Strip
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25 . 03 . 2006

40/40

Vincolati da un patto di sangue ancestrale, siamo condannati ad offrirvi ogni settimana una strip, sacrificandola sull'altare del World Wide Web. Mi pareva il caso oggi di ribadire la nostra Missione, visto che la settimana scorsa abbiamo rinnovato interamente sia il sito che il server, inaugurando così la Terza Era di Follow The Rabbit.
Degli aspetti tecnici del restyling si è già detto, e oggi vorrei condurvi per un brevissimo tour dimostrativo delle nuove funzioni. Il design è ispirato ovviamente ai videogiochi, come i precedenti, ma in particolare ai coin-op e ai picchiaduro 2D (che come qualcuno sa adoro). Uno dei pochi punti fermi che ho mantenuto fin dalle prime bozze, che risalgono a parecchi mesi fa, sono le “barre dell'energia” sopra questi editoriali, la cui lunghezza è proporzionale appunto alla lunghezza dell'editoriale. Con questo non vogliamo darvi l'idea di una rivalità tra me e Cymon per chi scrive di più (casomai è l'opposto), ma mi sembrava un'idea in sintonia con il tema generale del sito.
Un'altra caratteristica irrinunciabile era la scelta tra diversi stili grafici. Volevo che fosse completamente in CSS, senza cambiare nulla del codice html e senza alcuna tecnologia lato server. L'obiettivo alla fine è stato raggiunto, ma più di una volta sono stato sul punto di arrendermi... il supporto dei browser odierni a queste caratteristiche avanzate è ancora abbastanza traballante, e anche se in teoria le cose dovrebbero funzionare, la tecnologia è ancora nella sua infanzia e potreste sperimentare qualche bug. D'altra parte qualcuno deve pur iniziare... altrimenti il progresso si ferma. In particolare ho dovuto raggruppare gli elementi grafici in sprite invece di usare singole immagini, proprio come si fa per la grafica dei giochi 2D.
Per ora il sito è disponibile in tre combinazioni di colori, poco più di un classico palette swap come facevano gli sviluppatori pigri nei giochi a 16-bit. Così come nella tecnologia, ho voluto osare anche nei colori, ma a me personalmente piacciono. E' stato Cymon a insistere per mantenere anche il classico stile crème caramel, che ci ha accompagnato per diversi anni.
Poi è aumentato il numero dei tasti, nel menu del sito... come da tradizione quando esce una nuova console (almeno una volta, ora fa più chic diminuirlo). I link aggiuntivi sono per la pagina riassuntiva delle varie serie in cui sono raggruppate le strip, e per il nostro rivoltante forum, fuorilegge in molti Paesi. I super utenti ninja, versione elite, noteranno che la solita pagina del Cast è stata sostituita da una misteriosa Rabbitpedia, un progetto ambizioso su cui stanno lavorando centinaia di coniglietti paffuti, sotto le frustate di Cymon. Tra i nuovi contenuti già disponibili trovate l'elenco dei titoli di questi editoriali, che qualche lettore particolarmente malato ci ha richiesto; in futuro offriremo anche la ricerca testuale completa.

Finora ho fatto l'indifferente, ma chi ci segue da un pò sa quanto sono suscettibile all'argomento Final Fantasy, e può immaginare il tumulto interiore che ha scosso miliardi di fan giovedì 16 marzo... Una potente perturbazione nella Forza, con epicentro ad Akihabara, Tokyo, che si è diffusa alla velocità del suono in tutto il mondo, portando la Lieta Novella a tutte le genti.
Final Fantasy XII ha invaso Nippolandia con 2 milioni di copie il primo giorno, e questo fatto mi rende felice perchè so che in tanti condividono la mia passione, ma anche perchè è bello vedere ogni tanto il merito che viene premiato, anche in questa industria. E' entusiasmante che ci siano compagnie con la forza e il coraggio di imbarcarsi in progetti ambiziosi, smisurati, che impiegano il talento di centinaia di persone per anni (pare che FF12 sia stato il gioco più costoso della storia)... e poi vengono premiate dal successo, perchè la gente è con loro, perchè così tanti si abbandonano fiduciosi inserendo il disco nella console... accogliendo la tua Fantasia e facendola loro.
Final Fantasy XII ha ricevuto il voto perfetto (40/40) dalla più importante rivista nipponica, Famitsu, e tutte le impressioni dei giocatori sono state positive, ma questa qualità è stata pagata cara. Un anno fa il direttore del progetto, Yasumi Matsuno, si è ridotto letteralmente in fin di vita per un esaurimento nervoso, e anche una buona metà dello staff di Square si è licenziata per l'eccessiva pressione. I continui ritardi (che mi hanno fatto annunciare l'uscita imminente del gioco per due estati di fila) e queste vicende travagliate avevano fatto temere il peggio, per cui è un sollievo sapere che quando in novembre sarà pubblicata la versione occidentale avremo tra le mani un capolavoro.
Del resto, come dissi all'uscita dei primi artwork promozionali, anche senza il videogioco in sè Final Fantasy resta una fonte di meraviglia e ispirazione inesauribile, per chi apprezza la direzione artistica. Ma anche soltanto le scene filmate basterebbero a ricompensare la fiducia dei fan: il filmato introduttivo (che trovate nei soliti posti) potrebbe essere scambiato per una scena di Star Wars Episodio III.
Ho consumato avidamente ogni anteprima del gioco, anche quelle messe insieme in fretta e furia da giornalisti ansiosi di battere sul tempo la concorrenza... in questo caso vi capisco, ragazzi. Visto che questo titolo non sarà alla portata di noi miserabili gaijin occidentali per molto tempo ancora, mi limito a riportare un fatto per me interessante. Akihiko Yoshida, parlando della protagonista Ashe, ha detto di averla modellata su fattezze francesi perchè non voleva un design orientale... ma che poi ha dovuto darle comunque un tocco giapponese, perchè “le espressioni francesi sono molto difficili da realizzare”. Mi astengo da ogni commento. La perla dell'intervista però è un'altra: quando gli hanno chiesto esplicitamente perchè questa principessa ha una minigonna che farebbe vergognare una donnaccia, lui ha risposto “A Dalmasca fa molto caldo”.

“You're a sky pirate, aren't you? Then steal me. Now!”

Lo-Rez: arte, storia, web design
25 . 03 . 2006

Ideas are bulletproof

Follow the Rabbit non è un sito di cinema, ma è un sito geek e capita, a volte, che i geek vadano al cinema. Prima di parlare in questa sede di film, quindi, è sempre bene fare mente locale per capire se si tratti di opere di cui la nostra razza possa sentire il bisogno e che quindi debbano essere ascritte in questo archivio.
Per V per Vendetta il collegamento è diretto: Wachowsky Brothers. Nonostante tutto, infatti, qui alla tana si vuole ancora bene ai WB, anzi, non si pensa nemmeno che abbiano mai fatto qualcosa di male. A noi Larry e Andy stanno simpatici, noi tifiamo per Larry e Andy, se Larry e Andy bussassero alla nostra porta chiedendoci di nasconderli alle folle inferocite noi lo faremmo senza esitare. La difesa dei Matrix (dei, notate il dei) può sembrare una scelta istituzionale, ma personalmente è qualcosa di più. Il becero linciaggio di Reloaded e Revolutions, a mio parere, è stato semplicemente frutto di un deviato sentire riguardo il primo capitolo della saga che ha distorto le aspettative sui seguiti, niente di più, ma non è naturalmente di questo che siamo qui a parlare.
V per Vendetta è il primo grande progetto in cui i Wachowsky mettono la faccia e si calano fino alla cintola. Non badate al cartellone, non preoccupatevi del nome del regista, esistono contesti in cui un regista è padre della sua opera, ma qui credo che sia stato più che altro valente collaboratore. Sarebbe irrispettoso metterlo da parte, ma se vogliamo possiamo dire che fa parte del terzetto che ha portato questa pellicola alla luce, non penso però si possa dire di più di lui. E' ovvio quindi che l'attesa per quest'opera si è fatta via via sempre più febbrile, perchè si trattava di un vero e proprio dentro-o-fuori per i WB. Rimanere nel panorama cinematografico mostrando di avere una continuità nelle produzioni o scomparire come tanti nessuno che avevano infilato un colpo fortunato.
Basta cappelli ora, però. Cinture allacciate, luci accese, tag SPOILER in bella vista e dai che andiamo.

V per Vendetta è la storia di un supereroe capovolto. Dove un supereroe porta la maschera per nascondersi, V la porta per mostrare la parte più vera di sé. Dove un supereroe deve, spesso, affrontare e vincere l'odio al momento della sua genesi, V ne è animato e lo considera una delle sue principali risorse. Un supereroe combatte per difendere la propria società, V invece combatte per abbattere la società in cui vive, questo perchè, mentre un supereroe vive in un patinato e caramelloso mondo moderno e godereccio occupato da una civiltà positiva, V è immerso in una distopia orwelliana con i fiocchi, con tanto di simboli nazistoidi, faccioni in TV e altoparlanti per le strade.
Un supereroe così capovolto, però (fortunatamente) non può dare vita a un film di supereroi, uno dei quei baracconi rumorosi e piuttosto scontati che saturano il cinema moderno. V per Vendetta, invece, è un film riflessivo, complesso, che si parla un po' addosso, ma che non cade mai nel tranello di riempire i buchi di ritmo con un paio di autobus schiantati contro un muro. Il materiale di partenza è di Alan Moore, autore che non amo, ma che si diverte molto a intrecciare filoni narrativi e ad aprire, nella narrazione, ampie finestre su avvenimenti e vicende apparentemente lontane dalla trama. Sembra difficile crederlo, ma V è anche questo: materiale vario dalla consistenza pastosa, macinato da una regia senza fretta, che a volte può un po' sfiorare i limiti della pazienza dello spettatore, ma che intanto, piano piano, costruisce un mosaico compatto, anzi, un gioco del domino, fatto a posta per essere tirato giù in un attimo di spettacolarità.
Si è intervenuti pesantemente sul fumetto di partenza per attualizzarlo e renderlo più vicino al sentire odierno. Moore, mentre scrive, pensa all'Inghilterra della Tatcher, al pericolo atomico, al crollo della civiltà moderna in una nuova epoca di barbarie. I Wachowsky invece ragionano in termini di Bush, bombardamento batteriologico e mediatico, inaridimento della civiltà moderna attraverso la paura e mettono nella pellicola tutto questo. E' un bene? E' un male? Io sono sempre stato dell'idea che un film debba guadagnare una sua autonomia sull'opera da cui è tratto quindi a mio parere è stato un bene. E' stato un bene anche perché così V riesce ad alzarsi una tacca sopra il divertissement, come si dovrebbe fare sempre, anche quando non si desidera impegnarsi. Sicuramente, infatti, V per Vendetta è un film che ci parla, forse non ha l'autorità di un Farhenheit 9/11, ma la sua critica senza blasone ha ancora più senso, perchè filtra attraverso l'affabulazione e il racconto, ovvero il modo in cui siamo abituati ad acquisire conoscenza fin dalla notte dei tempi. Non penso che la forza di V sia la sua posizione politica e la sua morale, ma penso che difficilmente si possa prescindere da questo nel parlare del film.
La forza di V per Vendetta, a mio parere, è invece nella tragicità del personaggio, nel rispetto che si sente nei confronti della struttura del fumetto che ha permesso un'architettura non banale e, comunque, nello stile epico-teatrale alla Matrix, in cui creature soprannaturali e tanto irreali da sembrare vere si muovono e sconvolgono mondi intrisi del grigiore oppressivo della quotidianità. In V, come in Matrix, siamo tutti coinvolti nella grande battaglia e se è vero che il finale delle mille maschere può sembrare semplicistico, è anche vero che è un finale dalle tinte forti, dai colori puri, ad effetto. Un inequivocabile punto esclamativo che sancisce la vittoria della maschera (e quindi dell'idea) con la chiarezza di una parabola più che con la solidità di un realistico meccanismo di causa-effetto. V è una leggenda, un mito come il Guy Fawkes a cui ruba la faccia, non mi sembra giusto rinfacciargli il caleidoscopico coro finale in nome della sua immagine.
Andate a vedere V. Non cercate messia, non cercate nuove verità o filosofie che vi cambino il modo di vedere il mondo. Andate a vedere V e cercate un eroe. Sono gli eroi, soprattutto quelli che non esistono, a toccarci nel modo più reale, quando sediamo su una poltroncina in un cinema.
Bhe, rece fatta, mi trattengo dal citare tutta la canzoncina NOvember, November, ma il virgolettato in accordo ci vuole.

E alla fine i buoni vincono, i cattivi perdono e Inghilterra domina, sempre!

Cymon: testi, storia, site admin
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