip
359
03 . 05 . 2008

La corsa all'oro

Era da tempo che non scendevamo nelle profondità infernali ove dimora il Direttore: sarà un antidoto contro la fastidiosa luce solare che in questa stagione ormai inizia a perseguitare i cultori delle arti informatiche, notoriamente creature delle tenebre.
Ci troviamo ora, amici videoludici, in un frangente storico per il nostro hobby meschino: i riflettori del Mondo sono puntati su di noi, ne siamo accecati come poveri piccoli mammiferi notturni sorpresi dai fari di un'auto che sfreccia nella notte. Speriamo di non fare la stessa fine.
GTA IV ha fatto il suo ingresso trionfale nella Storia, accompagnato da folle esultanti e da perfide malelingue che tramano alle sue spalle... ma non ho voglia di spendere parole su queste faccende, non mi interessa commentare i discorsi sulla pericolosità morale del gioco, sull'attentato che esso rappresenta a quanto vi è di buono e giusto nella nostra società, sulla subdola perversione che incombe sulle fragili menti dei nostri amati figliuoli. Altri hanno speso fiumi d'inchiostro per attaccare o per difendere: io sono videogiocatore, sono incensurato e mi sembra che il torto e la ragione siano così perfettamente evidenti ad ogni essere ragionevole che non c'è bisogno di alcun dibattito.
Non me la prendo perché questo genere di dibattito si scatena sempre e soltanto attorno ai videogiochi, e non attorno ad altri media: da che mondo è mondo, ce la si prende coi più piccoli. Me la prendo invece per un'altra sciocchezza resa evidente da GTA IV: l'ossessione della nostra stampa specializzata per il voto. Non mi pare che appena esce un film i critici si mettano a sparare numeri da 1 a 10, e gli spettatori si strappino i capelli se la media non è quella che si aspettavano. Perché invece c'é questa ossessione infantile nel settore del divertimento elettronico? Siamo forse tutti studentelli, tanto abituati a prendere voti che ci sembra naturale darli anche ai nostri videogiochi? È ora di crescere.

Ecco quindi che tutti i “10” fioccati su GTA IV mi paiono vuoti, incapaci di esprimere alcunché su un gioco così complesso e sfaccettato. Era un titolo dalle ambizioni smisurate, e non ha deluso: basta questo a dare la misura di quel che è GTA IV. Un videogioco da 100 milioni di $, il più costoso di sempre, che espande il concetto di free roaming oltre qualsiasi orizzonte, e ricostruisce una realtà parallela in cui non è difficile perdersi.
La televisione, internet, la radio, il mondo di GTA sono i peggiori possibili, sono quel che resta della nostra realtà dopo aver buttato via il buono: in questo è una satira che forse fa riflettere, ma è satira grossolana, che di sicuro non va per il sottile... e se per riflettere sui mali della società moderna avete bisogno di GTA IV, qualche problemino ce l'avete anche voi.
L'arte però è splendida, e rende appieno la poesia delle variazioni di luce; il chara-design è favoloso perché non capita spesso di vedere gente brutta, anche nei ruoli principali, nell'industria dell'intrattenimento.

In chiusura riporto gli ultimi sviluppi nelle mie mirabolanti avventure online: avventure che restano strettamente limitate a Team Fortress 2, come accennavo tempo fa. Come sa chi è dentro al giro, è uscito un aggiornamento poderoso, che aggiunge una nuova mappa con una modalità di gioco entusiasmante a dir poco: i blu scortano un carrello stracarico di esplosivo, che arranca faticosamente sui binari, e i rossi tentano di fermarlo. Si tratta di un incentivo fenomenale al gioco di squadra, che troppo spesso si perde nelle partite tra sconosciuti.
Completano l'offerta tre nuove armi per il Medico, conquistabili raggiungendo un certo numero di achievement specifici della classe. Si dà il caso che il Medico sia uno dei miei favoriti, ma ho poche ambizioni sui suddetti achievement... occorrerebbe molto più tempo da immolare sull'altare videoludico di quel che io ho a disposizione. Nel mio piccolo, comunque, ho assaporato anch'io quei momenti esaltanti che soltanto il multiplayer può offrire.

“Una mazza da baseball /
Quanto bene gli fa”

Lo-Rez: arte, storia, web design
03 . 05 . 2008

70 volte 7

Ma come, è già venerdì? E sono pure le undici e mezza...! E adesso? Cosa faccio? Bha, qualcosa mi inventerò
Ah no, aspetta! Ce la possiamo fare! Certo! Questa è la settimana del compleanno. Il numero 7 non è un numero che religioni, leggende, anime e manga hanno scelto a caso. Sette è il primo numero che le persone normali non riescono a contare a colpo d'occhio. Provateci. Gettate a terra 5 biglie e controllate quanto ci mettono le persone a contarle. Provate con 4. Provate con 6. Quando ne tirerete 7 vedrete le prime fronti corrugate e le prima dita ondeggianti davanti alle sferette. Il sette è il limite naturale dell'uomo, una barriera che nei secoli abbiamo scalato con l'aritmetica, l'algebra e, venendo a noi, i computer, ma rimane qualcosa di profondamente connaturato al nostro cervello.
E' naturale che FTR, formato da una compagine di ambiziosi mentecatti senza vergogna, si lanci senza pudore nella sfida di sfondare questo impalpabile limite cogitativo compiendo durante questa settimana i suoi 7 anni di vita, ambizioso risultato raggiunto ostentando invidiabile precisione e saccenza, pubblicando non come dei forsennati, certo, ma pubblicando sempre e comunque, con la pioggia e con il vento, con la neve e con i meteoriti, scrollandosi di dosso strip dopo strip le ubbie della Real Life con la disinvoltura di un Bruce Willis pestato a sangue. Pubblicando con la cocciutaggine di trattori samurai guidati da soldati di terracotta kamikaze particolarmente appassionati (e non so se rendo l'idea).
Voglio dire di riuscire a contarli ancora. I sette anni, dico. Non importa cosa il mio cervello possa fare e cosa no, gettati sul tavolo dei miei ricordi io li riconosco ancora uno ad uno, con tutte le sfide, tutte le imprese, tutti i divertimenti che ci sono stati. FTR potrà sembrare sempre uguale a sé stesso, se guardato distrattamente, ma la verità è che FTR è qualcosa di vivo, che non può essere cristallizzato, crocifisso e inchiodato a del HTML, è qualcosa che, anche quando sta fermo, respira. Ma essendo un coniglio capirete che è difficile che stia immobile troppo a lungo e anche quando respira solamente ha quel respiro concitato dei conigli. Non so se vi è mai capitato di fissare un coniglio mentre respira. Bhe, è qualcosa di angosciante, è come guardare un film di Dario Argento prima maniera, credendo che il sangue sia vero (anche qui spero che l'immagine sia efficace).
Non sperate che diventi allegro o melenso il giorno del complisito. Insomma, si, lo divento, ma è qualcosa di diverso dalla melassa che solitamente intendete voi. E' qualcosa di più simile alla retorica, all'epica, alla farsa, perché ci sono momenti che chiamano il teatro più di altri e momenti in cui il teatro è tutto quello che puoi concedere e fare il pagliaccio è l'unico modo per non cadere nel ridicolo.
Sto andando alla deriva, lo so. Sto derivando, direte (perché lo so che siete INGEGNERI dentro e non potete farne a meno), ma in fondo se le parole non possono ballare e fare quello che vogliono almeno il dì della festa quando potranno farlo? Avrò bisogno della loro disciplina e del loro rigore altrove, quando avrò qualcosa da dire, qualcosa di razionale, razionale sul serio.
Credo ci sia un qualche motivo cabalistico per cui il nostro compleanno cade di aprile, una specie di furbizia istintiva di cui magari nemmeno ci si accorge a prima vista. La fine di aprile è forse il punto più basso dell'onda mediatica dei videogiochi, il momento più distante sia dall'abbuffata natalizia sia dalle promesse estive, un tale vuoto scenico che il coniglio può indire la sua festa e sperare di essere notato, un tale momento di noia che persino un autore che si è ripromesso di non scrivere più il patetico editoriale celebrativo si trova a farlo, minacciato da un'inquietante pagina bianca e da un rilascio sempre più imminente.
Anche così, però, anche dando fondo a tutte le mie riserve di falsa poesia, non credo di poter proseguire ancora molto. Per questa settimana vi ho tediato, lo so, ma se fossi qui per divertirvi o se vi divertissi sempre allora perderei la capacità di stupirvi e di stupire me stesso. E lo stupore è tutto... come quando conti sette anni e ti accorgi che ti hanno fatto perdere il conto e sono già otto. Ma di questo ne parleremo tra 12 mesi.

“Don Camillo: Peppone, guardami, rispondimi sono io don... Donizetti.
Peppone: C'at vegn un cancher
Don Camillo: Ah, m'ha riconosciuto, buon segno.”

Cymon: testi, storia, site admin
Precedente Successiva

Follow The Rabbit © 2001 Simonazzi /Farè
Tutti i contenuti del sito sono su licenza Creative Commons
All'inseguimento del Coniglio Bianco sin dal 2001 — Tanto Non Lo Facciamo Per Voi™
XHTML1.0 Strict, CSS2.0, DOM1, RSS2.0