Strip
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12 . 05 . 2007

International Zodiac Job System

Il ritardo di un giorno o due nella pubblicazione di questo editoriale è difficile da spiegare senza far cenno a certi particolari dell'esistenza dell'Autore. Mi è quindi di grande conforto sapere che non gliene importa un dannato nulla a nessuno, del suddetto ritardo.
Ma basta parlare di noi: mi parrebbe una imperdonabile mancanza di rispetto trattenervi con squallidi dettagli autobiografici... quando in questo stesso istante a Tokyo si tiene lo SquareEnix Party 2007. Per il momento sono stati gettati alle masse adoranti soltanto pochi screenshot, mentre la magnificenza dei video in HD è ancora custodita gelosamente all'interno dei padiglioni sacri nei quali le nostre semi-divinità si sono accampate per il weekend. Ma forse è meglio così: assentarmi per diversi giorni e ritrovarmi al mio ritorno subito esposto alla potenza dei trailer di Final Fantasy XIII Questo & Quello, davvero sarebbe stata un'esperienza devastante.
Quanto al contenuto informativo vero e proprio, mi pare che non ci siano state rivelazioni degne di nota su FF XIII. Gli annunci più eclatanti riguardano altri marchi SquareEnix, vecchi e nuovi. È sufficiente il nome di Star Ocean 4 perché un fan ossessionato inizi ad esaltarsi, tanto più che lo sviluppo del gioco è affidato nientemeno che ai tizi di Tri-Ace, gente che sa fare le cose come piacciono a me.
Che dire inoltre di Final Fantasy Tactics A2, se non che l'originale Tactics Advance per GBA è uno dei giochi che ho apprezzato maggiornamente negli ultimi anni (non per nulla mi sono autonominato Portatore Della Stellina Dorata). Un seguito per Nintendo DS era scritto nelle stelle, inevitabile vista la diffusione spropositata della macchinetta col pennino. Sarà interessante seguire l'evoluzione della storia, considerato che il primo titolo lascia in sospeso diversi dettagli della trama, come l'origine del libro magico. D'altro canto, anche solo una seconda dose dello stesso, identico gameplay sarebbe una vera grazia.
Trascuro gli altri titoli “minori” di SquareEnix, quelli rivolti ad un pubblico infantile (sebbene quello dei Chocobo sia un prodotto assolutamente dignitoso, che una volta tanto non offende le capacità mentali dei bambini), e gli infiniti remake dei vecchi Final Fantasy. La riedizione di FF XII merita una menzione anche solo per il titolo: FF XII International Zodiac Job System. Whoa.
Mi risulta più difficoltoso scaldarmi per il titolo annunciato in anteprima assoluta, The Last Remnant, destinato ad inaugurare una nuova serie RPG. Pare che il sistema di combattimento preveda scontri su larga scala, con schieramenti composti da diversi battaglioni. Da parte mia, noto soltanto che il protagonista ha un'acconciatura di capelli insolitamente sobria, direi perfino banale, se paragonata alla media dei suoi colleghi. Si tratta comunque del primo titolo di SquareEnix che utilizza per certo l'Unreal Engine 3 e, soprattutto, uscirà contemporaneamente per entrambe le nuove console. Continuo a sperare che anche altri marchi più prestigiosi possano infrangere il muro dell'esclusività, alla faccia di Ken Kuturagi e del suo successore, che (forse non a caso!) si chiama Kaz.

A proposito del buon Ken e del suo annunciato abbandono... non ho nulla da dire. Preferisco lasciar parlare la Trilogia di strip a lui dedicate che abbiamo pubblicato su M.it (una, due e tre).
In conclusione ho l'ardire di segnalarvi il (aaaaaarghh!) blog di Francesco Fondi, il tizio che sta dietro a Gamers, la rivista cartacea che pubblica le nostre strip eccetera eccetera. È possibile cogliere delle perle di informazione videoludica davvero rare, anche se a giudicare dal materiale pubblicato finora, i motivi di interesse per seguire questo sito sono decisamente meno nobili, e coinvolgono principalmente femmine asiatiche decisamente adolescenti.

“09F911029D74E35BD84156C5635688C0” (Così, per dispetto...)

Lo-Rez: arte, storia, web design
12 . 05 . 2007

Ancora newtype

Oggi ho scoperto che è importante fare backup. E visto che sono ingegnere, e quindi ho dei superpoteri, non l'ho scoperto come tutti nel momento in cui ne avrei avuto bisogno senza averlo fatto, ma proprio ad alcuni mesi di distanza da quando ho istaurato una procedura quasi rigorosa di copia della mia intera home in una zona sicura e asciutta lontano dalle mie manine pacioccose.
Fare backup sotto Linux è un'attività che ti dona molta più tranquillità che farlo sotto Windows. Nel contesto pinguinesco è sufficiente rsyncare la tua home per essere sicuro di aver succhiato proprio tutto quello che hai realizzato di tuo nei lunghi mesi passati alla tastiera. Non è possibile che tu ti sia dimenticato dati, configurazioni, nemmeno cache (bhe, non so, poniamo voi siate affezionati alla cache...), con la tua home e la possibilità di recuperare i pezzi per montare un nuovo SO sei sicuro di poter tornare in pista in men che non si dica.
Mi accorgo sempre più che sto diventando un Linux Zealot, ma credo di poterlo fare mantenendo una certa freddezza. Le branche più integraliste del mondo del software libero (e quindi OS collegati), tanto per dire, continuano a non piacermi affatto, soprattutto in quanto a strategie di comunicazione, col loro spirito prima anti-Windows e poi pro-Linux, come hanno dimostrato le mosse relative a questa vicenda. Allo stesso tempo continuo a non disprezzare chi usa Windows, anzi, la mia esperienza personale in materia si è arricchita grazie all'uso sul lavoro di un Windows2000 che riavvierò si e no una volta al mese. Se vi sembra poco provate a considerare che, andando a casa, non lo spengo neanche e che quindi quel boot al mese è proprio tutto quello che ha a disposizione... Certo, Office lo piega in due comunque e in certi frangenti potrebbe essere un pochino più reattivo, ma per il vile lavoro basta e avanza.
Di contro, comunque, sono sempre più soddisfatto di Slackware per una serie infinita di motivi che non starò qui ad elencarvi. Il motivo per cui non vi tedio, al contrario delle altre volte, è perché l'argomento di centro è un altro e, dal titolo, magari i più furbetti lo avranno pure capito. Si torna a parlare di Gundam!
Bhe, sono passati circa quattro mesi dall'ultima volta che ne ho discusso, per cui credo di avere tutto il diritto di tornarvi, soprattutto avendo chiuso la visione di ZZ Gundam.
Vista la selva di produzione gundamesche disponibili al mondo, la scelta che ho fatto è di rimanere rigidamente aggrappato alla storyline principale, per questo dopo le vicende di Zeta Gundam sono dovuto passare a quelle di DoubleZeta che cominciano proprio dove si interrompevano quelle. Ho leggiucchiato un po' in giro che questa nuova opera, in realtà, doveva fare la cassa che non era riuscito alle avventure di Camille, giudicate troppo complesse e cupe. Insomma, ZZ Gundam avrebbe dovuto essere più cartone animato da entertainment che affresco storico guerresco, più gag e meno bimbetti morti. Questo è vero, ma solo fino a un certo punto.
Intanto, mettiamo le cose in chiaro: niente di nuovo sotto il sole. Ci troviamo a sorbirci per la terza volta la pantomima del ragazzetto che finisce per caso sul Gundam e alla fine si decide a guidarlo, abbiamo la solita astronave che vaga per lo spazio accoppando cattivi, i soliti passaggi di rito tipo atterraggio sulla terra, arrivo nuovi robot, morte generali cattivi e aloni psicocinetici, il solito minestrone di orgoglio, buoni sentimenti, spinta ecologista e sete di potere. Se questo, in Z Gundam, poteva ancora accettarsi come sorta di evoluzione del tema principale, qui credo sia lecito storcere il naso di fronte a tutto ciò. Di certo, poi, non aiuta l'inizio in cui la fame di entertainment si vede eccome. I protagonisti sono più propensi alle gag ridicole, i cattivi sono molto più caricaturali e anche i mobile suite cominciano ad essere un po' troppo barocchi. La netta sensazione che si ha è un remake per bimbetti della serie originale.
Insomma, prendendo i primi 15-20 episodi io ZZ lo avrei bocciato senza problemi, forse non lo avrei nemmeno degnato di una recensione piena, ma poi, andando avanti, ho sentito insinuarsi in me quella strana sensazione, quella necessità di rimanere attaccato alle vicende del robot, quell'empatia per i personaggi dell'anime che già le altre due volte mi aveva colto. Ad aiutare questo un progressivo incupirsi dei toni, un'inasprimento delle lotte, il tutto a culminare in una splendida distruzione di Dublino che porta in sé tutto il carico di orrore e desolazione che eventi del genere comportano. In Gundam molto più che altrove, secondo me, lo spettro della seconda guerra mondiale e delle ferite che ha lasciato sul Giappone è presente ed è fondamentalmente messaggio stesso dell'anime e questo lo rende prezioso in un senso molto più ampio di quello che si può credere.
Per cui, concludendo, diciamo che non siamo arrivati, in questo caso, ai livelli di esaltazione che mi avevano preso le prime due volte, quella vera e propria folgorazione che mi colse di fronte a Gundam e Zeta Gundam, ma comunque ci troviamo davanti a un prodotto in armonia con la saga che non la svacca e non la tradisce, semplicemente non riesce ad andare oltre il già fatto.
Bene, possiamo chiudere, direi. La recensione dell'Uomo Ragno manca perchè io di Spiderman non ne ho mai visto nemmeno uno al cinema e non ho problemi a dirlo. Avrete la strip comunque, naturalmente, ma i miei obiettivi al botteghino sono assolutamente altri.

“Yameroooooo!”

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