Strip
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03 . 11 . 2007

La scatola arancione

Non è la prima volta che nelle nostre strip si infiltra la colorata follia di Katamari Damacy, è una febbre che ha già contagiato il triste cubicolo di Neo & Gödel, Ingegneri Delle Tenebre.
Oggi si corre, perchè sono bramoso di andare a farmi un'altra spremuta di Orange Box.
Non capita spesso che mi dilunghi a scrivere su queste colonne delle mie reali esperienze videoludiche: io e anche Cymon ci facciamo un punto d'onore di intrattenere rapporti per lo più platonici con i giochi, poichè da tempo ormai le nostre passioni più viscerali si sono placate, e siamo soltanto due vecchietti saggi.

Eppure di tanto in tanto capita ancora che pure noi ci sporchiamo le mani con joypad e mouse + tastiera. Il tempo a disposizione è poco, e dunque potete comprendere perchè siamo così ferocemente critici e incontentabili: non lo facciamo per darci importanza, semplicemente possiamo permetterci di dedicare le nostre preziose ore soltanto al meglio del meglio che può offrire quest'Industria.
L'Orange Box è una vera cornucopia di delizie, e questa non è certo un'opinione originale. Ve l'hanno detto un po' tutti, e stavolta non c'è stato neppure bisogno di corrompere i giornalisti. Vorrei però dire due cose su Steam.
Steam è un fastidio tremendo: è oppressivo e invadente quasi quanto il regime alieno che Valve ci fa combattere nei panni di Gordon Freeman. Ci dicono che è per il nostro bene, che in fondo non è poi così male rinunciare a un po' di libertà per avere un ambiente protetto, un ambiente amichevole e luccicoso come... come una console. Steam è uno strato intermedio che trasforma il PC in qualcosa di molto simile ad una console, il che appare ovvio se considerate che le “novità” introdotte con questo aggiornamento ricalcano fedelmente i servizi di Xbox Live.
Cymon parla spesso della diversa cultura dei giocatori di PC rispetto a quelli di console: ebbene, Steam toglie ai giocatori PC quei piccoli rituali che fanno parte di una tradizione secolare, come la caccia alle patch scaricate chissà dove o raccattate sui CD allegati alle riviste... rituali che solo i più masochisti considerano piaceri, ma che comunque sono sacri. E contemporaneamente introduce concetti estranei, come il sistema degli Achievement (ormai di fatto uno standard). Certo, le statistiche online ci sono sempre state, e tutti ricordiamo le iconcine e i numerelli che misuravano le nostre prestazioni in Quake 3 Arena. Ma questa è un'altra cosa, perchè non riguarda un gioco solo, riguarda il giocatore, e lo accompagna ovunque vada. Un sistema così onnipresente e invasivo finora era possibile solo su console.
Steam è solo una frazione del mondo PC, ma la tendenza è questa. Lo Zeitgeist soffia come un vento inarrestabile, e Microsoft lo cavalca. Se c'è qualcosa che accomuna l'industria videoludica per PC, nel bene e nel male si tratta di Windows, e dunque Microsoft è nella posizione giusta per rafforzare la sua stretta sul mercato: se non lei, nessuno. “Games For Windows”, una sigla enigmatica, che lascia perplessi tanti giocatori... cos'è se non un logo colorato da apporre sulle scatole dei giochi PC, di tutti i dannati giochi per PC? È solo un logo, ma il suo significato è devastante, e la strategia che presuppone è di ampio respiro. Significa associare per sempre, nel grande pubblico, i videogiochi per PC con il sistema operativo Windows, che diventa come una piattaforma unificata, al pari di PS3, Xbox 360 e le altre console. In Vista i videogiochi (perlomeno nelle intenzioni!) sono trattati con gran riguardo, al punto che la loro cartella è allo stesso livello delle Immagini, o della Musica, e non devono più nascondersi negli angoli bui e vergognarsi di esistere.
Le DirectX 10.1, altra mossa enigmatica per la quale Microsoft è stata derisa e odiata, cosa sono se non il passo successivo di questa strategia? Non aggiungono nulla sul piano tecnologico, e per questo paiono un'assurdità. Sono un insieme di linee guida, di standard di qualità che i giochi e le schede video del futuro dovranno seguire per ricevere il marchio di certificazione. E questo significa limitare il più possibile le incognite, domare il circo impazzito dell'hardware per PC.

E ora che ho stufato persino me stesso, con questi discorsi sui massimi sistemi, direi che posso rituffarmi dentro l'Orange Box. Per fortuna questi argomenti saltano fuori circa una volta l'anno, mentre di solito tratto roba più succosa, roba più giapponese.
Solo una considerazione finale: Portal è un'esperienza allucinante, che va oltre i “19 livelli di gioco”, e mi fermo per non rovinare la sorpresa. La longevità non mi è sembrata così drammaticamente scarsa come si dice in giro: l'ho trovato della giusta durata, e poi in fondo è l'intensità che conta. Lo so, sembra un'eresia, ma pochi giochi si meriterebbero la definizione di “survival horror” più di Portal.

“Comunque, la torta è fantastica /
È deliziosa, di plastica.”

Lo-Rez: arte, storia, web design
03 . 11 . 2007

That's your game

Pressato dal dovere di uscire in perfetto orario, come sempre del resto, mi accingo a vergare anche oggi l'editoriale di FTR, coronamento della settimana passata, spillatura delle riflessioni e dei cogitamenti che hanno agitato le mie sinapsi intermittenti in questi ultimi sette giorni, fortunatamente passati con ritmi (leggermente) meno folli di quelli precedenti.
In verità, se volessi essere onesto con voi, potrei dirvi che di tutto questo spillare e girar rubinetti probabilmente non ne verrà niente di buono, denso o sciropposo, ma sapete bene che quando mi siedo di fronte al fido Bluefish per scrivere queste righe mi piace atteggiarmi a giornalista e, in questo senso, essere onesto andrebbe contro le regole.
Per cui voglio dedicare le mie righe a quello che è uno dei tanti giochi-ossessione che puntellano le uscite di tutte le piattaforme e di tutti i sistemi. Magari non il gioco-ossessione principale e sicuramente non il più osceno, ma sicuramente un titolo verso cui, da sempre, ho nutrito più che una blanda curiosità.
Il gioco in questione è The Eye of Judgement, progetto che ha attirato anche l'attenzione di Penny Arcade e che, più in generale, fa parlare di sé più di quanto mi sarei aspettato, considerando che si tratta di uno di quei titoli "giocattolosi" che al di là del software si appoggia su cose plasticose, infantili, solide e per questo particolarmente stupende. Probabilmente questa strana inclinazione del mercato verso questo titolo, questo profuso affetto che si vede tutto in giro, si può vedere come un side-effect della Wii generation, che ha preso ad esere abituata a giocare in maniera non proprio standard e che, soprattutto, non vede più l'uso di periferiche buffe o avveniristiche come un barocco divertimento fine a sé stesso, ma come un'evoluzione del proprio status di videogiocatore.
TEoJ, però, non è solo un mucchio di chip, sensori e compagnia bella, fosse così non ci butterei righe. Il nodo del magnetismo che esercita su di me è che il gioco è un gioco di carte collezionabili.
Ecco, un momento, sto facendo un test... mmmmh, molto buono, tengo la mano stesa davanti a me e sebbene ho preso a parlare di giochi di carte collezionabili non trema... i mesi spesi per disintossicarmi sono stati ben spesi, sono contento. Sono tornato alla normalit... gioooochi di caaaarti collezz..aklegnebawieabafjkvbajivbjiabarbjv... E ORA SOFFRI DEL POTERE DEL GRANDE FUSIONISTA DEMONIACO! LIMITE DEI MILLE OCCHI VIEN...
Eye of the Judgement, dicevamo...
Finché i trading card game sono stati in mano a quegli ammaricani della Wizards on the coast si poteva parlare di un passatempo bellino, in cui l'emozione scaturiva dal grande potere immaginifico delle illustrazioni, dai virgolettati evocativi, dall'ambientazione fantasy senza confini né regole profusa in ogni mazzo. Quando poi ci si sono messi in mezzo i giapponesi (si, sempre loro) i giochi di questo tipo sono diventati soprattutto il pretesto, per bambini socialmente deviati, per urlare parole assurde in mezzo alla gente e compiere gesti eclatanti con fare ieratico.
Voi capite che una semplice console non basta per questi bisogni primari del Vero Giocatore di TCG e per questo The Eye of the Judgmente viene venduto assieme a carte vere, un delizioso tappetino di stoffa e una telecamera tramite cui il videogioco può interagire con voi, facendo in modo che ci sia almeno qualcuno (qualcosa) per cui il modo in cui gesticolate è perfettamente normale.
Personalmente, nonostante qui dentro abbia l'usanza di pontificare su tutto, non ho mai stabilito come debba porsi il Vero Videogiocatore nei confronti di idiozie del genere, quanto debba essere purista e quanto debba importargli di mantenere l'esperienza videoludica confinata all'interno del televisore che ha davanti. Quello che so da un punto di vista personale è che il tappetino di stoffa risveglia in me lo struggente ricordo della mappa-bavaglino di Ultima IX e quindi non sono emotivamente in grado di dare giudizi.
Superato tutto questo però, quello che rimane è un esperimento interessante, un uso originale e coraggioso della telecamerina playstation e soprattutto un boccone succoso di realtà per una delle community che più ha imparato a volare con la fantasia, quella cioè dei fanatici di TCG, che ha sempre subìto la nota sindrome dell'invidia del dueling disk, dolorosa aberrazione psicologica. E' un gioco imperfetto, sicuramente lascia perplesso il fatto che non esiste una modalità storia e che comunque ci sia stato un così scarso lavoro riguardo l'ambientazione ingame, ma secondo me è un tentativo interessante, che potrebbe avere del seguito e, soprattutto, è la larva da cui potrebbe sbocciare il messia che tutti noi aspettiamo, ovvero la sua versione fatta con la licenza di Yu-Gi-Oh.
Cercando di uscire un attimo dal tunnel delle carte e dei SIGILLI DI ORICAL... quelli, bisogna anche dire che, in un certo senso, la telecamerina SONY può diventare ben più di un gadget, perchè se è vero che la lotta ormai si è spostata da quelle che sono le potenzialità tecniche della macchina, il piccolo occhio a mandorla potrebbe essere la risposta al Nunchaku della N e se si continuerà a usare in questi modi così anti-conformisti potrebbe veramente allargare una volta di più le menti dei game designer e diversificare l'esperienza anche dei videogiocatori che non hanno voluto cedere alle lusinghe di Mario.
Probabilmente The Eye of the Judgement non meritava un intero editoriale, ma ogni tanto essere frivoli è un lusso e io ho bisogno di godere di lussi in questo periodo. Se vi interessa intanto si è piuttosto rinfervorata la mia attività sul fronte Anime. Ho recuperato alcune cose che potrebbero ravvivare un vecchio flash d'infanzia riguardo cui mi sono a lungo crucciato e poi, che ci crediate o no, c'è un nuovo Gundam all'orizzonte.

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