Strip
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27 . 09 . 2003

Crash

Nella strip odierna, se non sbaglio, dovreste notare una diapositiva (anche detta slide) parte di una presentazione multimediale. Ebbene, probabilmente me ne pentirò, ma si tratta di un lavoro tratto da un progetto d'esame del sottoscritto. Tratto dalla Vita Reale, intendo. Se a questo aggiungete il fatto che da tempo ormai mi vesto, mi pettino e gesticolo come Neo, forse è il caso di cominciare a preoccuparsi. Spero di fermarmi prima di iniziare a conversare con i conigli bianchi.

Questa settimana è stata allietata da una sequela ininterrotta di gravissimi problemi hardware. Sul campo di battaglia restano un disco fisso, una scheda di rete e una stecca di RAM da 256MB. Per il momento.
E' come se avessi pagato in una volta sola il debito karmico accumulato in un intero anno di funzionamento impeccabile, come se tutti i fallimenti critici di sistema si fossero dati convegno sul mio computer, tutti insieme. La cosa più buffa è che il mio PC secondario funziona da 4 anni senza la minima esitazione: credo sia il suo modo di vendicarsi per essere stato abbandonato.
Tutto ciò mi ha fatto riflettere su quelle cose che davo per scontate da troppo tempo, ormai. Se avete un'idea, anche vaga, di come funziona un PC, dovreste meravigliarvi che effettivamente quell'affare funzioni per la maggior parte del tempo. Voglio dire, anche senza tirare in ballo l'infrastruttura di complessità quasi inimmaginabile che serve a farvi giocare a Everquest, è incredibile solo arrivare alla prima schermata del BIOS. Non so se avete idea di quante operazioni vengono svolte quando pigiate il tasto ON, prima che sullo schermo appaia qualcosa. Io ci ho dovuto pensare, quando improvvisamente qualcuna di quelle operazioni ha fallito e si e' scatenato il caos.
Sono andato a leggere i manuali dei dispositivi, alla pagina che finchè va tutto bene non guardiamo mai, quella che elenca una serie di tragedie terrificanti con le rispettive soluzioni. Mi sono ridotto al punto da provare quelle soluzioni, pur sapendo per certo che era assolutamente, totalmente inutile, perche' quelle soluzioni sono sbagliate.
Le soluzioni giuste non si trovano sul manuale. Per accedere alle soluzioni giuste bisogna prima accedere a Internet (cosa niente affatto banale, se siete senza RAM e con il disco fisso in mano), consultare il sito del Produttore (ammesso che esista), e sfogliare una dozzina di pagine di FAQ. Allora magari potreste scoprire che cosa significano i bip emessi dall'altoparlante di emergenza, quelli che hanno un codice ben preciso e perfettamente documentato, ma nessuno si preoccupa di dirtelo.
Sono un po' sarcastico, lo so, del resto installare il sistema operativo quattro volte in un giorno può fare questo effetto. Mi sono stupito per la quantità di cose che ci sono dentro winXP. Non avevo mai esplorato così in profondita', e mi sono reso conto di dove sono andati a finire quei 45 milioni di righe di codice. Le impostazioni dell'interfaccia grafica sono talmente tante che è praticamente impossibile riprodurre due volte la stessa combinazione (anche quando si vorrebbe: e non e' bello), il prompt del DOS e' enormemente migliorato dall'ultima volta che lo avevo visto e si avvicina pericolosamente alla shell Linux (lo so, sto dicendo eresie), e ogni comando e' documentato dalla guida in linea. E' bello vedere che finalmente il DOS e' diventato utile, peccato per i 5 anni di ritardo.
La filosofia di windows impedisce di mostrare all'utente come fare certe cose potenzialmente pericolose (le uniche davvero efficaci e divertenti, ovviamente), per cui tutte queste utility, questi programmini, questi Servizi bisogna andarseli a cercare curiosando in giro. Bisogna avere un po' di fiducia, credere che questi strumenti esistono, anche se non si vedono. Proprio quando sei sul punto di mollare, batti per caso "msconfig" e trovi riunite in un solo pannello le leve del Potere Assoluto sul sistema. Hai bisogno disperato di ripristinare dei file di sistema danneggiati: batti alla cieca "repair", senza speranza, e di colpo ti trovi nella cartella con le copie di backup dei file di sistema. Sei disperato e chiedi alla riga di comando "recover!" (senza punto esclamativo), e come per magia sei esaudito, è l'utility per riparare i settori danneggiati.
Ero tentato di provare "iddqd", magari si diventa invulnerabili a ogni crash di sistema.
Se poi uno volesse mettere le mani nei Servizi, potrebbe esplorare tutte le dipendenze gerarchiche tra uno e l'altro, attivare e disattivare i processi tanto per sentirsi importante, o restare affascinato dalla descrizione di "Notifica Eventi di Sistema". Si ha l'impressione, per la prima volta in assoluto, di avere un po' di controllo su quello che succede nel sistema operativo. Anche se chiaramente nessuno sa cosa ci sia dietro a questi nomi, si ha almeno un'idea del funzionamento generale.
C'è voluto un po' per capirlo da parte di MS, ma forse ci stiamo avviando nella direzione giusta (molto lentamente). Certo se voglio divertirmi a fare il piccolo grande mago dei computer Linux e' l'unica scelta possibile, oltretutto ha uno stile favoloso (dopo aver visto i Demoni, i Servizi sembrano roba da educande, e ucciderli con "kill" e' una soddisfazione unica). Ok, mi fermo qui per non addentrarmi oltre in questo territorio pericoloso.

E' bello sapere che nel frattempo tutto, nel settore del Divertimento Elettronico, procede come al solito: Half-life 2 è stato ritardato. Meno male, cominciavo a preoccuparmi...
La prossima settimana ci sarà un Tokyo Game Show da commentare, speriamo di essere tornati in perfetta forma per allora.

Lo-Rez: arte, storia, web design
27 . 09 . 2003

Uno contro uno

Un po' di sere fa me ne stavo davanti alla TV con poca voglia di andare a letto (ho un metabolismo vampiresco) e il mio telecomando da fighetto-parabolato-digitale-a-pagamento stretto nella mano, deciso a trovare un pretesto per fare una notte "cult", ovverp una notte per vedere qualche film che mi era sempre sfuggito, qualche pietra miliare della cinematografia o qualche perla rara.
In verità la serata non prometteva nulla del genere, ma alla fine ho trovato se non altro un film di Bruce Lee, ovvero questo, che non è nemmeno uno dei migliori, ma visto che raramente ho avuto modo di apprezzare le sue pellicole ho deciso comunque di fare questo sforzo e di guardarlo. In qualche modo mi ha detto qualcosa.
Ci troviamo verso la fine del film, il nostro Bruce ha già compiuto diverse mattanze di cattivi e ora si prepara ad andare dal più cattivo di tutti, nel suo palazzo. Nel frangente indossa una tuta gialla e si avventura in questo edificio di quattro piani dove il male assoluto si annida, ma la scalata al vertice non è facile. Ad ogni piano, infatti, si trova davanti un nemico dotato di una personale tecnica che lo sfida e che deve affrontare in uno scontro all'ultimo sangue, ogni volta che arriva in cima alla scala, insomma, qualcuno gli chiede il giusto tributo in pugni e calci per permettergli di avanzare e, naturalmente, più va in alto, più l'avversario è tosto.
Al di là della tuta gialla che, affiancata a certi riferimenti ancora sotto segreto, può essere una coincidenza solo fino a un certo punto, nel vedere questa lunga sequenza (una quarantina di minuti) ho capito la sorgente, il nocciolo, il senso stesso dei picchiaduro uno contro uno, l'intera stirpe degli Street Fighter.
Eccomi, dice Bruce (e lo dice anche il giocatore), sono qui davanti a te e ti sfido, ho deciso di mostrarti le mie capacità, di confrontarmi col tuo potere, in qualche modo la battaglia non conta, è il semplice fatto di essere su quel ring e guardarti che ha importanza. Il resto è una pura formalità.
Il picchiaduro uno contro uno non è un vero videogioco, un videogioco è qualcosa in cui impersoni qualcuno per raggiungere uno scopo, un picchiaduro è semplicemente una proiezione di una parte di te che si trova davanti ad altre proiezioni, proiezioni di esseri di carne ed ossa come anche proiezioni puramente digitali. Il gioco in sé diventa semplicemente il contenitore in cui far esistere un alter-ego con cui hai un legame estremamente stretto perchè se questo legame non esistesse l'esperienza stessa di gioco non avrebbe senso. In qualche modo un videogioco ti fa impersonare un individuo che è protagonista della sua storia, un picchiaduro ti permette di creare un'entità che per metà è il personaggio e per metà sei tu e vivere una storia che ti appartiene. Bruce Lee è stato uno dei più grandi esponenti del Kung-Fu, sicuramente il più grande ad aver calcato il grande schermo, ma non è il momento del combattimento a creare per lui la leggenda, ma il momento in cui accetta il confronto col proprio nemico, il momento in cui pone sul banco le sue capacità e quelle del suo avversario e chiede alla battaglia di dimostrare chi sia superiore. Noi tutti non vogliamo veramente combattere, noi vogliamo semplicemente avere le palle di salire sul ring.
E da questo potete far discendere quello che volete, potete comprendere perchè la trama dei picchiaduro uno contro uno sia sempre così labile e come a puntellare questa situazione il carisma dei personaggi e delle ambientazioni sia solitamente così mastodontico. Potete comprendere perchè, come Lo-Rez frequentamente riporta, questo genere in qualche modo sopravviva in una sua nicchia al contrario di altre esperienze di gioco "sorpassate" (sorpassate! Come si può considerare un genere sorpassato?) che invece sono morti o stanno morendo. Rispetto a tutti gli altri media popolari (fumetti, cinema...) i videogiochi hanno una grande potenzialità che proviene dall'interattività, possono sviluppare un rapporto con l'utente molto più complesso e ricco di sfumature, lo spettro di parametri in base a cui si possono misurare le sensazioni che danno è molto più vasto. Parte di queste capacità sono le software house stesse a buttarle via puntando a un redditizio appiattimento della qualità, parte invece è colpa di noi giocatori che spesso non sappiamo nemmeno cosa vogliamo da un titolo e, nel momento in cui non è prontamente tarato sulle nostre onde cerebrali lo guardiamo con sospetto, senza fare lo sforzo di modificarci per lui. L'unica cosa buona è che, per quanto massacreremo lo strumento, tutti questi tesori saranno ancora al loro posto quando qualcuno (si spera appaia, prima o poi) li cercherà.
Direi che è il momento di diventare un pochino più prosaici, la mailing list di GameSpy mi arriva in casella tutte le settimane, ma io sono notoriamente pigro e non mi va granchè di cliccare i link, ma stavolta lo ho fatto scoprendo una pagina sacrilega come quella dei Venticinque giochi più sopravvalutati della storia. Ora, fare classifiche è, di per sè, una pratica antipatica (almeno a mio parere), ma qua mi sembra che si sia ricercato moooolto il colpo a sensazione, tanto per sollevare qualche vespaio. Era ovvio trovare in questa lista Daikatana, ma ci sono titoli che non hanno semplicemente senso. Di uno in particolare ho deciso di prendere le difese qui e, ovviamente, si tratta di Mortal Kombat. Voglio dire, come si può dire in giro che Mortal Kombat è un gioco sopravvalutato quando è stato uno dei colpi più geniali della sua epoca? Ok, è nato sull'onda di Street Fighter II, ma ha assunto da subito un'identità molto lontana dal gioco Capcom che gli ha permesso di ritagliarsi un posto d'onore nell'olimpo dei picchiaduro e dei giochi in genere. Per pietà, quando si scherza si scherza, ma su certe cose cerchiamo di andarci con calma. Anche perchè Gamespy, con questa lista, si da pure la zappa sui piedi senza problemi, nel senso che diffuse sono dichiarazioni del tipo: "anche noi al tempo gli abbiamo dato un voto alto, ma ce ne siamo pentiti". E bravi, facile la vita così, se devi recensire un videogioco devi arrivare a un giudizio che mi permetta o meno di comprarlo, non puoi candidamente ammettere che puoi definire capolavoro una ciofeca semplicemente perchè colto dal fuoco sacro del momento, a questo punto delegittimizzi completamente il tuo giudizio. Insomma, nel complesso esistono modi più intelligenti per riempire le pagine web (fare fumetti assurdi con animali strani è indubbiamente un modo).
In chiusura (finalmente un editoriale in cui sono arrivato a questo punto senza sforzi!) una doverosa nota: ieri mi si è scaricata la gloriosa penna che la AMD mi regalò alla SMAU DUE(2) anni fa. Grazie ragazzi, sono questi i gadget che vogliamo da voi, sono questi gli oggetti per cui siamo pronti a passare sei ore immersi in una folla ossessiva al caldo dei video accesi. Mi vien quasi voglia di consegnare alla mia penna uno SMAU Rabbit Award alla carriera...

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