Strip
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26 . 04 . 2008

Settanta volte sette

Questa settimana ritroviamo Neo e Gödel alle prese con un'esercitazione antincendio molto vecchia scuola, per così dire... D'altronde non è una condanna che affligge solo gli Ingegneri, capita in tutti i mestieri di doversi districare tra procedure burocratiche macchinose ed obsolete come un platform 8-bit.
La strip di oggi mi piace parecchio, e mi rassicura constatare che FTR è ancora capace di divertirmi. Di voialtri, amici amati, non mi importa un accidente, fedele come sono al nostro motto ufficiale: “Tanto Non Lo Facciamo Per Voi”... ma in certe notti buie, quando gli shoggoth che ululano sui tetti di Arkham mi impediscono di dormire, il mio pensiero va al giorno in cui mi stancherò di FTR, e il terrore mi raggela il sangue!
Quel giorno comunque non è ancora in vista, e anche a distanza di sette anni restano vive le passioni che hanno spinto me e Cymon a cominciare. In altre parole, non siamo ancora guariti dalle nostre ossessioni: non c'è molto di cui vantarsi, eppure lasciate che mi bulli un po', dopotutto non ci sono in circolazione tanti webcomic venerabili come questo.
Ma basta con questi discorsi, essere arrogante e avvolto nel mistero fa parte del mio personaggio, ma non conviene esagerare. Piuttosto andiamo a cogliere le primizie della scena videoludica, in particolare The World Ends With You.
La critica che si sente più spesso in bocca ai nemici degli RPG orientali è che sono obsoleti e tutti uguali da vent'anni. Certo io sono ossessionato, ma mi pare che questa gente viva in una propria dimensione parallela, dove si ignorano giochi come The World Ends With You, appunto. In altre parole, sono dei miserabili mentecatti ignoranti.
Come si fa ad essere ciechi ed insensibili di fronte alla portata rivoluzionaria di un gioco del genere? Non mi riferisco soltanto all'ambientazione urbana contemporanea... quella è solo la superficie, ma sarebbe da sprovveduti fermarsi lì. Chiunque poteva trasportare le meccaniche di un RPG nel mondo reale, e difatti esistono numerosi esempi (la saga di Mother è il più prestigioso). Ci voleva però un pazzo fanatico come Tetsuya Nomura, supportato dalle risorse economiche illimitate di SquareEnix, per produrre una visione così potente. Non si va semplicemente in giro per una città, in TWEWY (!): si va in giro per Shibuya, Tokyo. Per decenni i ragazzini dagli occhi a mandorla si sono immedesimati in giovani eroi adolescenti, coi capelli blu e grossi spadoni; adesso sono i personaggi fittizi ad ispirarsi alla realtà, sono i nuovi eroi per il nostro tempo. Laddove Pokémon vorrebbe trasformare tutti in allenatori di creature immaginarie con la pokésfera in mano, The World Ends With You non richiede alcuno sforzo di immaginazione per calarsi nel personaggio: gli abiti sono quelli che si vedono addosso ai fighetti nipponici nei locali più alla moda, i cellulari e i negozi sono quelli a cui tutti siamo abituati. Le premesse sono del tutto ordinarie: la vera storia comincia da lì.
The World Ends With You ammanta la realtà ordinaria di un'aura magica, e la trasfigura in una realtà epica. Vestirsi alla moda diventa un obiettivo da perseguire per tutto il gioco attraverso meccaniche ad hoc. Invece di costruire un universo surreale attorno al gameplay, come in Mario o Zelda, è la vita di un adolescente contemporaneo ad essere tradotta in videogioco... tutto il resto, i mostri e le spille e i poteri psichici, sono licenze poetiche aggiunte solo per insaporire il piatto.
Le potenzialità commerciali di una operazione del genere sono devastanti, e mentre l'occidente si interroga sull'opportunità di affittare qualche cartellone pubblicitario dentro i giochi online, questi diavoli nipponici spalancano le porte ad un'invasione senza precedenti dei nostri confortevoli spazi virtuali... Sono tempi duri per i geek attaccati alla visione romantica del videogiocatore sfigato, asociale: già Nintendo ha iniziato a demolire questa immagine col Wii, e questo è il colpo di grazia... il Divertimento Elettronico non è più un paese per vecchi come noi.

“Una mazza da baseball /
Quanto bene gli fa”

Lo-Rez: arte, storia, web design
26 . 04 . 2008

Liberazione

Per il consueto shift temporale che da sempre caratterizza questo editoriale, la data in cui sto digitando è il 25 Aprile, festa della liberazione. Lo si nota dal fatto che oggi non sono andato a lavorare, mi sono alzato tardi, mi sono fatto gli straciufoli miei e mi sento, inconsciamente, molto patriottico.
Ma qui queste sensazioni poco valgono, perché i videogiocatori sono cittadini del mondo da sempre e quindi queste ricorrenze nazionali poco li affliggono, figurarsi se deformano anche solo di un millimetro il loro zeitgeist. Eppure sarebbe stato bello parlare del 25 aprile perchè, dopo diversi editoriali scritti in scioltezza, oggi mi ritrovo piuttosto scarico di argomenti, come primavera, bene o male, impone. Si, si, non è che le software house nella stagione degli amori siano distratti, svagati e poco incisivi, semplicemente questo momento è troppo lontano da tutti quei momenti in cui la gente crede di dover vendere roba e quindi non c'è grandissimo hype in generale, non c'è niente che cerchi prepotentemente di sfondare il tuo cervello di spot.
Non ci rimane che sfogliare i giornali. Lo sapevate che forse un meteorite colpirà la Terra nei prossimi tot anni? Ecco, l'equivalente per il mondo dei videogiochi di questo eventuccio sembra essere l'arrivo di GTA IV, un gioco che, anche senza press releases, preview o succosi dettagli inediti riesce a far parlare di sé grazie al suo essere fenomeno proibito del costume, specchio del disagio contraddittorio della nostra società.
Non interessa granché a nessuno come sarà GTA IV, in verità lo sanno già tutti da mesi che quest'ennesimo capitolo della saga Rockstar sarà un capolavoro, ma sembra che tutti siano desiderosi di parlare di tutto quello che accadrà intorno, tutti si chiedono come faranno i corrotti bambini della nostra società allo sfascio a procurarselo nonostante le severe leggi che cercano di limitarne la diffusione. Molti scommetto su quale incresciosa polemica verrà scatenata da questo titolo, mentre altri, semplicemente, sono pronti a dire che questo videogioco cambierà completamente il nostro modo di approcciare il viggimondo. Come sarà, quindi, il nostro universo dopo l'uscita di GTA IV? Assolutamente uguale a prima, potete scommetterlo. Questa situazione mi ricorda tanto i tempi dell'uscita di Halo3 quando sembrava che tutti avremmo dovuto tenerlo in considerazione nel nostro vivere quotidiano una volta che avesse cominciato a girare nelle console. La verità fu che Halo3 uscì, guadagnò la sua disgustosa montagna di soldi e alla fine fu solo quello, un videogioco che aveva venduto molto. Non mi aspetto da GTA IV niente di più e niente di meno, sarà un successo commerciale, sociale e ludico e dopo che tutti lo avranno giocato lo riporranno su uno scaffale e giocheranno ad altro. Tanto accadrà. Non ci sarà rivoluzione o liberazione, tanto per rimanere in tema di 25 aprile, semplicemente avremo un gioco in più.
Non voglio che pensiate che io ce l'abbia con GTA, non ho mai scritto una sola riga contro la serie e non ho intenzione di cominciare adesso, quello che sto cercando di dire è che sono un po' stufo dei media che cercano costantemente l'Evento che trasborda dai confini e che tracima, sconvolgendo l'universo. E' vero, non siamo più una nicchia e forse sempre più gente si sta accorgendo di noi, ma non è che ogni quindici giorni deve accadere qualcosa di rilevanza mondiale.
Tanto per andare avanti a parlare di isteria collettiva perché non spendere due righe sul fatto che la stramaledetta balance board del Wii sta vendendo uno scatafascio? Wii-fit viene giudicato qui come il più grande successo tra i videogiochi non dedicati ai videogiocatori. Sembra quasi paradossale che esista una definizione del genere e invece il trend sembra questo, il piano per il perfezionamento dell'uomo di Nintendo ogni giorno registra un successo in più e qualche proselito conquistato in più. Stavolta veramente non credevo che ce l'avrebbero fatta, la piattaforma mi sembrava un'idea troppo barocca e invece sembra che lo spettro della Jane Fonda degli anni 80 che faceva sudare gli americani dagli schermi della TV si sia rialzato dalla tomba mediatica e sia tornato a perseguitarci.
Voglio chiudere a breve, si sentono troppo le mie dita graffiare sui vetri nel tentativo di mettere insieme un editoriale vero, non voglio darvi troppo fastidio. In ultimo un giochino multiplayer online che potrebbe piacervi: Typeracer, una sfida alle vostre capacità alla tastiera. Purtroppo il gioco è in inglese e vi assicuro che non è la stessa cosa battere parole in idioma oltremanica piuttosto che farlo in italiano, ma la muscolatura delle dita va comunque tenuta in costante allenamento.

“- Commissario, salterà mica fuori che è frocio?
- Il magistrato è una persona importante! Dì almeno omosessuale!”

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