Strip
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20 . 05 . 2006

L'assassino

Ed eccoci ripiombati nel cuore della nostra serie Jobs, in un antro oscuro popolato di Ingegneri delle Tenebre incatenati alle loro macchine, che maledicono gli Oscuri Poteri del piano di sopra (dove generalmente è collocato il reparto marketing). Noialtri si fanno queste strip tanto per scherzare, ma guai a pensare, amati lettori, che non ci sia un fondamento di verità!
Prendete ad esempio una fiera come l'E3. Immaginate per un istante di essere un programmatore in forza a una softwarehouse qualunque, che sta facendo un gioco per PS3. O meglio, vorrebbe fare un gioco per PS3... sennonchè la PS3 fino a qualche mese fa non esisteva. Le foto, le tabelle piene di numeri erano spudorate menzogne tanto per strappare qualche cliente all'Xbox 360. Un bel giorno voi, cioè questi programmatori, ricevete il kit di sviluppo pseudo-definitivo della console: comincia una disperata corsa contro il tempo per avere una demo, un filmatino, un qualcosa da presentare all'E3 2006... pena la morte. E' per questo motivo che da un lato mi dà fastidio che Capcom non abbia presentato assolutamente nulla di Resident Evil 5 (tanto per dire), ma dall'altro posso capire che ogni demo che vi ha fatto sognare all'E3 è costato la vita a dozzine di programmatori.
La volta scorsa riportavo le mie impressioni a caldo, ora posso parlare di quello che davvero è rimasto di questa fiera che, lo ribadisco, mi ha entusiasmato come non succedeva da anni. Dando per scontata l'idolatria per nomi come Final Fantasy o Metal Gear Solid, il titolo originale (o si dice Proprietà Intellettuale?) che ho apprezzato di più è Assassin's Creed. Voglio dire, il video (in versione integrale ad alta qualità) sfoggia una potenza espressiva senza eguali, e quando parlavo di giacere in lacrime al suolo, inchinato di fronte a tanto potere, mi riferivo a questo gioco.
Ho pochi dubbi sulla sua qualità finale, visto che mescola elementi di Prince Of Persia e Splinter Cell, ma soprattutto aggiunge qualche tocco che fa tanto Nuova Generazione, raffinatezze che lasciano a bocca aperta: finalmente c'è una folla per le strade di una città, una folla vera tra cui districarsi, e in cui nascondersi. Dopo aver intuito un concetto così geniale, nascondersi tra le ombre come negli altri giochi del genere diventa puerile, irrimediabilmente da Vecchia Generazione...
E non guasta anche la profondità dell'ambientazione, che apparentemente è il medioevo storico, però chi ha visto la presentazione del gioco parla di schermate misteriose con un'interfaccia molto futuristica, da cui sembrerebbe che tutto si svolga all'interno di una "simulazione", in stile Metal Gear Solid. Devo ammettere che non mi aspettavo certe finezze da parte di un editore come Ubisoft, staremo a vedere.

Ma ora basta PS3, una console deludente e anzi irritante sotto tutti i punti di vista tranne uno, quello dei giochi, che in fondo è l'unico che conta davvero. Ma non è merito di Sony.
Su Xbox 360 c'è Gears Of War che rulla di brutto. Mi pare interessante ricordare questa intervista a CliffyB, una delle personalità di culto del settore, rivale storico di John Carmack dai tempi di Unreal contro Quake. In realtà CliffyB è l'esatto opposto di Carmack e degli altri computer geek, e se lo incontrate per strada potreste facilmente scambiarlo per un modello di Dolce&Gabbana... eppure è lui che dovete ringraziare per la grafica di Gears Of War. A parte la grafica, e a parte il gameplay che è molto solido, a me il gioco sta simpatico per via delle illustrazioni concettuali a opera di un artista di cui non ricordo il nome, veramente straordinarie. E finalmente esiste un hardware capace di rendere giustizia a quei paesaggi così dettagliati, e mantenere intatta nel gioco la loro arte.
L'Xbox 360 si merita tutto il mio affetto, perchè al contrario della Playstation si impegna e si sforza di offrire qualcosa di innovativo. Si impegna e si sforza anche Peter Moore, il manager incaricato di promuovere nel mondo il suo gioiello... un uomo che sprizza carisma e simpatia anche se il suo ruolo è tradizionalmente quello del Cattivone. P. Moore si alza tutti i giorni alle 6 e va a letto alle 2, magari in continenti diversi, eppure quando lo intervistano appare sempre fresco e sicuro di sè come un supereroe dei fumetti. Questo è l'ex presidente di SEGA in Occidente, non bisogna dimenticarlo. Con la Dreamcast non gli è andata molto bene (!), e invece si merita qualche soddisfazione.
Speriamo che l'Xbox si salvi almeno con il gioco online, che è anni luce avanti a tutta la concorrenza, e per certi aspetti superiore anche a quello che potete avere su PC. Ah, sì, il PC. Due editoriali che scrivo sull'E3 e ancora non ho parlato di giochi per PC. Non è per cattiva volontà, è solo che non c'è nulla di interessante, a parte le conversioni da console.
Dovremo accontentarci di Bioshock, anche lui multipiattaforma. E pensare che System Shock è stato il simbolo stesso dello stile di gioco PC, e negli anni '90 non si poteva desiderare di meglio. Questo suo successore si preannuncia già un Classico degno di entrare nella storia, con una ambientazione molto interessante: non solo una base sottomarina mezza distrutta, popolata da un ecosistema di orribili mutanti, ma il tutto in uno stile artistico anni '20 molto ricercato e originale. Proprio una bella sorpresa.

La volta prossima sarà il turno della roba strana, sul genere che tratto di solito io. Scavando a fondo si è visto qualche esemplare anche all'E3, stranamente. Infine ricordo l'appuntamento domenicale con M.it, per l'occasione con due strip invece di una.

Lo-Rez: arte, storia, web design
20 . 05 . 2006

Cooling the system

E così i paguri ci lasciano e tornano gli ingegneri. Credo sia cosa buona e giusta, credo fermamente che i paguri, dopo un po', facciano male. Anche gli ingegneri, in verità, sono abbastanza deleteri, ma... bhe, sono ingegneri.
Scrivere questo editoriale è difficile quasi quanto è stato facile scrivere il precedente. L'E3 sta ancora saturando i nostri canali recettivi e questo è un bene, perchè solo una buona fiera può fare tanto a una settimana dalla sua chiusura, però con i canali recettivi saturi si rischia di continuare a proporre gli stessi argomenti e più che dire qualcosa di nuovo, si rischia di finire a macinare quello che si è già detto, solo un po' più prolisso.
Prendete Wii Sports, per una settimana la profonda analisi tecnica che lo ha accompagnato è stata "Figo, sul palco c'è Miyamoto che gioca a tennis", ma adesso si comincia anche a vedere un po' com'è questo gioco traino della nuova console e, soprattutto, del nuovo controller. Personalmente non credo che abbia persino molto senso stare a recensirlo, Wii Sports è esattamente quello che sembra, un benchmark per tutti i sensori della console Nintendo, un giochino che serve esattamente a fare tutte le cose più stilose che si possono fare col telecomando della grande N. Non potrà mai aprire breccia nei cuori di più se non per l'innovazione che porta e la novità, ma è assolutamente giusto così. Prima di poter produrre capolavori bisogna passare a questi esperimenti, prima di addentrarsi nell'entroterra del nuovo mondo, bisogna calpestarne un po' la costa.
E poi, in fondo, siamo rassicurati da altri giochi, più in là a venire, come il nuovo Zelda, che non potranno prescindere dal non-pad e dal fatto che, se le intenzioni di innovazione di Nintendo cadessero per un qualche sciagurato motivo nel vuoto, Nintendo stesso sarebbe morta.
Se vogliamo è un po' questo che è mancato all'EyeToy, che a suo modo era a sua volta qualcosa di innovativo. Un investimento tecnologico timido, un sostegno limitato e mai nessuno che avesse veramente voglia di svilupparci dietro. Eppure anche l'EyeToy poteva considerarsi come un modo nuovo per vivere i videogiochi, ma rimase semplicemente un plasticoso giocattolo per bambini e sorelle scarsamente appassionate di videogiochi, soppiantato oltretutto rapidamente dai tappeti da ballo e altre cose del genere. Forse i tempi non erano maturi, forse la Sony non aveva bisogno di una cosa del genere quanto ne ha la Nintendo adesso, ma così fu e ora tocca al telecomando, al non-pad, il compito di riscrivere la storia.
Ma dove vanno i PC, con le loro giubbe bianche, sempre in cerca di una rissa o di un bazar? Saperlo... Intendiamoci, io sono tutt'oggi un PCista, io sono profondamente, radicalmente, visceralmente PCista e lo sarò finché sui PC potrà girare Campo Minato (si, minato, piccoli bambocci dell'ultim'ora, MINATO). Tutt'oggi credo che l'unico modo per giocare un FPS sia Mouse+Tastiera, tutt'oggi credo che i consolisti pacioccosi non capiranno mai le avventure grafiche, però sedendo e mirando, scavando e ravanando, in una fiera in cui la tecnologia delle periferiche l'ha fatta da padrona è inevitabile che il PC, una macchina che può avere tutte le periferiche che vuole, ma che di contro non ha mai investito in queste nel contesto videogiochi, esca con le ossa rotte. A noi, a mio parere, rimane la più grande periferica di tutte, ovvero internet, che nemmeno i nuovi pacchetti Live riescono a rendere ai consolisti come fa la nostra connessione flat. Internet come fornitore di contenuti, internet come luogo di incontro per videogiocatori, internet come alternativa, a volte, al gioco hardcore. Eppure, col passare degli anni, anche questo è destinato a cadere.
Bene, l'editoriale è alla sua finitudine. Potrei parlare di cinema, potrei parlare di codiccedavvinci, ma non lo farò, non vorrei offendervi. Tra Grabrieli Cavaliere e Spade Rotte credo che noi videogiocatori abbiamo visto molto più di quanto un qualsiasi Dan Brown possa aver scritto (male) nell'ennesimo thriller millenarista della storia della letteratura di consumo e di certo impacchettare il tutto in un filmetto non cambierà le cose. Noi siamo gente a cui i templari fanno un baffo e di certo reimpastare le religioni non è cosa che ci scandalizza né ci seduce, abbiamo la pelle dura.
Certo, scoprire tipo che il personaggio di Supermario è stato copiato da una misconosciuta serie a fumetti teutonica fallita dopo tre numeri... ecco, quello si sarebbe una bella botta.

“Il primo capitolo si intitolerà: Perdere l'anima.
Lo so che sembra un vecchio Cocciante. Ma l'ho detto, a questo libro non farà schifo niente.”

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